Politica
Carlucci: «Mi sento una candidata pugliese»
Interviste a Gabriella Carlucci e al segretario Udc Lorenzo Cesa. Cesa: «Nati affinché i moderati non votino più Berlusconi»
Barletta - sabato 16 febbraio 2013
13.30
Prosegue la campagna elettorale dell'Udc in Puglia, in vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Ieri sera, a Barletta, erano presenti il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa (capolista in Puglia alla Camera), il segretario regionale, Angelo Sanza, quello provinciale, Carlo Laurora (penultimo nella lista per la Camera), e l'ex sindaco di Margherita di Savoia, Gabriella Carlucci, candidata al 4° posto nella lista dell'Udc alla Camera dei Deputati. Di seguito l'intervista a Gabriella Carlucci, e nel box a lato l'intervista a Lorenzo Cesa.
Onorevole Carlucci, lei è quarta nella lista Udc per la Camera. Da un buon risultato del suo partito dipende la sua rielezione. Si sente in bilico o è fiduciosa?
«Ho visto i sondaggi, fino a quando sono stati pubblicati, in cui le percentuali che determinavano la distanza tra la sinistra e la destra variavano tra l'1,5% e il 7%. Sono quindi cifre molto flessibili, e dipendono anche da chi commissiona il sondaggio, per la percentuale che poi alla fine viene rilevata. Noi abbiamo però i sondaggi della Puglia, e storicamente, l'Udc ha sempre preso al Sud, almeno il doppio della media nazionale. Attualmente siamo circa al 6% in Puglia, e quindi io sono eletta».
Perché lei oggi dice sì a Monti e no a Berlusconi?
«Ho scelto di andare con Monti, con una persona credibile che poteva risollevare le sorti del paese, più di un anno fa. Sono stata tanti anni con Berlusconi, e devo dire che, negli ultimi tempi, ero sempre più critica nei confronti della politica di quel governo, e alla fine ho dovuto decidere in coscienza di andarmene, perché non volevo sottoscrivere il fallimento del mio paese. Se avessi continuato a sostenere il governo Berlusconi, nel novembre 2011, il paese sarebbe fallito. Gli articoli dei giornali dicevano, a chi doveva eventualmente decidere: "Fate presto!". I giornali mondiali erano preoccupatissimi, perché l'Italia non è da sola, ma è in un mercato economico europeo, in una stessa moneta, e in un mercato mondiale. Non si può pensare che, un paese di 60 milioni di abitanti, possa fallire, senza che ci siano conseguenze mondiali sull'economia. Ho deciso di andare via in quel momento, perché in quel momento era necessario cambiare. La scelta era quella più giusta, quella di una persona credibile che avrebbe potuto, certamente con tanti sacrifici da parte degli italiani, ristabilire i conti dello stato. Noi avevamo tra l'altro degli impegni presi, non dal governo Monti, ma da Berlusconi, come il pareggio di bilancio nel 2013 o il Fiscal Compact. Per fare fronte a quegli accordi, servivano i soldi, che si potevano velocemente realizzare solo con la riforma delle pensioni e con l'imposizione dell'Imu».
Dopo la presentazione delle liste, ci sono stati giorni di forti polemiche in casa Udc. Lei, nella Bat, si sente in una situazione di separata in casa?
