La studentessa del “De Nittis” Asia Paradiso vola al Festival di Venezia
La studentessa del “De Nittis” Asia Paradiso vola al Festival di Venezia
Scuola e Lavoro

La studentessa del “De Nittis” Asia Paradiso vola al Festival di Venezia

La studentessa barlettana rappresenterà la Puglia nella Giuria Giovani del Premio Leoncino d’Oro

Asia Paradiso ha imparato presto a raccontare il mondo con le immagini. Prima la macchina fotografica, poi i video, il montaggio, i frammenti di vita trasformati in racconto. Oggi, studentessa all'ultimo anno dell'IISS "Léontine e Giuseppe De Nittis" di Barletta, si prepara a vivere un'esperienza importante: rappresenterà la Puglia nella Giuria Giovani del Premio Leoncino d'Oro alla 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Il riconoscimento, istituito da Agiscuola nel 1989, è uno dei premi collaterali più significativi della Mostra. Permetterà ad Asia di visionare i film in concorso insieme ai giovani giurati provenienti dalle altre regioni italiane, contribuendo alla scelta dell'opera vincitrice.
Il risultato valorizza anche il percorso dell'istituto barlettano, da sempre attento ai nuovi linguaggi espressivi e che proprio quest'anno ha inaugurato l'indirizzo "Audiovisivo e Multimediale". In questo cammino ha avuto un ruolo importante anche la collaborazione con il Cinema Paolillo di Barletta, realtà culturale che da anni avvicina gli studenti alla settima arte attraverso rassegne, incontri e progetti formativi.

Abbiamo incontrato Asia per farci raccontare questa nuova avventura, la sua passione per il cinema e quello sguardo visivo che l'accompagna da quando, a sei anni, ha preso in mano la sua prima macchina fotografica.

Il video con cui hai conquistato la giuria selezionatrice è una sorta di puzzle della tua vita. Com'è nato?

Doveva essere un video di autopresentazione, quindi inevitabilmente parlava di me. Ho scelto però di non costruirlo da zero, ma di recuperare frammenti visivi accumulati negli anni. Praticamente registro da quando ho iniziato a camminare. I miei genitori sono sempre stati appassionati di fotografia e io ho assorbito naturalmente questa attenzione per immagini e video. Alla fine, è venuto fuori un racconto sul tempo che scorre.

Una piccola autobiografia per immagini.

Esatto. Ho raccolto tutti questi frammenti, ho eliminato l'audio originale e ho inserito una mia voce fuori campo, in modo da dare un filo conduttore al racconto.

Secondo te qual è stata la chiave che ha convinto i selezionatori?

Credo il fatto di aver mostrato il mio modo di esprimermi attraverso i video, senza doverlo dichiarare in maniera esplicita. È la forza del non detto: le immagini parlavano da sole, senza bisogno di spiegazioni didascaliche.

Ti aspettavi questo risultato? Come hai reagito alla notizia?

In realtà no. Ero convinta che le selezioni fossero unificate e che l'autopresentazione servisse solo come supporto a un altro video che avevo inviato. Quando quel primo lavoro è stato scartato, mi ero messa l'anima in pace. Mi dicevo: "Va bene, almeno ci ho provato". Ci tenevo molto, perché lo consideravo uno dei miei lavori migliori, quasi cinematografico, ma avevo accettato l'idea che fosse finita lì.
Poi, all'improvviso, mentre ero a casa di un'amica, è arrivata la telefonata della professoressa Luisa Violante, referente del progetto e la persona che mi ha spinta a partecipare. Ha iniziato a urlare: "Hai vinto! Hai vinto!". Per dieci secondi sono rimasta in apnea. Non capivo cosa stesse succedendo, tanto che le ho chiesto: "Ma cosa ho vinto?". È stato un momento di euforia totale.
La professoressa Violante è stata fondamentale. Mi ha seguita passo dopo passo, senza mai sostituirsi a me. Mi ha spronata, mi ha ricordato le scadenze e, soprattutto, ha creduto in me. Le devo davvero tanto.

Quando hai capito che i video sarebbero stati la tua strada?

È una cosa innata. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina fotografica e da allora non ho mai smesso di scattare e riprendere. Il vero salto di qualità, però, è arrivato durante la quarantena. Chiusa in casa, con tanto tempo a disposizione, ho scoperto il montaggio e ho iniziato a sperimentare.
La cosa curiosa è che non ho mai studiato in modo teorico "come si fa un video". Se provo a seguire regole troppo rigide mi sento bloccata. Preferisco imparare osservando: guardo un film, cerco di capire cosa mi cattura, analizzo la tecnica e poi provo a rielaborarla a modo mio.

La scuola è riuscita a fare da sponda a questa tua attitudine?
Sì, ed è stato un passaggio importante. Io frequento l'indirizzo di Grafica, non quello Audiovisivo, quindi in teoria il programma non prevede uno studio specifico del video. Però la differenza l'ha fatta l'impostazione dell'istituto.
Il preside Antonio Diviccaro ha sempre puntato sulla valorizzazione delle inclinazioni personali, non solo sull'inclusività in senso generale, ma anche sulla possibilità concreta di far emergere le eccellenze. Questo mi ha permesso di accedere a esperienze importanti, come le mobilità internazionali e la partecipazione al Wannà Festival.
Ho avuto anche la fortuna di incontrare docenti molto aperti. Il mio professore d'indirizzo, per esempio, non mi ha mai vincolata all'elaborato grafico puro. Quando proponevo di affiancare un video ai progetti di grafica, accoglieva l'idea con entusiasmo. I professori hanno capito che il video era il linguaggio che sentivo più mio.
Anche il progetto "De Nittis Press" è stato una palestra preziosa: mi ha dato la possibilità di curare riprese e contenuti video per l'istituto, facendo molta pratica sul campo.

