Roberto Tatò, presidente del Barletta Calcio
Roberto Tatò, presidente del Barletta Calcio
Calcio

Via Vittorio Veneto, il silenzio di Tatò si rompe o raddoppia?

In ballo il futuro del Barletta Calcio, si attendono segnali

Decimo giorno di silenzio archiviato in via Vittorio Veneto, dove si attendono altri "segnali di fumo" da parte del presidente del Barletta Calcio Roberto Tatò, il cui addio è ancora fermo nelle radici e nella realizzazione a uno scarno quanto mordace comunicato di domenica 27 ottobre, nel post-partita di Pagani. "Alla luce dei risultati sin qui ottenuti, nell'ammettere errori di cui mi assumo tutte le responsabilità, ritengo che la mia esperienza calcistica sia giunta al termine. Sento inoltre di dover chiedere scusa a tutti i tifosi per non essere stato in grado di dare loro le soddisfazioni che meritano. Comunico comunque che garantirò la regolare conclusione del campionato al 30 giugno 2014" aveva comunicato Tatò dopo il ko del "Torre". 387 caratteri, poco meno di tre tweet, troppo poco per chiudere una storia d'amore durata 37 mesi, con 119 partite giocate, due salvezze ottenute, dei playoff raggiunti sul campo ma mai ratificati dalla Disciplinare, una storia fatta anche delle le battaglie per la querelle-"Puttilli", cinque direttori sportivi e sei allenatori.

Sullo sfondo resta però una grande incognita: perché Tatò avrebbe deciso di dire "basta" a partire dalla prossima estate? Qualcuno lo seguirà nel cordone dli addii in via Vittorio Veneto? Che fine ha fatto il "progetto" biancorosso? Che ne è stato delle richieste di mutuo soccorso affettivo spesso promulgate presso i tifosi? Domande che attendono risposte, spiegazioni e meritano altre assunzioni di responsabilità, che non possono limitarsi al numero uno del Barletta Calcio. Lo ripetiamo: i 1.049 abbonati meriterebbero di capire cosa hanno pagato e perché sono cambiati i piani, la stampa potrebbe smettere di arrovellarsi in congetture e ricevere risposte ai tanti interrogativi posti in tempi recenti, compreso quello riguardante un eventuale post-Tatò, con qualche interessamento che si è rifatto vivo, e lo stesso presidente biancorosso avrebbe diritto di approfondire le motivazioni che ne hanno fondato la scelta.

Tante sono le falle oggi presenti: a chi ha costruito la società il compito di portarla in salvo dai marosi di quest'annata e capire come ricucire le ferite o quali porte aprire ad eventuali prossimi investitori. Poco si è mosso nei dieci giorni intercorsi tra l'addio anticipato e il post-Perugia, e l'impressione è che i binari potrebbero proseguire su una linea retta senza una precisa stazione di destinazione ancora per un po'. Dai rumors che si sono susseguiti nelle ultime ore, la decisione sembra essere quasi definitiva, nonostante gli stessi tesserati biancorossi, da Camilleri a Martino, abbiano spiegato di sperare che Tatò torni sui propri passi, mentre nei prossimi giorni non è da escludere che il patron del Barletta si esprima in conferenza o attraverso un comunicato ufficiale. Intanto, il silenzio prosegue, le spiegazioni di Tatò restano le grandi assenti sulle pagine biancorosse e l'aria in via Vittorio Veneto è di una strana quietezza: se la stessa sia da preludio a grandi cambiamenti o sintomo di lenti tentativi di ritrovare tranquillità, questo lo diranno solo le prossime ore. Certo è che lontani sono i tempi di quel 2 giugno 2013, quando un'onda di amore per il Barletta aveva invaso il "Puttilli" per festeggiare la vittoria-salvezza di Andria: oltre 2000 erano stati i tifosi presenti, pronti a rendere omaggio agli autori di un miracolo sportivo dopo una stagione tribolata. Oggi quel credito è disperso, e per recuperarlo serve una scossa, serve rompere il silenzio per evitare che si rompano i cordoni ombelicali con il bianco e il rosso.
(Twitter: @GuerraLuca88)
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