
Attualità
Annullato concerto Jovanotti, l'Osservatorio Sergio Ramelli: «Il nemico immaginario»
La nota degli attivisti
Barletta - mercoledì 12 agosto 2026
19.26 Comunicato Stampa
«Alla fine il concerto non si farà. E invece di fermarsi, spiegare e magari assumersi qualche responsabilità, la macchina della comunicazione ha già individuato il colpevole: «Ha vinto chi, da giorni, tifava perché il Jova Party a Barletta non si facesse». Chi? Fateci un nome. Uno solo. Perché noi, in questi giorni, abbiamo visto una città che voleva Jovanotti, con entusiasmo, preoccupazioni, domande e legittimi dubbi sulla possibilità di organizzare un evento di questa portata. Quelli che "tifavano perché non si facesse", invece, non li abbiamo visti. Forse perché non esistono». Così gli attivisti dell'osservatorio Sergio Ramelli.
«Ma quando i fatti diventano difficili da spiegare, un nemico fa sempre comodo. Prima si è tentato di dividere Barletta tra chi "ci credeva" e chi "remava contro"; poi è arrivato l'invito a condividere se si voleva Jovanotti, e persino 35 condivisioni sono diventate, nel racconto di queste ore, un "boom". Adesso che il concerto è saltato, scopriamo che qualcuno avrebbe addirittura "vinto".
È una strategia comunicativa semplice, evidente è molto banale: trasformare un problema di programmazione in una partita tra tifoserie. Ma qui non ha perso chi voleva Jovanotti. Ha perso Barletta. E soprattutto restano le domande. Il punto non è aver fermato un concerto in presenza di un problema di sicurezza e salubrità dell'area: se non esistevano le condizioni per garantirle, fermarsi era doveroso. Il punto è un altro. Come si può scegliere un'area industriale dismessa da decenni per ospitare decine di migliaia di persone e arrivare a pochi giorni dall'evento con verifiche ambientali ancora decisive per stabilire se quell'area sia utilizzabile? E mentre un problema abbastanza serio da contribuire allo stop viene raccontato pubblicamente come "un pezzettino di amianto", fotografato sul palmo di una mano, sarebbe il caso di ricordare che sull'amianto e sulla salute pubblica non c'è nulla da banalizzare. Non servivano gufi. Non servivano nemici.
Non servivano 35, 350 o 35.000 condivisioni. Serviva programmazione. Perché una città non deve "crederci": una città deve essere amministrata. E i grandi eventi si programmano. Non si rincorrono».
«Ma quando i fatti diventano difficili da spiegare, un nemico fa sempre comodo. Prima si è tentato di dividere Barletta tra chi "ci credeva" e chi "remava contro"; poi è arrivato l'invito a condividere se si voleva Jovanotti, e persino 35 condivisioni sono diventate, nel racconto di queste ore, un "boom". Adesso che il concerto è saltato, scopriamo che qualcuno avrebbe addirittura "vinto".
È una strategia comunicativa semplice, evidente è molto banale: trasformare un problema di programmazione in una partita tra tifoserie. Ma qui non ha perso chi voleva Jovanotti. Ha perso Barletta. E soprattutto restano le domande. Il punto non è aver fermato un concerto in presenza di un problema di sicurezza e salubrità dell'area: se non esistevano le condizioni per garantirle, fermarsi era doveroso. Il punto è un altro. Come si può scegliere un'area industriale dismessa da decenni per ospitare decine di migliaia di persone e arrivare a pochi giorni dall'evento con verifiche ambientali ancora decisive per stabilire se quell'area sia utilizzabile? E mentre un problema abbastanza serio da contribuire allo stop viene raccontato pubblicamente come "un pezzettino di amianto", fotografato sul palmo di una mano, sarebbe il caso di ricordare che sull'amianto e sulla salute pubblica non c'è nulla da banalizzare. Non servivano gufi. Non servivano nemici.
Non servivano 35, 350 o 35.000 condivisioni. Serviva programmazione. Perché una città non deve "crederci": una città deve essere amministrata. E i grandi eventi si programmano. Non si rincorrono».
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