Luciano De Pascalis
Luciano De Pascalis
Scuola e Lavoro

"Opera senza Autore", intervista al giovane autore Luciano De Pascalis

Lo studente di origine andriese, ma salentino di adozione, si racconta

"Opera senza Autore" nasce quasi per caso, con l'intento principale di fissare nero su bianco pensieri e riflessioni. Si è sviluppata così la prima produzione letteraria del giovane studente Luciano De Pascalis, andriese di nascita ma salentino di adozione in quanto residente da cinque anni a Bagnolo del Salento, in provincia di Lecce. Dopo aver conseguito la maturità classica, con una formazione molto improntata sui classici della letteratura poetica sudamericana e sui testi della canzone d'autore italiana, De Pascalis ha cominciato il percorso di studi in Giurisprudenza presso l'Università del Salento. Come racconta lo stesso autore, l'amenità del piccolo paese in cui risiede è stata fondamentale nella sua produzione letteraria: la redazione di AndriaViva lo ha intervistato per conoscere da vicino l'origine e le caratteristiche principali del suo libro.

- Ciao Luciano, quando è nata questa tua passione per la scrittura? Perchè la poesia?
La passione per la scrittura è nata quasi spontaneamente, ho sempre letto tanto e mi è piaciuto vedere il mondo da una prospettiva più profonda. La passione vera e propria nasce durante gli anni del liceo classico, leggendo poesie in particolare Leopardi e D'Annunzio. E' stato molto utile anche l'insegnamento dei docenti, che mi hanno fatto conoscere la poesia e la letteratura in una maniera diversa. Successivamente ho iniziato a scrivere quasi per necessità, dopo essermi trasferito in un paese (Bagnolo del Salento, 2mila abitanti circa), dove la vita scorre più lentamente: ho sentito il bisogno di fissare su un supporto le situazioni che vivevo. Ho affinato la mia tecnica ascoltando diversi cantautori italiani: De Andrè e De Gregori in particolare sono stati punti di riferimento. Per quanto riguarda invece la scrittura, il mio modello è stato Alvaro Mutis, che mi ha dato la spinta iniziale sui temi e un modo di scrivere più sciolto, con versi liberi.

- Perchè "Opera senza Autore"?
Partiamo dal presupposto che questo libro non era destinato alla pubblicazione ma era semplicemente un esercizio per raccogliere tutto ciò che avevo scritto. Il titolo del lavoro deriva proprio da questo esercizio: Opera nel significato francese (oeuvre) che specifica il senso manuale del lavoro, la compilazione della raccolta stessa. Il binomio di "Opera" con "Senza Autore" indica la spersonalizzazione dei testi moderni in una società ipercapitalistica che ci rende dei numeri, prima ancora che delle persone, in quasi tutti i campi.

- Hai raccontato che Bagnolo del Salento è stata fonte di ispirazione per la tua produzione. Che cosa, in particolare, ti ha ispirato?
La prima fonte di ispirazione è stato il ritmo di vita diverso rispetto alla città, dove ho vissuto per 18 anni. In un paese come Bagnolo del Salento il tempo sembra scorrere lentamente per chi vive questa realtà dall'esterno, come è capitato a me all'inizio. Per chi invece lo vive quotidianamente, il tempo è scandito da abitudini veloci e costanti. Bagnolo del Salento può essere il simbolo di qualsiasi paese di provincia caratterizzato dalla generosità contadina e dal lavoro dell'uomo, un paese che anche dal punto di vista politico-culturale può apparire dimenticato in quanto non corrispondente alla logica attuale del mondo. Ad ispirarmi sono stati anche i silenzi che si avvertono in alcuni momenti della giornata, e che lasciano spazio al suono assordante dei pensieri: questo aspetto è stato fondamentale per iniziare a buttare giù le riflessioni. Fonte di ispirazioni sono stati anche i suoni, che sembrano qualcosa di esterno all'animo umano: le campane, il passaggio delle macchine avvertito in lontananza, il rumore del vento o della pioggia che si ascoltano dall'interno della propria casa. Tutti questi suoni fanno sentire l'uomo come presente a se stesso, dunque solo, unico.

- La raccolta si suddivide in alcune sezioni. Qual è il filo conduttore che le unisce?
Il filo conduttore è indicato nella prima sezione, cioè la solitudine che non è intesa in un'accezione negativa ma positiva, nella consapevolezza di essere presenti a se stessi e di essere anzitutto individui che si relazionano al mondo. Questa relazione si esprime attraverso una sorta di schermo piatto, simbolo della natura primordiale dell'uomo caratterizzata nello stesso tempo dall'assenza e presenza di tutte le cose all'interno dell'uomo. Sotto quest'aspetto riprendo molto Fabrizio De Andrè. Mentre nella prima sezione dell'opera parlo della solitudine direttamente come elemento, nelle altre sezioni la rapporto con altri elementi della vita umana. Nella seconda sezione, 'Storie e personaggi', le varie solitudini vengono a confronto e creano storie particolari: è lo scontro tra solitudini che può esserci soltanto nei luoghi di emarginazione del potere. La terza sezione, 'Notturni', parla del momento di interiorizzazione: qui risento molto dell'ambiente in cui vivo, perchè con il silenzio la presenza di se stessi a se stessi viene fuori e può essere elaborata. L'unico momento in cui queste solitudini si scontrano e possono vincere è l'amore, l'elemento più forte e pregnante all'interno del mondo, che sfugge a qualsiasi controllo del potere e costituisce l'elemento per eccellenza della solitudine.

- Hai già qualcosa in mente per un'eventuale seconda produzione letteraria?
Come ho già detto, inizialmente non avevo intenzione di pubblicare questo libro, nato un pò per caso. Vediamo prima quale fortuna potrà avere quest'opera, non mi aspetto risultati eclatanti. Io scrivo principalmente per me stesso e vorrei cercare di raggiungere altre persone che, criticando o accogliendo il mio modo di vedere il mondo, possano trovare conforto. Ad oggi non intravedo all'orizzonte una seconda pubblicazione, poi se capitasse un altro colpo di fortuna o di sfortuna, dipende dai punti di vista, allora la situazione potrebbe cambiare, ma per il momento non me lo pongo come obiettivo.
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