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Report "Mal'Aria di Città" 2026, per Barletta due valori a rischio

Polveri ultrasottili, i dati attuali non saranno conformi alla normativa UE del 2030

Servirà abbassare i livelli di PM10 e PM2,5 per rientrare nei parametri imposti dalla nuova normativa europea sulla tutela della salute. Il report "Mal'Aria di Città" 2026 chiama in causa anche Barletta, che fa registrare dati a rischio per quanto riguarda le polveri ultrasottili. Secondo i dati raccolti da Arpa negli ultimi 15 anni e riportati nel rapporto ambientale redatto da Legambiente, la città della Disfida rispetta ancora i parametri attualmente in vigore, ma dovrà adottare dei correttivi per rientrare in quelli previsti dall'aggiornamento UE del 2030.

Per il PM10, materiale particolato sospeso in aria dal diametro di un centesimo di millimetro, il dato è di 21 microgrammi per metro cubo: 3 in meno rispetto al primato di Andria, città maglia nera in Puglia. Per il PM2,5, particelle dal diametro di 2,5 micron, si scende a 11 microgrammi per metro cubo, uno in meno rispetto al co-capoluogo. Tra i dati più bassi dei capoluoghi di provincia pugliesi, invece, quello che riguarda il biossido di azoto, derivante da traffico veicolare, riscaldamento e industrie: 16 microgrammi per metro cubo, soltanto Taranto e Brindisi fanno meglio con 14.

Gli inquinanti presi in esame nel rapporto di Legambiente sono responsabili di malattie respiratorie e cardiovascolari. Per il momento, i valori fatti registrare dalla città di Barletta restano in linea con la media annuale imposta dalle normative in vigore: un massimo di 40 µg/mc per il PM10, una soglia di 25 µg/mc per il PM2,5 e un limite di 40 µg/mc per il biossido di azoto. I valori apicali imposti dalla normativa UE, però, saranno abbassati nel 2030: per il PM10 si scenderà a 20 µg/mc, per il PM2,5 addirittura fino a 10 µg/mc e per il biossido di azoto si arriverà a 20 µg/mc.

Per adeguarsi ai nuovi parametri, bisognerà abbassare le concentrazioni di due dei tre valori fatti registrare negli ultimi 15 anni: -5% per il PM10 e -9% per il PM2,5, mentre i dati relativi al biossido di azoto sarebbero ancora in linea. Una sfida che potrebbe passare anche da piani d'azione rigidi e immediati, adottabili dalle autorità locali, in modo da non incorrere nelle sanzioni della Commissione Europea.

A livello nazionale, tra le città capoluogo di provincia, Barletta è al 50° posto per concentrazione di PM10, al 61° posto per livello di PM2,5 e fuori dall'elenco più allarmante nella classifica del biossido di azoto.
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