Campo della Battaglia di Canne JPG
Campo della Battaglia di Canne JPG
Cara Barletta ti scrivo

«Lo sport preferito da noi barlettani è sminuire o distruggere»

Il direttore dell'Archivio di Stato in una riflessione nel giorno dell'anniversario della battaglia di Canne

«Per informarmi, stavo "navigando" tra i siti che pubblicizzano le proprie ricchezze storiche per attirare turisti in questo periodo di preparazione alle festività, quando si cerca di organizzare un piccolo viaggio di piacere. Effettuando questa ricerca, mi sono imbattuto nel sito "The City of Waterloo" e attratto dalle immagini che riproponevano la battaglia avvenuta in quella cittadina un paio di secoli fa, ho letto una sorta di "promo" pubblicitario, firmato dal Mayor (Sindaco) Dave Jaworsky della cittadina belga (nel 1815 Regno Unito dei Paesi Bassi), nel quale viene magnificata la battaglia combattuta, durante la guerra della Settima coalizione, fra le truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte e gli eserciti britannici del Duca di Wellington. Per chi volesse perdere cinque minuti e leggersi quanto scritto dal sindaco della cittadina belga, si troverebbe di fronte ad una specie di elegia storica che magnifica quel momento degli inizi dell'ottocento come se fosse la battaglia delle battaglie.

Fosse questo lo scopo di tanta enfasi sarebbe anche accettabile ma, il tutto è mirato ad un mero (lodevolissimo!) scopo turistico. E si, perché il Comune di Waterloo fonda la sua economia praticamente sul fattore folklore rappresentato da un'unica attrazione chiamata "sconfitta di Napoleone". Eppure a chi ha avuto la possibilità di recarsi in quei posti, è rimasto impresso nella memoria il prezzo del biglietto di ingresso fissato a 15 euro (!!!) e la sconfinata e desolante distesa di erba sormontata da una collinetta sulla quale troneggia un leone poggiato su stele. E la battaglia dov'è ? Ah si, quella la si può rivivere attraverso supporti multimediali che riproducono (in continuazione) filmati e ricostruzioni fatte da cineasti e documentaristi.

La morale di tutto questo? La pubblicità è l'anima del commercio… ed anche della cultura!

L'uomo qualunque di gianniniana memoria, in occasione del 2.238° anniversario, si chiederebbe il perché, quanto riportato, non succede anche per la Battaglia di Canne che, a sentir le accademie militari di tutto il pianeta, può considerarsi la "Battaglia" per antonomasia?

E qui casca l'asino! Una risposta l'avrei e non è la solita "San Ruggiero amante dei forestieri" o "l'erba del vicino è sempre la più verde" bensì è qualcosa insita nell'indole dei barlettani (purtroppo), cioè l'autolesionismo così bene interpretato da quanto scolpito nella pietra della Cattedrale dal reverendo Petrus Iacobus Tartalius in quale sentenzio " … distrutta la Città di Barletta per la discordia dei suoi abitanti ".

Purtroppo il pio uomo aveva ragione da vendere perché parrebbe proprio che lo sport preferito da noi barlettani è sminuire o distruggere, tutto quello che di straordinario possediamo (Disfida, busto di Federico, Storici e così via).

Ovviamente in questa sorta di pulizia etnica - storica, non poteva mancare la storia di Canne della Battaglia, ancora una volta portata in piazza con la gogna mediatica rappresentata dalla favoletta, trita e ritrita, che lo scontro non si è svolto nella Città di San Ruggiero bensì … dove non si capisce proprio.

La cosa che da più fastidio non è che si metta in discussione una certezza, bensì il fatto che il personaggio (ma chi è?) imbarcatosi nell'impresa persa in partenza, lo fa soltanto per un giorno di notorietà, e si perché di quel pezzo il giorno dopo nessuno ricorderà il contenuto e tanto meno l'autore. Ma che tristezza!

Non dovete neanche pensare che sia una chicca ammantata di verginità quella messa su da…ma come si chiama…boh, bensì in tanti si sono cimentati in questo falso storico non più tale perché molti anni fa, subito dopo i primi scavi e gli iniziali rinvenimenti, il 26 luglio 1936 un "certo" Francesco Serantini (Carneade, chi era costui?) collaboratore del Corriere Padano aveva affermato che l'epico scontro tra Annibale e i Romani non si era svolto a Canne. Sulle colonne dello stesso giornale, argomentando con i "fatti" aveva risposto Giulio Rossi, lettore e amante di storia annibalica, il quale affermava che "…A dir il vero dalle narrazioni concordi degli storici latini e greci antichissimi accennati (Tito Livio e Polibio), risulta così evidente che la famosa battaglia di Canne è avvenuta sulla riva destra dell'Ofanto da non doverne sorgere il minimo dubbio. è da credere che come nella mente del dotto Montanari, così anche in altri studiosi possa aver fatto strana impressione e creato l'equivoco una qualsiasi mal condotta traduzione del testo liviano e quindi il torto non è di Tito Livio ma di chi legge male". Mamma mia che botta allo storico (sedicente) che non sa leggere!

E il Rossi concludeva "…Molto probabilmente (da notare la non certezza propria delle persone intelligenti) secondo il risultato delle mie modeste ma attente congetture, la battaglia è avvenuta sopra la linea da tracciarsi a partire dalla sponda dell'Ofanto immediatamente a Sud di Canne e a terminare a valle di Monte Altino dalla parte del mare".

Come dire: prendi, incarta e porta a casa!

Dopo quella "battaglia" verbale avvenuta a mezzo stampa, tante altre ce ne sono state e il "Dove si è svolta la Battaglia di Canne day" si è avuto negli anni novanta in un grande convegno nella sala rossa del Castello di Barletta, convegno del quale invito tutti a leggere la trascrizione degli atti.

Dopo una pausa fatta di silenzi assordanti e bisbigliate convinzioni di chi (si badi bene, non l'uomo qualunque su citato) in camera caritatis avrebbe affermato "Ma quale Canne! Stiamo perdendo solo tempo e denaro. La battaglia non si è svolta li, me lo ha detto uno che capisce", si ritorna in questi ultimi tempi a riparlare dell'autenticità o meno.

Ma basta! Non si continui a gettare discredito su Barletta e i suoi beni culturali!

Diversamente parrebbe, per non dire è proprio così, che nessuno dei Ministri, Sindaci e quant'altri succedutisi dall'acquisto della collina di Canne da parte del Comune di Barletta avvenuto il 1937 ad oggi, abbia fatto propria l'espressione latina "Mutatis mutandis" che significa, in soldoni, cambiate le cose che bisogna siano cambiate. Tutti hanno invece, purtroppo, sposato appieno la frase celebre del Principe di Salina, "Tutto cambia affinché nulla cambi" ed intanto il decadimento, silenzioso ma incredibilmente distruttivo, continua a scendere sulle colline del nostro San Ruggero».

Michele Grimaldi, Direttore Archivio di Stato di Bari, Barletta e Trani
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