Ice Bucket Challenge
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Ice Bucket Challenge: il fenomeno dilaga, anche Barletta risponde

Il gesto di solidarietà contro la SLA diventa virale

Tutto è partito dalla SLA. La Sclerosi Laterale Amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale, responsabili dei movimenti della muscolatura volontaria, difficile da diagnosticare e dalle cause ancora sconosciute, che colpisce solitamente in un'età compresa tra i 40 e i 70 anni. Per questa malattia, per la quale non esiste una cura definita, la ricerca è in continuo avanzamento, lottando contro le croniche difficoltà finanziarie. Ecco perché i responsabili della ALS Association, la principale associazione non-profit per la ricerca contro la SLA, hanno lanciato questa sfida, partita dagli USA: una secchiata di acqua ghiacciata per promuovere le donazioni alla ricerca.

Chi accetta la sfida deve impegnarsi a donare una cifra simbolica per la ricerca e testimoniare l'adesione ai propri followers, tramite i social network, con un video che riprende la propria personale doccia fredda e rilanciare la sfida tramite tag a tre amici. L'hashtag originale lanciato insieme ai primi video di pochi secondi, #ASLIceBucketChallenge, salito in pochissimo tempo tra gli hashtag di maggior tendenza su Twitter, ha progressivamente perso il riferimento alla ASL Association per divenire semplicemente #IceBucketChallenge, superando anche i confini americani per divenire fenomeno virale in tutto il mondo. Anche in Italia, anche a Barletta.

Complice l'estate e i soggiorni vacanzieri in spiaggia, non è stato difficile per molti accettare la sfida: a partire da politici, calciatori, cantanti, uniti da una lunga catena virale di tag e solidarietà. I nomi dei personaggi celebri che hanno aderito alla sfida aumentano di ora in ora, ma il fenomeno dilaga anche tra i comuni abitanti del web, facendo arrivare la catena sino a Barletta, che ha registrato già le prime adesioni e i primi video nel weekend appena trascorso.

C'è chi appoggia con sincera convinzione il senso della sfida, sottolineando non solo la validità solidale del gesto – spontaneo, autoironico e coinvolgente - ma anche la propaganda del buon esempio verso amici e conoscenti. C'è chi critica il fenomeno, che soddisfa una vanità personale e un'eccessiva ansia di porsi in competizione verso il proprio pubblico, poiché ognuno di noi è ormai una piccola celebrità grazie al potere virale dei social network. Ma soprattutto perché molti degli sfidanti sono all'oscuro del reale significato del gesto.

I fatti sono oggettivamente sotto gli occhi di tutti, privi di ogni strumentalizzazione e critica: dal 29 luglio scorso al 20 agosto, la ALS Association ha raccolto 31,5 milioni di dollari, con contributi sia dai donatori abituali che da ben 638mila nuovi donatori. In Italia il risultato, un po' meno evidente, ha comunque avuto una corposa impennata, pur non rispecchiando in quantità di donazioni il numero dei partecipanti.

La donazione resta comunque un fatto privato: renderla pubblica, attraverso un gesto plateale, la trasforma indubbiamente in un piccolo atto di promozione personale, ma sicuramente a fin di bene, per chi lo fa consapevolmente. L'abuso di questo fenomeno virale, già aspramente criticato da molti, rientrerà non appena tutti avranno preso consapevolezza del valore reale della missione sottesa al gesto. Dopo la partecipazione tra le fila del Barletta Calcio, chissà chi – tra i personaggi pubblici barlettani, politicamente parlando – sarà il primo a mettersi in gioco: c'è già chi ha taggato per la sfida il primo cittadino Pasquale Cascella. Risponderà alla sfida?
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