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Alla scuola di Gesù per imparare a credere

Crisi, paura e fede: le parole domenicali di don Vito Carpentiere

Dal vangelo secondo Matteo

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

È bello leggere il vangelo della domenica alla luce della prima lettura che ne anticipa profeticamente il contenuto. Il profeta Elia si ritrova a svolgere il suo ministero in un tempo di grave crisi di fede perché con le nozze del re Acab con la regina Gezabele erano entrate in Israele diverse divinità, tra cui Baal, al cui servizio erano più di quattrocento profeti assoldati dalla stessa regina. Elia li aveva profondamente umiliati e per tale motivo la regina gli stava dando la caccia. E, in un momento di crisi, il profeta, profondamente scoraggiato, chiede a Jahwe di farla finita. E il Signore gli si manifesta non nel vento impetuoso, nè nel terremoto, nè nel fuoco, ma nel mormorio di un vento leggero, nel soffio del silenzio. Sì, perché nel silenzio Dio parla. Il silenzio è la voce di Dio.

Anche nel brano del vangelo si parla di crisi: Gesù è in crisi, perché non avevano inteso il segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci e volevano farlo re. Anche i discepoli sono in crisi, perché non riescono a comprendere che il messaggio di Gesù doveva essere portato anche all'altra riva del lago di Tiberiade, lì dove c'erano i pagani. E Gesù si rifugia sul monte, tutto solo, a pregare il Padre, in un dialogo cuore a cuore per sentirne l'abbraccio. Gli apostoli erano sulla barca e il mare era grosso ed essi avevano paura. Quando Gesù si presentò loro camminando sulle acque cominciarono a gridare per la paura. Allora Gesù si manifestò loro con le stesse parole con cui Jahwe si presentò a Mosè e al popolo di Israele: Coraggio, Io Sono, non abbiate paura! Non temere: parola presentissima in tutta la rivelazione biblica con cui il Signore combatte la madre di tutti i nostri nemici: la paura! E quando Pietro, osando, dice a Gesù di comandare che egli vada sulle acque incontro a lui, Gesù glielo ordina. E Pietro comincia a camminare. Ma quando anche lui si lascia prendere dalla paura e distoglie lo sguardo da Gesù comincia ad affondare. E Gesù, come già Jahwe nell'Antico Testamento, stende la mano. E lo rimprovera perché la sua fede è poca. E lo salva. Questa è la nostra vita: un dipanarsi tra la voce e lo sguardo del Maestro e le nostre paure e lo sguardo concentrato su noi stessi. È, questa, la domenica della fede contro la sfiducia, della fiducia contro la paura. Che il Signore ci conceda di imparare a credere in lui superando tutte quelle paure che ci portiamo dentro, fiduciosi che il suo amore dissipa ogni nostra tenebra.

[don Vito]
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