Gianni Cefola
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Gianni Cefola, presidente A.s.d. volley Barletta: «Anno difficile, ma ce l'abbiamo fatta»

La stagione dell’A.S.D Volley Barletta è stata abbastanza turbolenta, ma si è conclusa con la salvezza in Serie D. Il presidente Giovanni Cefola fa un resoconto dell’anno appena trascorso.

Una stagione di alti e bassi, vissuta spesso col fiato sospeso e con le incertezze di una vera e propria ripartenza, dopo due anni di stop. La A.S.D. Volley Barletta, squadra di pallavolo femminile della nostra città, ha disputato il campionato di Serie D di quest'anno ripartendo dalle basi, in un progetto fondato totalmente sulle giovani leve. Una squadra formata interamente da millenials ha lottato fino all'ultima gara utile, per mantenere la categoria. Conquistando la salvezza in terra salentina, a San Cassiano, nella seconda fase play-out.

Per quanto riguarda il settore giovanile, invece, la formazione under-16 si è trovata ad affrontare il suo primo campionato di categoria, dopo aver saltato a piè pari gli anni di under-14, a causa dell'emergenza Covid. Anche in questo caso, però, i risultati sono arrivati: dopo una percorso esaltante in under-16, le piccole di casa Volley Barletta hanno disputato con successo il campionato di Terza Divisione Junior, affrontando anche avversarie di età maggiore. Seppur venendo eliminate nei quarti di finale.

Il presidente Giovanni Cefola, numero uno del club biancorosso, si è raccontato ai nostri microfoni, tra passato, stagione appena trascorsa, presente della società, in questi mesi, e futuro.

𝗧𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼?

«È stata una stagione davvero difficile da portare a compimento, perché è stata affrontata a ranghi ridotti, anche a causa della situazione legata al Covid. Abbiamo iniziato con allenatori nuovi e ragazze che hanno ripreso l'attività dopo uno stop forzato di due anni. C'erano forti dubbi sull'andamento della stagione, non nascondo di aver ricevuto anche critiche da parte di addetti ai lavori e genitori di alcune ragazze, le quali avevano scelto di non prendere parte a questa "avventura", come avevano sostenuto fosse, pensando che sarebbero state mandate allo sbaraglio.

A conti fatti, invece, siamo riusciti a tenere testa alla categoria dal punto di vista tecnico e questo si è visto anche nelle partite perse per inesperienza, non certo per mancanza di qualità. Ho visto le mie ragazze tirar fuori il carattere e lottare con grinta su ogni palla, specialmente nelle partite dei play-out, quando abbiamo conquistato la salvezza, di fatto, all'ultima possibilità della stagione. Le atlete hanno dimostrato di essere ragazze di Serie D e di essersi meritate questa salvezza. Posso dire senza timore che la conquista della salvezza per la nostra squadra è equivalsa quasi alla vittoria del campionato, perché la situazione con cui questa stagione è partita ci ha messo difronte a questa dura verità.

Noi abbiamo deciso di puntare sui giovani per davvero, dando fiducia alle nostre giovani leve in una squadra che era quasi totalmente formata da under-18, aspetto che ci porterà anche premi da parte della Federazione. Sicuramente la cosa che conservo di questa stagione è il fatto di avere una squadra di Serie D, cosa di cui sono molto onorato».

𝗥𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗽 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗖𝗼𝘃𝗶𝗱 𝗲𝗾𝘂𝗶𝘃𝗮𝗹𝗲 𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘇𝗲𝗿𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶, 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝘁𝗲𝗴𝗼𝗿𝗶𝗮 "𝘂𝗻𝗱𝗲𝗿"?

«Quando abbiamo affrontato questo problema, sia con lo staff di allenatori e dirigenti che con i genitori, abbiamo pensato di riprendere le attività, mettendo al centro dell'attenzione la voglia delle ragazze di giocare a pallavolo. Ci siamo resi conto che la cosa che stava venendo meno era l'impegno e la voglia di mettersi in gioco, da parte delle ragazze. Il nostro desiderio era ripartire da dove avevamo lasciato, a marzo 2020: da una situazione ricca di impegni e di opportunità. Le ragazze volevano sentirsi libere, dopo tanti mesi di obblighi; quindi, abbiamo cercato di fare qualcosa che garantisse più flessibilità e meno impegni, per evitare che avvertissero la pratica sportiva come una sorta di obbligo, che secondo me è stato uno dei motivi principali che ha portato molto giovani ad allontanarsi dallo sport.

Il risultato di quest'anno è stato quello di aver fatto riemergere la voglia di giocare, da parte delle ragazze. Dal prossimo anno l'obbiettivo è quello di tornare a "programmare" e "crescere" per rincorrere la vittoria e i risultati pratici, dopo aver avuto la certezza che la squadra da cui partire c'è e ha manifestato la voglia di impegnarsi sul serio. Tutti i gruppi giovanili dall'under-12 in giù, inoltre, sono stati bloccati dal fatto che molte scuole elementari non ci hanno fornito gli spazi delle palestre, in cui poter lavorare. Una cosa che dal prossimo anno auspichiamo di avere».

