Crollo Via Canosa
Crollo Via Canosa
La città

Una medaglia a Barletta per il soccorso alle vittime del crollo

Proposta del gruppo 'Barletta Via Canosa Settembre 1959-2009'. Cinquantuno anni dopo quel tragico evento

Una medaglia alla città per lo slancio di tutta Barletta nei soccorsi agli innocenti martiri di mala edilizia travolti dal crollo di via Canosa il 16 settembre 1959, col tragico bilancio di 58 morti e dodici feriti. Esempio storico ante litteram da pionierismo della Protezione civile come sentimento di civiltà ed espressione spontanea di solidarietà molto diffuso nella popolazione.

La proposta è stata pubblicamente formalizzata sabato mattina al sindaco Maffei dal Gruppo di lavoro costituitosi fra i parenti delle vittime, nel corso della prima giornata indetta in loro memoria, cinquantuno anni dopo quella drammatica pagina di cronaca che scandalizzò l'Italia intera, e ad un anno esatto dallo scoprimento delle stele monumentale in via dei Pini adottata dalla scuola elementare Giovanni Paolo II.

Trascorso nel 2009 mezzo secolo dall'avvenimento su cui titolarono tutte le prime pagine nazionali dei quotidiani italiani, con vasta eco anche all'estero, il Gruppo (in partenariato col Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia quale organizzazione di volontariato in ambito storico-culturale) ha elaborato una precisa ed accurata "strategia del ricordo" per la piena legittimazione storica di un episodio fra i più drammatici del secondo Novecento Italiano nel capitolo della mala edilizia speculativa e d'azzardo.

Già poche ore dopo il crollo, con una sola gru ma con le mille mani dei militari (soldati delle Casermette, pompieri, vigili urbani) e dei tantissimi volontari accorsi sul luogo (il sindaco di allora Giuseppe Palmitessa, operai, contadini, giovani, semplici cittadini, perfino sacerdoti e frati francescani), si portarono via i mattoni uno ad uno nel coraggioso tentativo di salvare anche un solo sopravvissuto, Luigi Superti, estratto vivo dopo ben trentasei ore dalle macerie ma deceduto per le gravi lesioni interne. Singoli episodi tutti documentati fin nei minimi dettagli, fotogrammi scanditi da quelle frenetiche ore, ed oggi rivissuti dalle commosse parole dei testimoni di allora in una sequenza dove al dolore si mescolarono la rabbia e l'operosità di una intera popolazione sulle famiglie distrutte dal crollo. La mobilitazione dei sanitari dell'ospedale civile Umberto I, guidati dal primario chirurgo Ruggiero Lattanzio, completa il quadro storico nella documentazione ufficiale riemersa dopo paziente ricerca anche dagli archivi dell'Istituto Luigi Sturzo dov'è conservato il carteggio riservato del Quirinale all'epoca della presidenza di Giovanni Gronchi, il capo dello stato che volle visitare il luogo del disastro all'indomani durante la sua visita alla Fiera del Levante a Bari e che seguì gli sviluppi giudiziari del processo conclusosi con esemplari condanne a carico dei responsabili (costruttore, progettista, faccendiere, dirigente dell'ufficio tecnico comunale). Sull'onda emotiva delle vittime di mala edilizia e delle 58 vite spentesi tutte insieme quella mattina del 16 settembre 1959 nel crollo in Via Canosa numero 7 a Barletta, il Parlamento votò immediatamente nuove leggi nelle costruzioni in sicurezza con più severi controlli da parte del Genio Civile.

Di particolare interesse documentario ai fini dell'apertura del fascicolo ufficiale con la richiesta della medaglia al merito civile presso il Ministero dell'Interno e la Presidenza della Repubblica, oltre al materiale proveniente dal Tribunale di Trani purtroppo in forma assai ridotta causa le precarie condizioni di conservazione, i faldoni del Comune di Barletta custoditi nella sezione di Barletta dell'Archivio di Stato di Bari e soprattutto la ricchissima, ma finora dispersa, rassegna stampa a carattere nazionale di tutte le testate giornalistiche dell'epoca che documentarono coi loro inviati speciali (grandi firme dell'informazione: Zatterin, Stille, Bocca, Eco, Cervi, Montanelli e tanti altri ancora) quella che venne subito da tutti definita come "una tragedia italiana".

Centinaia di articoli raccolti anche in altri centri culturali di tutta Italia dal Gruppo di lavoro, quali ad esempio presso l'Università di Padova, come pure presso le Teche della RAI, la televisione di stato che all'epoca muoveva i suoi primi passi ma che fu diretta testimone delle fasi dei soccorsi in tutta la realistica drammaticità del bianco e nero.
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