«Assolutamente no. Io non penso di essere, dopo 12 anni di politica in Puglia, una catapultata. Mi sento pugliese, sono stata addirittura sindaco di un paese della Puglia, e questo significa qualcosa. Ho avuto il 70% dei voti a Margherita di Savoia, e mi venivano a pregare gli abitanti di fare il sindaco. Peraltro, sono stati i vertici del partito, cioè Casini e Cesa, a dire: "ma noi non ti possiamo mandare da un'altra parte". Io ho iniziato a fare politica in Puglia, mi sono candidata per la prima volta nel 2001, proprio qui, mentre prima avevo fatto esperienza di campagne elettorali, come sostenitrice. Mi hanno detto: ma se tu hai i tuoi amici, i tuoi legami, i tuoi elettori, hai svolto tanti lavori importanti, sei stata sindaco, perché devi andare da un'altra parte? Cosa dobbiamo dire agli elettori di un'altra regione? Chiedete ai pugliesi cosa ha fatto Gabriella per la Puglia? Non ha senso. Non vedo perché queste polemiche, soprattutto rispetto al fatto che io non sia di qui. Io mi sento di qui. Politicamente, sono esclusivamente di qui. Non ho fatto politica, se non in Puglia. Conosco la Puglia centimetro per centimetro, meglio di qualunque altro luogo in Italia. Sono figlia di un militare, per cui, ho viaggiato tantissimo, ho abitato a Milano, Torino, in Sardegna, a Udine, infine a Roma, ma conosco, più di ogni altro posto al mondo, la Puglia. Conosco bene i suoi problemi e le soluzioni a questi problemi, una serie di situazioni locali a cui ho cercato di dare risposte. Non vedo perché dover andare da un'altra parte. Non ritengo credibile e concreta l'accusa di non essere di qui».
Il risultato dell'Udc nella Bat, sarà un referendum su Gabriella Carlucci?
«Non lo so, certo io ce la sto mettendo tutta, perché qui ritengo di avere seminato bene. C'è anche da dire che molta gente fino a qualche settimana fa, neanche sapeva che io fossi candidata, per cui, nel momento in cui sono uscite le liste, è evidente che per me era tutto di guadagnato far sapere che ero candidata con l'Udc, anche perché l'Udc sta facendo questa battaglia molto complessa di portare il suo simbolo alla Camera, mentre al Senato siamo dentro la lista Monti. Da quel momento, ho voluto fortemente andare casa per casa per far sapere che sono candidata alla Camera con l'Udc. Non è quindi sicuramente un plebiscito su Gabriella, ma Gabriella certamente ci sta mettendo la sua faccia, la sua grande volontà di raccogliere il consenso in questa provincia. Ho davvero tanti amici sparsi in tutta la provincia, con i quali stiamo facendo tanti incontri molto interessanti. Io sono in mezzo alla gente, chi fa il sindaco è in mezzo alla gente, però durante la campagna elettorale hai la possibilità magari di allargare il giro delle tue conoscenze, e di capire in profondità i diversi problemi di un territorio».
Onorevole Carlucci, lei è quarta nella lista Udc per la Camera. Da un buon risultato del suo partito dipende la sua rielezione. Si sente in bilico o è fiduciosa?
«Ho visto i sondaggi, fino a quando sono stati pubblicati, in cui le percentuali che determinavano la distanza tra la sinistra e la destra variavano tra l'1,5% e il 7%. Sono quindi cifre molto flessibili, e dipendono anche da chi commissiona il sondaggio, per la percentuale che poi alla fine viene rilevata. Noi abbiamo però i sondaggi della Puglia, e storicamente, l'Udc ha sempre preso al Sud, almeno il doppio della media nazionale. Attualmente siamo circa al 6% in Puglia, e quindi io sono eletta».
Perché lei oggi dice sì a Monti e no a Berlusconi?
«Ho scelto di andare con Monti, con una persona credibile che poteva risollevare le sorti del paese, più di un anno fa. Sono stata tanti anni con Berlusconi, e devo dire che, negli ultimi tempi, ero sempre più critica nei confronti della politica di quel governo, e alla fine ho dovuto decidere in coscienza di andarmene, perché non volevo sottoscrivere il fallimento del mio paese. Se avessi continuato a sostenere il governo Berlusconi, nel novembre 2011, il paese sarebbe fallito. Gli articoli dei giornali dicevano, a chi doveva eventualmente decidere: "Fate presto!". I giornali mondiali erano preoccupatissimi, perché l'Italia non è da sola, ma è in un mercato economico europeo, in una stessa moneta, e in un mercato mondiale. Non si può pensare che, un paese di 60 milioni di abitanti, possa fallire, senza che ci siano conseguenze mondiali sull'economia. Ho deciso di andare via in quel momento, perché in quel momento era necessario cambiare. La scelta era quella più giusta, quella di una persona credibile che avrebbe potuto, certamente con tanti sacrifici da parte degli italiani, ristabilire i conti dello stato. Noi avevamo tra l'altro degli impegni presi, non dal governo Monti, ma da Berlusconi, come il pareggio di bilancio nel 2013 o il Fiscal Compact. Per fare fronte a quegli accordi, servivano i soldi, che si potevano velocemente realizzare solo con la riforma delle pensioni e con l'imposizione dell'Imu».
