Messina, Damiani, Quarto
Messina, Damiani, Quarto
Istituzionale

I 18enni potranno eleggere i senatori, cosa ne pensano gli onorevoli di Barletta?

Plaudono Messina e Quarto mentre Damiani si è astenuto dal voto come i colleghi di Forza Italia

A partire dalle prossime elezioni politiche, i cittadini 18enni potranno votare non più solo i loro rappresentati alla Camera, ma anche al Senato. La riforma costituzionale è stata approvata oggi dagli onorevoli di Palazzo Madama con 178 voti favorevoli, 15 contrari e 30 astenuti.

La posizione dei senatori barlettani

Tra questi ultimi, anche Dario Damiani. Il senatore azzurro di Barletta, insieme ai colleghi di Forza Italia, ha scelto di astenersi non condividendo la ratio della riforma. «I giovani non ci chiedono di votare per il Senato - ha detto in aula Lucio Malan, vicepresidente vicario dei senatori di Forza Italia - chiedono invece serietà, più opportunità e meglio di altri respingono la politica dei like, di cui questa riforma è chiara espressione».

La posizione dei senatori azzurri ricalca quella già assunta in merito al taglio dei parlamentari. «Dopo il taglio dei parlamentari, avremo un senatore ogni 233mila elettori ed ora con il voto ai diciottenni uno ogni 260mila. I giovani avranno così molto meno potere nella scelta dei loro rappresentanti», ha aggiunto Malan.

Soddisfazione, invece, giunge dai senatori barlettani delle altre forze politiche. Si tratta di «una riforma tanto attesa e auspicata», commenta Assuntela Messina dal Partito democratico. «La democrazia è un bene da custodire e rafforzare sempre – aggiunge il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale –. Con questa riforma guardiamo ai più giovani, spesso ai margini degli spazi di confronto della politica, sperando possa essere uno strumento utile a una loro più attiva inclusione nella vita pubblica del nostro Paese».

Plaude anche il pentastellato Ruggiero Quarto. «È una riforma che nel corso del tempo si è resa assolutamente opportuna, grazie al mutare delle condizioni socio-culturali del Paese», dice il senatore del Movimento 5 stelle. In questo modo «si responsabilizzano ulteriormente 4 milioni di giovani cittadini che già esercitavano il loro diritto di voto per eleggere i propri rappresentanti alla Camera. Inoltre - osserva Quarto - con lo stesso corpo elettorale, si limita il possibile effetto distorsivo di rappresentanza nei due rami del Parlamento, favorendo la formazione di maggioranze parlamentari omogenee».

Cosa cambia con la riforma

Non avendo ottenuto il quorum dei due terzi alla Camera, il provvedimento entrerà in vigore tra tre mesi, il tempo necessario entro cui richiedere un eventuale referendum confermativo. A meno che l'attuale legislatura duri meno del previsto, il prossimo appuntamento per rinnovare i rappresentati di Camera e Senato sarà nel 2023.

Entro quella data la riforma sarà già operativa e consentirà a tutti i cittadini maggiorenni di votare anche per l'elezione dei senatori. Fino ad ora, invece, l'art. 58 (comma 1) della Costituzione prevede che:

I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età

Con la modifica costituzionale, la platea degli elettori si amplierà di circa 4 milioni di giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 24 anni.
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