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗲 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲, 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝗿𝘀𝗶 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗹𝗹𝗮𝘃𝗼𝗹𝗼. 𝗖'𝗲𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗯𝗮𝘀𝗮𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶 𝗹𝗲𝘃𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗺𝗮 𝗮𝗱𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼?

«Sinceramente questo timore c'è stato. Più di una volta. E proprio per questo abbiamo concesso la possibilità a qualcuno di mancare a qualche allenamento o a qualche partita, proprio perché sappiamo che sopraggiungevano diversi impegni. Gli abbiamo concesso maggiore elasticità. Tuttavia, io vengo da un'esperienza pluridecennale di sport giocato, ho disputato campionati fino a 40 anni, riuscendo a far coincidere studio e sport, laureandomi mentre giocavo a pallavolo.

Anzi, devo dire che lo sport ha sempre aiutato lo studio, perché quando un giovane ha un incentivo, ha uno stimolo e sa di dover rispondere a più impegni, riesce a rendere ancora meglio, per non rinunciare a nulla. Questo per dire che secondo me le due cose non vanno in contrasto bensì di pari passo. E, nel mio caso, talvolta hanno anche aiutato nello studio. Inoltre, la nostra linea di pensiero ha sempre spinto le ragazze a dare la priorità allo studio e alla loro formazione, poi allo sport, consci di queste difficoltà».

𝗔𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼, 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗮𝗯𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗺𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗶 𝘀𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮?

«Innanzitutto, io voglio fare un elogio al gruppo under-16, allenato per la prima volta da coach Roberto Carbone, che, non avendo nessuna individualità che spicca sulle altre per qualità tecniche o fisiche, si è dimostrato una vera e propria squadra, ha messo in campo uno spirito combattivo che mi è piaciuto parecchio. Le stesse ragazze hanno affrontato, con successo, anche un campionato di Terza Divisione, vincendo tutte le partite nel girone e risultando la migliore squadra delle 8 arrivate alla fase finale.

Certo, dispiace aver abbandonato la corsa già nel primo turno, contro una squadra di categoria che ha potuto schierare in campo ragazze di qualità e di età superiore alle nostre: un fattore che ha pesato molto nello scontro. I buoni risultati della squadra under-16 e la salvezza in Serie D sono buoni presupposti di partenza, a cui noi vogliamo dare seguito il prossimo anno, anche rinforzando la rosa con nuove entrate dall'under-12. Una grande pecca di questa stagione, infatti, è stato anche l'esiguo numero di partecipanti agli allenamenti, determinato da una rosa già di per sé limitata e dalle assenze, di tanto in tanto, di alcune ragazze, a volte per studio, a volte per impegni personali.

Il prossimo anno si punterà a rimpolpare la rosa e ad aggiungere qualità nei gruppi-squadra, anche solo per garantire partite di allenamento 6 vs 6. Per la Serie D, senza dubbio, l'obiettivo è quello di allestire una squadra che possa arrivare a lottare per i play-off. Vedremo se riusciremo addirittura a poterci giocare la promozione per la Serie C, anche se è un obiettivo decisamente difficile».

𝗢𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗲 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗮𝗳𝗳, 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲. 𝗦𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲?

«Sicuramente la famiglia ha un ruolo fondamentale sia nell'ottica dello sport in sé per sé, sia sul lungo periodo dell'intera stagione sportiva da disputare. La famiglia è utile anche perché le ragazze vivano a pieno questa esperienza. Devo dire che quest'anno molti genitori hanno fornito un aiuto pratico ed evidente, sia in under-16 che in Serie D, soprattutto quando si sono messi a disposizione per trasferte molto lunghe, ad esempio quelle in Salento della squadra di Serie D: ben tre tra aprile e maggio.

Anche il supporto morale, però, non è da meno: sono stati i nostri primi tifosi e hanno sempre trascinato le loro figlie lungo il match, sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Alcuni genitori di ragazze di Serie D sono anche entrati a far parte della dirigenza in maniera pratica, aiutandoci. E quindi ne approfitto per fare un appello a chiunque tenga così tanto a cuore la crescita e lo sviluppo di queste ragazze, o più in generale dello sport a Barletta, da volersi unire alla nostra dirigenza: le porte sono aperte a tutti e siamo lieti di avere eventuali aiuti.

Ringrazio anche i molti genitori presenti negli incontri di dialogo con la società, perché anche i contrasti che si sono registrati con me e con il resto della dirigenza, sono stati contrasti costruttivi e sempre finalizzati al bene della squadra».
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