
Attualità
Cianci: «Gesù non è un influencer. quel murale offende la sensibilità di tanti cristiani. e, per di più, non è stato autorizzato»
Il commento dell'avvocato
Barletta - lunedì 10 agosto 2026
18.47 Comunicato Stampa
«Da alcune settimane su un muro pubblico di Barletta campeggia un'immagine destinata inevitabilmente a far discutere: Gesù Cristo raffigurato mentre tiene in mano un iPhone, apparentemente intento a scattarsi un selfie; la sua aureola trasformata nella ring light divenuta simbolo dell'universo degli influencer; persino il Sacro Cuore, circondato dalla corona di spine, contaminato dalla simbologia propria del mondo dei social». Così l'avvocato Michele Cianci.
La vicenda ha ormai superato i confini cittadini, arrivando persino all'attenzione di Studio Aperto, telegiornale nazionale. Qualcuno la definirà arte contemporanea. Qualcun altro provocazione. Qualcuno ancora ironia. Io, come la stragrande maggioranza dei cittadini, la considero gravemente irrispettosa della sensibilità religiosa di milioni di cristiani.
Questo senza integralismi, senza invocare censure e senza voler stabilire ciò che un artista possa o non possa rappresentare. Ma la libertà artistica non può diventare un lasciapassare universale davanti al quale qualsiasi altra considerazione debba necessariamente arretrare. Qui non siamo davanti alla semplice rappresentazione moderna di Gesù. Vengono utilizzati e trasformati alcuni dei simboli più profondi della devozione cristiana: l'aureola, la corona di spine e soprattutto il Sacro Cuore di Gesù. Per milioni di persone nel mondo quei simboli non costituiscono elementi decorativi. Rappresentano la propria fede.
E allora pongo pubblicamente una domanda. Se su un muro pubblico fosse comparsa un'analoga rappresentazione irridente o dissacrante di Maometto o di un simbolo particolarmente sacro dell'Islam, avremmo assistito alla medesima leggerezza? Sicuramente no. E aggiungo immediatamente: sarebbe stato giusto così. Perché la fede islamica merita rispetto. La fede ebraica merita rispetto. Ogni confessione religiosa merita rispetto.
Ma allora perché dovrebbe meritarne meno quella cristiana?
Non possiamo costruire una società nella quale siamo giustamente attentissimi a non ferire la sensibilità religiosa di alcune comunità e contemporaneamente consideriamo normale che i simboli del Cristianesimo possano essere utilizzati per qualsiasi provocazione. La tolleranza non può funzionare a senso unico. E in questa vicenda esiste un ulteriore elemento che ritengo tutt'altro che secondario. Quel muro è pubblico. Il murale non è stato autorizzato dal Comune di Barletta e, allo stato, non è neppure conosciuta l'identità di chi lo abbia realizzato.
Questo cambia radicalmente la questione. Non stiamo discutendo di un quadro esposto volontariamente all'interno di una galleria privata. Stiamo parlando di un'opera realizzata senza autorizzazione su un bene pubblico, visibile quotidianamente da chiunque. A questo punto la domanda non riguarda più soltanto il gusto, l'arte o la religione. Riguarda anche la legalità. Un qualsiasi cittadino può decidere autonomamente di dipingere un muro pubblico della nostra città, potrebbe farlo?
E se non potrebbe farlo, perché quest'opera dovrebbe rappresentare un'eccezione?
Per questo ritengo necessario che il Comune di Barletta, per mezzo del Sindaco Cosimo Cannito, intervenga e assuma una posizione chiara, innanzitutto accertando formalmente quanto accaduto e adottando i provvedimenti conseguenti alla realizzazione non autorizzata di un'opera su un bene pubblico. Chiedo semplicemente rispetto e legalità. Anzi, proprio perché credo nella libertà di espressione, credo anche nel diritto di criticare duramente un'opera anonima e non autorizzata che considero offensiva della mia cultura e della sensibilità religiosa di tanti cittadini.
C'è infine un aspetto che mi amareggia. In una società nella quale giustamente insegniamo ai nostri figli a rispettare culture, sensibilità e religioni differenti, dovremmo insegnare loro anche che rispettare gli altri non significa vergognarsi di chiedere rispetto per ciò che appartiene alla nostra storia e alla nostra tradizione. Gesù Cristo può certamente essere rappresentato dagli artisti. Può essere reinterpretato, discusso e persino provocatoriamente interrogato dall'arte, come accade da duemila anni. Ma trasformare Cristo in un influencer, l'aureola in una ring light e il Sacro Cuore in un richiamo al mondo dei social, per di più su un muro pubblico senza alcuna autorizzazione, è qualcosa che personalmente non riesco a liquidare con un'alzata di spalle dicendo semplicemente: «È arte». Il Sacro Cuore non è un'emoji. L'aureola non è una ring light. Gesù Cristo non ha bisogno di followers. Forse siamo noi, invece, ad avere bisogno di recuperare qualcosa che nell'epoca dei social sembra diventato rivoluzionario: il rispetto».
