
Calcio
Eccellenza addio!!! Si spera definitivamente
Barletta sconfitto dalla Polimnia, ma promosso in D. Adesso però è ora di riattaccare la spina
Barletta - lunedì 24 febbraio 2025
18.13
Alla fine è arrivata quasi per inerzia l'aritmetica certezza dell'immediato ritorno del Barletta in Serie D. Erano circa le 16:50, quando al "Giammaria" di Acquaviva delle Fonti, il signor Saponaro della sezione di Foggia, oltre al successo per 1-0 e all'aggancio al secondo posto in classifica del Galatina sull'Atletico Acquaviva, ha certificato l'aritmetica certezza della promozione del Barletta di Pasquale De Candia, e ovviamente l'inizio dei festeggiamenti da parte dei suoi ragazzi.
E poco importa se poi al "Caduti di Superga" di Mola, soprattutto nel secondo tempo si è visto un Barletta con più voglia di far festa che di giocare a pallone. Il tutto, ovviamente, con gran giubilo della Polimnia uscita vittoriosa con un rotondo 3-0 che le consente di raggiungere al secondo posto le già citate Galatina e Atletico Acquaviva.
Quella del Barletta è una promozione che sin dalle prime giornate non è oggettivamente parsa in discussione, con Strambelli, Lavopa, Lattanzio e compagni che, quasi annoiandosi da tale e tanta era la superiorità sull'avversario di turno, accumulavano vittorie su vittorie, e con le inseguitrici che, per dirla alla Drupi, in campionato come in coppa apparivano via via sempre più piccole e fragili.
Che dire quindi, Barletta promosso in D al termine di un campionato non dominato ma, come si usa dire oggi, letteralmente asfaltato. Una dittatura, anzi una tirannìa tecnica, tattica e strutturale che in parte ripaga i tifosi delle amarezze della passata stagione, con un nuovo corso societario, impersonato dalla presidenza di Marco Arturo Romano e nell'abile regia del diesse Bartolo Lorusso, che ad oggi ha pienamente mantenuto promesse e aspettative.
Il bello però viene adesso, innanzitutto con l'approssimarsi dell'impegno in Basilicata per il gironcino della fase finale di Coppa Italia Dilettanti. Un trofeo al quale il Barletta deve ambire assolutamente a portare a casa. C'è quindi da riattaccare immediatamente la spina dopo il doppio ko con Bisceglie e Polimnia, soprattutto in vista dell'impegno di mercoledì al "Zi Rocco e Gennaro", che non è una trattoria specializzata in piatti tipici lucani ma il terreno di gioco del Calcio San Cataldo, squadra fresca vincitrice della Coppa di Eccellenza Basilicata sul ben più quotato Pomarico.
E' vero, al Barletta per accedere ai quarti di Coppa Italia Dilettanti potrebbe addirittura bastare anche una sconfitta con un gol di scarto, però è altrettanto vero che riportare l'interruttore su "on" e rimettere in pista il vero Barletta sarebbe cosa buona giusta e doverosa, onde evitare spiacevoli sorprese e soprattutto un finale di stagione al cloroformio che potrebbe anche riassopire gli entusiasmi appena ridestati nella tifoseria per il futuro a breve/medio termine, laddove per futuro a breve medio/termine si intende il prossimo campionato di Serie D.
Già, il ritorno in D, ovvero quello che dopo la tremenda delusione della stagione 2023/24 sarà il vero banco di prova della presidenza Romano. Perché è inutile prenderci in giro: la tifoseria barlettana si aspetta ben altro rispetto al il ruolo di "mina vagante", termine sin troppo abusato nel biennio disputato dal Barletta in quarta serie nazionale sotto la passata gestione societaria.
La Serie C come unico e solo obiettivo, dopo anni di poco glorioso anonimato. Un obiettivo da perseguire con chiarezza di fronte alla piazza, e al contempo con oculatezza, perché la storia degli ultimi decenni del cosiddetto calcio minore - laddove per "calcio minore" si intende dalla Serie B in giù - ci insegna che passare dall' instant-team al fallimento e al ripartire dall'Eccellenza è un attimo.
Tutto questo a Barletta lo ricordiamo sin troppo bene. Sembra ieri, infatti, che "l'uomo venuto da Genova per fare calcio" riuscì in pochi mesi in un' impresa degna della saga di Star Trek: teletrasportare il Barletta dalle delusioni di Serie C con Tatò, alla colletta di pochi volenterosi per iscrivere la squadra in Eccellenza l'anno successivo.
Così come sembra l'altro ieri quando nell'estate 1994, dal palco allestito in Piazza Caduti e davanti al neo eletto sindaco Raffaele Fiore, un raggiante Onofrio Perina annunciava trionfante il prossimo ritorno in Serie B del Barletta. Naturalmente finì che un anno dopo, anzichè occupare il settore ospiti del "Renato Curi" di Perugia, del "Bentegodi" di Verona, o del "Rigamonti" di Brescia, ai ragazzi del Gruppo Erotico toccò con tutto il rispetto alambiccarsi sulla quantità di biglietti disponibili per il "Madonna delle Grazie" di Laterza, per l' "Azzurri d'Italia" di Castellana Grotte, o per il "Valentini" di Tuglie.
Un vero e proprio scenario da incubo che i tifosi del Barletta non vorrebbero mai più rivivere. Quindi, fermo restando il fatto che la Serie C deve essere la stella polare di questa e delle prossime gestioni societarie, meglio un anno in più in D, magari tra mugugni e contestazioni, che fare il passo più lungo della gamba per poi nuovamente arenarsi nelle secche del calcio dilettantistico regionale.