Dopo la presentazione delle liste, ci sono stati giorni di forti polemiche in casa Udc. Lei, nella Bat, si sente in una situazione di separata in casa?
«Assolutamente no. Io non penso di essere, dopo 12 anni di politica in Puglia, una catapultata. Mi sento pugliese, sono stata addirittura sindaco di un paese della Puglia, e questo significa qualcosa. Ho avuto il 70% dei voti a Margherita di Savoia, e mi venivano a pregare gli abitanti di fare il sindaco. Peraltro, sono stati i vertici del partito, cioè Casini e Cesa, a dire: "ma noi non ti possiamo mandare da un'altra parte". Io ho iniziato a fare politica in Puglia, mi sono candidata per la prima volta nel 2001, proprio qui, mentre prima avevo fatto esperienza di campagne elettorali, come sostenitrice. Mi hanno detto: ma se tu hai i tuoi amici, i tuoi legami, i tuoi elettori, hai svolto tanti lavori importanti, sei stata sindaco, perché devi andare da un'altra parte? Cosa dobbiamo dire agli elettori di un'altra regione? Chiedete ai pugliesi cosa ha fatto Gabriella per la Puglia? Non ha senso. Non vedo perché queste polemiche, soprattutto rispetto al fatto che io non sia di qui. Io mi sento di qui. Politicamente, sono esclusivamente di qui. Non ho fatto politica, se non in Puglia. Conosco la Puglia centimetro per centimetro, meglio di qualunque altro luogo in Italia. Sono figlia di un militare, per cui, ho viaggiato tantissimo, ho abitato a Milano, Torino, in Sardegna, a Udine, infine a Roma, ma conosco, più di ogni altro posto al mondo, la Puglia. Conosco bene i suoi problemi e le soluzioni a questi problemi, una serie di situazioni locali a cui ho cercato di dare risposte. Non vedo perché dover andare da un'altra parte. Non ritengo credibile e concreta l'accusa di non essere di qui».
Il risultato dell'Udc nella Bat, sarà un referendum su Gabriella Carlucci?
«Non lo so, certo io ce la sto mettendo tutta, perché qui ritengo di avere seminato bene. C'è anche da dire che molta gente fino a qualche settimana fa, neanche sapeva che io fossi candidata, per cui, nel momento in cui sono uscite le liste, è evidente che per me era tutto di guadagnato far sapere che ero candidata con l'Udc, anche perché l'Udc sta facendo questa battaglia molto complessa di portare il suo simbolo alla Camera, mentre al Senato siamo dentro la lista Monti. Da quel momento, ho voluto fortemente andare casa per casa per far sapere che sono candidata alla Camera con l'Udc. Non è quindi sicuramente un plebiscito su Gabriella, ma Gabriella certamente ci sta mettendo la sua faccia, la sua grande volontà di raccogliere il consenso in questa provincia. Ho davvero tanti amici sparsi in tutta la provincia, con i quali stiamo facendo tanti incontri molto interessanti. Io sono in mezzo alla gente, chi fa il sindaco è in mezzo alla gente, però durante la campagna elettorale hai la possibilità magari di allargare il giro delle tue conoscenze, e di capire in profondità i diversi problemi di un territorio».