La vicenda ha ormai superato i confini cittadini, arrivando persino all'attenzione di Studio Aperto, telegiornale nazionale. Qualcuno la definirà arte contemporanea. Qualcun altro provocazione. Qualcuno ancora ironia. Io, come la stragrande maggioranza dei cittadini, la considero gravemente irrispettosa della sensibilità religiosa di milioni di cristiani.
Questo senza integralismi, senza invocare censure e senza voler stabilire ciò che un artista possa o non possa rappresentare. Ma la libertà artistica non può diventare un lasciapassare universale davanti al quale qualsiasi altra considerazione debba necessariamente arretrare. Qui non siamo davanti alla semplice rappresentazione moderna di Gesù. Vengono utilizzati e trasformati alcuni dei simboli più profondi della devozione cristiana: l'aureola, la corona di spine e soprattutto il Sacro Cuore di Gesù. Per milioni di persone nel mondo quei simboli non costituiscono elementi decorativi. Rappresentano la propria fede.
E allora pongo pubblicamente una domanda. Se su un muro pubblico fosse comparsa un'analoga rappresentazione irridente o dissacrante di Maometto o di un simbolo particolarmente sacro dell'Islam, avremmo assistito alla medesima leggerezza? Sicuramente no. E aggiungo immediatamente: sarebbe stato giusto così. Perché la fede islamica merita rispetto. La fede ebraica merita rispetto. Ogni confessione religiosa merita rispetto.
Ma allora perché dovrebbe meritarne meno quella cristiana?
Non possiamo costruire una società nella quale siamo giustamente attentissimi a non ferire la sensibilità religiosa di alcune comunità e contemporaneamente consideriamo normale che i simboli del Cristianesimo possano essere utilizzati per qualsiasi provocazione. La tolleranza non può funzionare a senso unico. E in questa vicenda esiste un ulteriore elemento che ritengo tutt'altro che secondario. Quel muro è pubblico. Il murale non è stato autorizzato dal Comune di Barletta e, allo stato, non è neppure conosciuta l'identità di chi lo abbia realizzato.
Questo cambia radicalmente la questione. Non stiamo discutendo di un quadro esposto volontariamente all'interno di una galleria privata. Stiamo parlando di un'opera realizzata senza autorizzazione su un bene pubblico, visibile quotidianamente da chiunque. A questo punto la domanda non riguarda più soltanto il gusto, l'arte o la religione. Riguarda anche la legalità. Un qualsiasi cittadino può decidere autonomamente di dipingere un muro pubblico della nostra città, potrebbe farlo?
E se non potrebbe farlo, perché quest'opera dovrebbe rappresentare un'eccezione?
Per questo ritengo necessario che il Comune di Barletta, per mezzo del Sindaco Cosimo Cannito, intervenga e assuma una posizione chiara, innanzitutto accertando formalmente quanto accaduto e adottando i provvedimenti conseguenti alla realizzazione non autorizzata di un'opera su un bene pubblico. Chiedo semplicemente rispetto e legalità. Anzi, proprio perché credo nella libertà di espressione, credo anche nel diritto di criticare duramente un'opera anonima e non autorizzata che considero offensiva della mia cultura e della sensibilità religiosa di tanti cittadini.
C'è infine un aspetto che mi amareggia. In una società nella quale giustamente insegniamo ai nostri figli a rispettare culture, sensibilità e religioni differenti, dovremmo insegnare loro anche che rispettare gli altri non significa vergognarsi di chiedere rispetto per ciò che appartiene alla nostra storia e alla nostra tradizione. Gesù Cristo può certamente essere rappresentato dagli artisti. Può essere reinterpretato, discusso e persino provocatoriamente interrogato dall'arte, come accade da duemila anni. Ma trasformare Cristo in un influencer, l'aureola in una ring light e il Sacro Cuore in un richiamo al mondo dei social, per di più su un muro pubblico senza alcuna autorizzazione, è qualcosa che personalmente non riesco a liquidare con un'alzata di spalle dicendo semplicemente: «È arte». Il Sacro Cuore non è un'emoji. L'aureola non è una ring light. Gesù Cristo non ha bisogno di followers. Forse siamo noi, invece, ad avere bisogno di recuperare qualcosa che nell'epoca dei social sembra diventato rivoluzionario: il rispetto».
Ricevi aggiornamenti e contenuti da Barletta .jpg)

.jpg)