Detto questo, oggi c'è innanzitutto da ringraziare il presidente Romano per aver mantenuto le promesse di inizio stagione, per poi augurargli un grandissimo in bocca al lupo, perchè il difficile viene adesso.
E poco importa se poi al "Caduti di Superga" di Mola, soprattutto nel secondo tempo si è visto un Barletta con più voglia di far festa che di giocare a pallone. Il tutto, ovviamente, con gran giubilo della Polimnia uscita vittoriosa con un rotondo 3-0 che le consente di raggiungere al secondo posto le già citate Galatina e Atletico Acquaviva.
Quella del Barletta è una promozione che sin dalle prime giornate non è oggettivamente parsa in discussione, con Strambelli, Lavopa, Lattanzio e compagni che, quasi annoiandosi da tale e tanta era la superiorità sull'avversario di turno, accumulavano vittorie su vittorie, e con le inseguitrici che, per dirla alla Drupi, in campionato come in coppa apparivano via via sempre più piccole e fragili.
Che dire quindi, Barletta promosso in D al termine di un campionato non dominato ma, come si usa dire oggi, letteralmente asfaltato. Una dittatura, anzi una tirannìa tecnica, tattica e strutturale che in parte ripaga i tifosi delle amarezze della passata stagione, con un nuovo corso societario, impersonato dalla presidenza di Marco Arturo Romano e nell'abile regia del diesse Bartolo Lorusso, che ad oggi ha pienamente mantenuto promesse e aspettative.
Il bello però viene adesso, innanzitutto con l'approssimarsi dell'impegno in Basilicata per il gironcino della fase finale di Coppa Italia Dilettanti. Un trofeo al quale il Barletta deve ambire assolutamente a portare a casa. C'è quindi da riattaccare immediatamente la spina dopo il doppio ko con Bisceglie e Polimnia, soprattutto in vista dell'impegno di mercoledì al "Zi Rocco e Gennaro", che non è una trattoria specializzata in piatti tipici lucani ma il terreno di gioco del Calcio San Cataldo, squadra fresca vincitrice della Coppa di Eccellenza Basilicata sul ben più quotato Pomarico.
E' vero, al Barletta per accedere ai quarti di Coppa Italia Dilettanti potrebbe addirittura bastare anche una sconfitta con un gol di scarto, però è altrettanto vero che riportare l'interruttore su "on" e rimettere in pista il vero Barletta sarebbe cosa buona giusta e doverosa, onde evitare spiacevoli sorprese e soprattutto un finale di stagione al cloroformio che potrebbe anche riassopire gli entusiasmi appena ridestati nella tifoseria per il futuro a breve/medio termine, laddove per futuro a breve medio/termine si intende il prossimo campionato di Serie D.
Già, il ritorno in D, ovvero quello che dopo la tremenda delusione della stagione 2023/24 sarà il vero banco di prova della presidenza Romano. Perché è inutile prenderci in giro: la tifoseria barlettana si aspetta ben altro rispetto al il ruolo di "mina vagante", termine sin troppo abusato nel biennio disputato dal Barletta in quarta serie nazionale sotto la passata gestione societaria.
La Serie C come unico e solo obiettivo, dopo anni di poco glorioso anonimato. Un obiettivo da perseguire con chiarezza di fronte alla piazza, e al contempo con oculatezza, perché la storia degli ultimi decenni del cosiddetto calcio minore - laddove per "calcio minore" si intende dalla Serie B in giù - ci insegna che passare dall' instant-team al fallimento e al ripartire dall'Eccellenza è un attimo.
Tutto questo a Barletta lo ricordiamo sin troppo bene. Sembra ieri, infatti, che "l'uomo venuto da Genova per fare calcio" riuscì in pochi mesi in un' impresa degna della saga di Star Trek: teletrasportare il Barletta dalle delusioni di Serie C con Tatò, alla colletta di pochi volenterosi per iscrivere la squadra in Eccellenza l'anno successivo.
Così come sembra l'altro ieri quando nell'estate 1994, dal palco allestito in Piazza Caduti e davanti al neo eletto sindaco Raffaele Fiore, un raggiante Onofrio Perina annunciava trionfante il prossimo ritorno in Serie B del Barletta. Naturalmente finì che un anno dopo, anzichè occupare il settore ospiti del "Renato Curi" di Perugia, del "Bentegodi" di Verona, o del "Rigamonti" di Brescia, ai ragazzi del Gruppo Erotico toccò con tutto il rispetto alambiccarsi sulla quantità di biglietti disponibili per il "Madonna delle Grazie" di Laterza, per l' "Azzurri d'Italia" di Castellana Grotte, o per il "Valentini" di Tuglie.
Un vero e proprio scenario da incubo che i tifosi del Barletta non vorrebbero mai più rivivere. Quindi, fermo restando il fatto che la Serie C deve essere la stella polare di questa e delle prossime gestioni societarie, meglio un anno in più in D, magari tra mugugni e contestazioni, che fare il passo più lungo della gamba per poi nuovamente arenarsi nelle secche del calcio dilettantistico regionale.
Detto questo, oggi c'è innanzitutto da ringraziare il presidente Romano per aver mantenuto le promesse di inizio stagione, per poi augurargli un grandissimo in bocca al lupo, perchè il difficile viene adesso.