Giuseppe Lagrasta
Giuseppe Lagrasta
La città

Racconti Fantastici e onirici, di Giuseppe Lagrasta

Le storie narrate dallo scrittore barlettano

Il prof. Giuseppe Lagrasta, da tempo si occupa di letteratura fantastica e di analisi delle forme narrative brevi. In diversi saggi ha indagato, tra gli altri, le strutture della scrittura breve di Italo Calvino, Jorge Luis Borges, Gianni Rodari, Dino Buzzati e Adolfo Bioy Casares. Pubblichiamo cinque racconti che si occupano di "fantastico quotidiano".

Nemo
Nemo non sapeva più come orientarsi. Né riusciva a capire se fosse ancora vivo oppure morto. Il diavoletto, un violento e irascibile mostro, era disponibile ad aiutarlo. Dicevano i più informati che Nemo, con lui era dolce. Lo coccolava, lo amava. Nemo aveva perduto tutto, ma riusciva a resistere. E i due vivevano in una casetta pulita e dignitosa. Quando Nemo morì, il diavoletto si buttò nel fiume, scomparendo tra la violenza delle acque.

La scimmia
Alessio Costantini riceveva continue telefonate moleste. Non rispondeva. Era solitario, e non aveva più contatti con nessuno. Una chiusura totale. In casa però si respirava un'aria di libertà inconsueta, e quando di colpo, apparve la scimmia sull'armadio non si spaventò. E cosi per alcuni mesi discusse con la scimmia. Che chiedeva di nutrirsi. Che chiedeva di cantare, di giocare a nascondino. E lui acconsentiva. Una notte la scimmia scomparve e con la perdita della scimmia anche Alessio, disparve.

L'ombra
Julius correva e correva. Un'ombra da tempo immemorabile lo inseguiva. Correva di giorno, correva di notte, correva e correva e sempre un'ombra a tenergli compagnia. Un bel mattino l'ombra gli parlò. E Julius fu costretto a
fermarsi. E l'ombra gli sussurrò: - Basta Julius ora devi fermarti. Adesso fai fare agli altri -.

La luna
Via dei pescatori era una stradina che conduceva al porticciolo del paesino. Il mare era sempre in tempesta e i ciclopi d'Omero spesso lo tormentavano. Marcuccio era sempre scontento e un giorno, preso da una strana inquietudine, scelse una barca e remò. Ma non giunse al largo. Un ciclope lo catturò e lo condusse con sé. Sulla Luna.

Il cappello
Un'ombra scivolava nell'aria. Era un cappello che volava nella stanza. Si posava sul comò. Si agghindava, guardandosi allo specchio. Si accasciava sul capo della signora Brandon, sorridendo e riposando. Poi tornava a volare. Quando la signora Brandon perdette del tutto la vista, il cappello aprì la finestra portando via con sé, la signora che fu felice di volare così alto, nel cielo.

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