Se ci fosse stato fin dall'inizio l'indirizzo Audiovisivo, lo avresti scelto?
Sì, senza pensarci. Ho scelto Grafica perché Architettura e Design non erano strade adatte a me. Se l'indirizzo Audiovisivo fosse esistito cinque anni fa, mi ci sarei iscritta subito.

Parliamo di Intelligenza Artificiale. La vedi come una minaccia per la creatività o pensi che l'elemento umano resterà insostituibile?
L'Intelligenza Artificiale sta facendo passi enormi, ma non credo possa sostituire il cinema. Il cinema è un linguaggio emotivo, una lingua che parla al cuore. L'essere umano resta centrale, perché è l'uomo che crea, sceglie, orienta e dà senso allo strumento.
Io stessa uso l'IA, ma come supporto, non come sostituzione del pensiero. La trovo utile per ottimizzare i tempi, organizzare lo studio, ripetere ad alta voce, ricevere domande e spunti di correzione. In questo modo lo studio diventa più dinamico, quasi una conversazione. Non sono contraria all'uso dell'IA: il fatto che qualcuno la utilizzi male non significa che lo strumento non possa essere utile.

Guardando al futuro, qual è la tua certezza e quale la tua paura più grande?
Per molto tempo ho pensato anche a un percorso universitario scientifico. La mia paura è quella di non essere mai pienamente soddisfatta, perché ho tanti interessi e vorrei percorrere più strade contemporaneamente.
La mia certezza, invece, è questa: se l'ambiente futuro, accademico o lavorativo, saprà accogliermi e farmi sentire a mio agio come ha fatto questa scuola, allora le coordinate precise conteranno meno. Starò bene lì dove potrò esprimermi davvero.

Resterai a Barletta dopo il diploma?
No. L'idea attuale è trasferirmi a Bologna per frequentare l'Accademia di Belle Arti, anche se sto ancora valutando diverse opzioni, tra università e accademie in altre città.

Che lettura dai del cinema italiano contemporaneo? Se potessi, cosa cambieresti?
Trovo che in Italia si sperimenti ancora poco con la CGI, cioè con la computer-generated imagery, e più in generale con gli effetti digitali. Questo lascia scoperti generi come il fantasy, il non realistico o l'horror.
Spesso ci si concentra molto sul messaggio dell'opera, che sia drammatica o commedia, ma si investe meno nella ricerca tecnica. A volte alcuni film sembrano deboli non per la qualità dell'immagine, ma per le scelte di inquadratura, sound design e montaggio.

Secondo te è una scelta stilistica o una pigrizia del sistema?
Credo che in Italia ci sia ancora una certa prudenza. Si tende a replicare formule collaudate, rischiando poco. Io invece penso che bisognerebbe osare di più.
Grazie alla collaborazione didattica con il Cinema Paolillo, che per noi studenti svolge un lavoro culturale eccezionale, ho avuto modo di vedere un film italiano recente sul tema dell'Alzheimer. Dal punto di vista tecnico era notevole, eppure è rimasto confinato in una nicchia. Questo dimostra che in Italia le capacità ci sono, ma forse manca ancora il coraggio di portarle davvero al centro.
A questo proposito voglio ringraziare anche Titti DAMBRA e l'avvocato PAOLILLO. La loro accoglienza non è mai una semplice ospitalità. Aprono le porte della sala con una passione autentica e fanno sentire noi studenti parte di un percorso culturale più grande.

A Venezia sarai giurata. Con quali lenti guarderai i film in concorso?
Involontariamente la prima cosa che analizzo è la tecnica cinematografica. È quasi un'ossessione. Non riesco più a guardare un film in modo ingenuo. Al cinema sono l'incubo delle mie amiche: appena si accendono le luci inizio a fare domande su sfocature, movimenti di macchina, inquadrature, dettagli di montaggio.
Di recente stavamo guardando "Obsession", che ho trovato cinematograficamente molto interessante, e a un certo punto ho chiamato una mia amica per dirle: "Ma hai notato che la scena dovrebbe essere ambientata di notte e sulla sveglia si legge chiaramente 16:44?".
Faccio più fatica a concentrarmi subito sul contenuto emotivo, perché l'emozione mi arriva dopo. Il linguaggio visivo, invece, mi cattura immediatamente.

Si parte a settembre. Ansia da valigia o entusiasmo puro?
Non ho ancora metabolizzato del tutto. L'idea di viaggiare e gestire un contesto così grande da sola un po' mi spaventa. A livello emotivo è un'esperienza enorme e avere qualcuno vicino sarebbe rassicurante.
Per fortuna a Venezia ci sarà Titti DAMBRA. Sapere che potrò contare sulla sua presenza mi fa sentire più tranquilla. Ogni tanto mi fermo e penso: "Ma davvero sto andando al Festival di Venezia? Io, che vado in giro a fare battute assurde?". Non so esattamente cosa aspettarmi, ma spero di fare il pieno di stimoli e di imparare il più possibile.

E magari conoscere nuove persone.
Su quello sono tranquillissima. Riesco a legare anche con i pali della luce, quindi non sarà un problema.

Maturità alle porte: ti senti pronta?
Direi un "ni". La simulazione è andata bene, l'ansia è abbastanza sotto controllo e so che all'orale posso cavarmela grazie alla parlantina. La mia vera preoccupazione sono gli scritti: ho sempre avuto un rapporto complicato con la scrittura. Spero solo che vada tutto per il verso giusto.

Allora buon viaggio, Asia. Goditi Venezia e il grande cinema.
  • Liceo artistico Léontine e Giuseppe De Nittis
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