Crollo via Curci
Crollo via Curci
Cara Barletta ti scrivo

La città sembra abituata a convivere con le macerie

L'intervento di Nicola Palmitessa dopo il crollo in Via Giuseppe Curci a Barletta

«Tifo per l'Italia, oggi più di prima, perché umiliata e bistrattata dal grande bigs-state mondiale e nostrano. Finita la grande consolazione per la vittoria con la Svizzera, prendo la bici per rincasare. Da via Pier delle Vigne giungo presso piazza Roma. Scorgo una serie di luci bleu lampeggianti sulla vicina Via Roma. Mi chiedo se non fossero i soliti fermi polizieschi per bloccare la libertà di presunti non vaccinati. Oppure qualcos'altro. Un incidente o una esagerata esaltazione dei soliti tifosi. Decido svisare per via Consalvo da Cordova e proseguire. Rientrato a casa sarà la volta dei video in diretta da telefonino.

Da tempo la città sembra ormai abituata a convivere con detriti di macerie sparsi ovunque e per diverse cause. La città pare sottoposta a continui e invisibili bombardamenti ma le macerie sono visibili e stranamente reali. Da parecchi anni a più riprese. Come in un film dell'horror. Se giungi su quei luoghi, l'unico detonatore che comprendere terribili mancanze protettive è solo il triste vociare di donne giunte sul luogo. Oppure quello dei convulsi messaggi sui telefonini. Non si danno pace, né ragioni sulle cause. Si interrogano sul chi e perché delle vittime e sui possibili nomi. Li percepiscono nel subconscio come loro figli. Con tenue filo di voce, come figli smarriti nel mistero della vita, privi di materna protezione. Ma il silenzio attonito dei loro bambini continua a interrogarle. Si sentono come redarguite, impotenti nella identità di mamma non più protettiva. Come in un film, per la futura generazione saranno, saranno i vigili del fuoco che tra le macerie rischiano sempre di persona. Non ne parliamo della distrazione del papà un po' violento, piacione e bevitore ormai sazio della partita vittoriosa. Se il papà è un pallonaro, la mamma si rivela matrigna. La Madonna ci proteggerà: dalla guerra pandemico-sanitaria che genera terrore, disastro, panico, miseria e povertà tra le mura domestiche.

Ora ognuno di noi sta pensando a qualche possibile conoscente, amico o parente sotto le macerie. Sentire in diretta la parola di un probabile calzolaio. Il sangue mi si raggela. I pensieri non volano più. È certo che l'unico calzolaio sarebbe Michele, un mio caro e stimato parrocchiano della chiesa Immacolata. Cerco il numero di telefono da un suo conoscente. Ma non lo trovo. Il caldo si fa complice di una notte insonne. Provo a pregare la Madonna dello Sterpeto per lui, perché possa preservare lui e altre due persone, li protegga e li guarisca al più presto. Ora la mente dei più adulti ondeggia nel ricordo dei primi crolli quello di via Magenta e quello di via Canosa. Mentre quella dei più giovani rivive quello di un operaio morto per la fuga del gas di Via Milano, poi quello di Via Roma di cinque anni fa, ed ora quello di Via G Curci. Fatalità che si ripetono non a caso, fanno paura. Forse ad ossessionare la città visibile materiale, la città invisibile e spirituale sarebbe la cattiva mano di un mondo ribellatosi a Dio? La superbia di molti attacca la bontà dei giusti per insinuarsi nel cuore di ciascuno: quella del male di sempre, dei soprusi e maldicenze sociali e governative che ossessiona e attanaglia l'intera città. Fino a coinvolgere la mano pubblica della gelida burocrazia?

Si percepisce l'autorità pubblica del sindaco come il cattivo faraone? Molto distante dai sudditi: "chi sei tu? Chi sei tu?". Così scandisce più volte e tuonando concitato un robusto cittadino sul posto, rivolto al sindaco di Barletta, cosa questa in presa diretta da un video non programmato; né preventivato dalle destrezze della mano pubblica. Colpa della mala edilizia, della malasanità, della mala scienza e cattiva tecnocrazia di ogni perizia umana? Tutti sembrano infettati da sindrome di presunzioni e deliri di onnipotenza? La città percepita come gelida burocrazie e del sindaco non facilmente riconoscibile? È anche quella di mille progetti faraonici per il mare e la terra ferma, in grigio decadente e dai mille colori. Mancherebbe solo l'erezione qualche piramide più alta e più importante del castello. Magari anche l'erezione di un'alta torre di babele per sentirci orgogliosi di toccare il cielo con un dito o un telefonino. Ma proprio qui parlano sa sé le montagne di macerie del grande capannone abbattuto, di una burocrazia che da tempo ancora non riesce a smaltirle. Forse sperando col tempo di renderle invisibili, come invisibile appare l'identità marinara di un porto abbandonato tra mille altri progetti, e affidati alle onnivore strategie dell'Adsp. Mam barese.

La città dei senza Dio e di un paganesimo risoluto? Fino a che punto sarebbe stata sottoposta a dura prova? Chi dovrebbe decidere il sindaco, il prefetto o l'Arcivescovo, se una salvifica e benedicente processione come quella di Maria Ss. dello Sterpeto, si vieterà o non si vieterà? Secondo il buon predicozzo del sindaco questa città proprio nei momenti di dura prova si mostrerà più forte e solidale? Ma solidale nel nome di chi? Se la città materiale e visibile ha smesso di benedire ogni provvidenza elargita dal buon Dio invisibile, sicuramente non potrà abbandonarsi e confidarsi a Lui. Egli la vera fonte di ogni benedizione, perché Onnipotente e Misericordioso, che umilia chi si esalta ed innalza chi si umilia. Cerchiamo dunque protezione e rifugio nella Santa Madre di Dio, perché non disprezzi le suppliche di noi che siamo nella prova. Perché possa liberarci da ulteriori pericoli. Alla Protettrice Maria Ss. dello Sterpeto, imploriamo quindi che ci possa benedire la nostra vita, il nostro mare, i nostri lavori e le nostre campagne. Nella speranza di non escludere la classe dirigente e comunale della città se non si ritiene immune da delirio di onnipotenza?

Dott. Nicola Palmitessa
Centro studi: La cittadella Innova

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