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La città
Accesso agli atti: quando la trasparenza diventa tutela concreta
La nota dell'imprenditore Aldo Musti
Barletta - lunedì 14 settembre 2026
Comunicato Stampa
«Il 18 giugno avevo posto pubblicamente una domanda molto semplice: è possibile per un cittadino conoscere gli atti che riguardano una decisione del proprio Comune? La domanda nasceva da una richiesta di accesso agli atti rimasta senza risposta e dal successivo ricorso alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri». Così l'imprenditore Aldo Musti.
«La richiesta, però, non nasceva da una curiosità astratta o da un interesse meramente documentale. Gli atti erano stati richiesti anche per poter tutelare compiutamente le proprie ragioni in un ricorso già pendente dinanzi al TAR, con udienza fissata al 23 settembre 2026.
La Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva già esaminato il ricorso e, con decisione del 28 aprile 2026, lo aveva accolto in parte, invitando l'Amministrazione comunale a riesaminare la richiesta di accesso. Dopo quella decisione erano seguite ulteriori comunicazioni e la segnalazione del permanere della situazione. A quella vicenda si è aggiunto poi un nuovo passaggio istituzionale. Con comunicazione del 24 luglio 2026, la Commissione ha dato riscontro alla segnalazione di mancata ottemperanza e ha rilevato il perdurare del diniego, tacito o espresso, all'accesso agli atti richiesti. Nella stessa nota ha precisato di non disporre di ulteriori rimedi amministrativi per indurre l'Amministrazione resistente a ottemperare alla propria decisione, essendo tale potere rimesso al TAR.
Il passaggio conclusivo è particolarmente significativo: la Commissione ha trasmesso nuovamente la nota al Comune di Barletta chiedendo di curare un "sollecito diretto riscontro con l'interessato", dandone notizia alla stessa Commissione. È proprio questo il punto. L'accesso agli atti non è una formalità e non può essere ridotto a una richiesta di carte fine a se stessa. Quando i documenti servono anche a tutelare le proprie ragioni davanti a un giudice, la trasparenza diventa uno strumento concreto di conoscenza e di difesa. La questione, quindi, resta quella dell'accesso negato e del valore effettivo delle garanzie previste per il cittadino. Se, dopo l'intervento dell'organo di garanzia e dopo ulteriori solleciti, la risposta continua a non arrivare, il problema riguarda direttamente il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. La trasparenza non dovrebbe essere una conquista. Dovrebbe essere il modo ordinario con cui un'Amministrazione rende conoscibili i propri atti e consente ai cittadini di tutelare consapevolmente i propri diritti».
«La richiesta, però, non nasceva da una curiosità astratta o da un interesse meramente documentale. Gli atti erano stati richiesti anche per poter tutelare compiutamente le proprie ragioni in un ricorso già pendente dinanzi al TAR, con udienza fissata al 23 settembre 2026.
La Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva già esaminato il ricorso e, con decisione del 28 aprile 2026, lo aveva accolto in parte, invitando l'Amministrazione comunale a riesaminare la richiesta di accesso. Dopo quella decisione erano seguite ulteriori comunicazioni e la segnalazione del permanere della situazione. A quella vicenda si è aggiunto poi un nuovo passaggio istituzionale. Con comunicazione del 24 luglio 2026, la Commissione ha dato riscontro alla segnalazione di mancata ottemperanza e ha rilevato il perdurare del diniego, tacito o espresso, all'accesso agli atti richiesti. Nella stessa nota ha precisato di non disporre di ulteriori rimedi amministrativi per indurre l'Amministrazione resistente a ottemperare alla propria decisione, essendo tale potere rimesso al TAR.
Il passaggio conclusivo è particolarmente significativo: la Commissione ha trasmesso nuovamente la nota al Comune di Barletta chiedendo di curare un "sollecito diretto riscontro con l'interessato", dandone notizia alla stessa Commissione. È proprio questo il punto. L'accesso agli atti non è una formalità e non può essere ridotto a una richiesta di carte fine a se stessa. Quando i documenti servono anche a tutelare le proprie ragioni davanti a un giudice, la trasparenza diventa uno strumento concreto di conoscenza e di difesa. La questione, quindi, resta quella dell'accesso negato e del valore effettivo delle garanzie previste per il cittadino. Se, dopo l'intervento dell'organo di garanzia e dopo ulteriori solleciti, la risposta continua a non arrivare, il problema riguarda direttamente il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. La trasparenza non dovrebbe essere una conquista. Dovrebbe essere il modo ordinario con cui un'Amministrazione rende conoscibili i propri atti e consente ai cittadini di tutelare consapevolmente i propri diritti».
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