Religioni

San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti

La diocesi festeggia il santo con una messa a Trani. Parteciperanno giornalisti e operatori della comunicazione

Martedì 24 gennaio 2012, festa di San Francesco di Sales (1567-1622), patrono dei giornalisti, a Trani, presso la Chiesa del Carmine (Piazza Tiepolo, Padri Barnabiti), alle ore 11.00, si terrà una solenne concelebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, con la partecipazione dei giornalisti e degli operatori della comunicazione delle diocesi di Andria e Trani. L'iniziativa è stata promossa dai direttori degli uffici comunicazioni sociali – Mons. Felice Bacco per Andria e il Diac. Riccardo Losappio per Trani - delle due diocesi che, assieme, da cinque anni, alternando la sede di svolgimento, animano la festa di Santo Patrono dei giornalisti.

"E' ormai diventata una consuetudine la celebrazione unitaria da parte delle due Diocesi - Trani e Andria - di questa giornata, un rapporto che tende ad unire e rafforzare i vincoli di collaborazione tra le due realtà ecclesiali. Una collaborazione che favorisca anche una unità di intenti e di amicizia tra tutti coloro che operano nel mondo della comunicazione. Che la Vergine della Fonte, presso cui celebriamo questa nostra festa, ci sostenga nel delicato lavoro che svolgiamo, animati dalla comune passione per la verità, a servizio e difesa della dignità dell'uomo e della società civile".

SCHEDA SU SAN FRANCESCO DI SALES
Nato nel 1567 e morto nel 1622, studiò diritto a Parigi ed a Padova; lasciò poi gli studi legali, si fece sacerdote. Subito, quest'uomo coltissimo si era dedicato a un'attività missionaria nei paesi calvinisti situati a sud del lago di Ginevra e, a prezzo di indicibili difficoltà, aveva ricondotto alla fede cattolica settanta paesi. Divenuto coadiutore e, poi, nel 1602, vescovo di Ginevra, non si limitò a visitare le proprie parrocchie; insegnò il catechismo ai bambini, fondò un seminario e si sforzò inoltre di conquistare le anime con la sua influenza personale. Nei suoi colloqui con Teodoro di Beza (scrittore protestante e successore di Calvino), nei libri di controversia come nelle prediche, si sente una nota nuova: l'amore per i fratelli separati, esente da ironia e asprezza. Il suo umanesimo cristiano è quello di un apostolo. Non ama né la coercizione né la durezza. L'atteggiamento riverente nei confronti delle libertà gallicane e l'assolutismo regio è estraneo al nostro. Per questo la sua influenza sulla spiritualità francese, di cui incontrò nei suoi viaggi i rappresentanti, era destinata a dare anche al Grand siècle un contenuto religioso più sicuro e più profondo. Come vescovo, Francesco di Sales prendeva volentieri esempi da Carlo Borromeo, ma differiva da questi perché guardava più che ai provvedimenti amministrativi al bene delle anime, al quale lavorava instancabilmente. Anch'egli fondò un seminario per i sacerdoti, ma la sua importanza risiede soprattutto nel fatto di aver diffuso i nuovi ideali non tanto negli ambienti ecclesiastici quanto nell'alta società. Era convinto che l'amor di Dio non è possibile soltanto nello stato monastico o nella vita sacerdotale, ma può e deve divenire una realtà nella esistenza quotidiana dei laici, in quanto corrisponde alla naturale inclinazione del cuore umano. Di qui il suo metodo particolare: non ordina, cerca di persuadere, di approfondire... Il suo scopo è sviluppare una pietà personale unicamente fondata sulla vita di Cristo, indipendente dalla condizione e dal rango sociale, una certa qual armonia tra la condotta esterna ed interiore, una autentica ''vita devota'', alla qual vuol fare accedere i laici. La sua Introduzione alla vita devota (la Filotea) raggiunse la cifra di quaranta edizioni francesi, senza parlare delle traduzioni. Conquistandosi, col suo sorriso, tutte le buone volontà umane, Francesco di Sales ha messo in luce nell'esistenza quotidiana molti valori cristiani, e in un certo qual modo ha contribuito a formare la spiritualità della nascente età barocca. Francesco poteva già dire, in un'epoca ancora influenzata dalla dottrina calvinista della predestinazione: ''O signore, se non posso amarvi nell'altra vita, che almeno io possa mettere a profitto per amarvi tutti gli attimi della mia breve esistenza quaggiù!''. Per questo, sette anni dopo l'Introduzione alla vita devota, scriveva il suo Teotimo, il Trattato dell'amore divino. Il primato dell'amore divino nell'esistenza quotidiana, l'amore considerato come l'elemento dominante di tutta la vita religiosa fino alla riunione con Dio, vengono esposti qui in uno stile puro, in un francese divenuto classico. La preoccupazione della forma e della misura fecero sempre parte degli ideali del vescovo di Ginevra. Nel 1923 fu dichiarato patrono dei giornalisti e degli operatori nel settore dell'informazione.
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