
Politica
Stella Mele: «Due occasioni perse per la città. Questo modo di fare non appartiene al centrodestra che conosco»
La nota della Consigliera comunale FdI, e Presidente I^ Commissione Consiliare Affari Istituzional
Barletta - venerdì 2 ottobre 2026
13.04 Comunicato Stampa
Stella Mele, consigliera comunale di Fratelli d'Italia e presidente della I Commissione Affari Istituzionali, interviene sulla seduta di ieri del Consiglio comunale e critica la maggioranza per il mancato approdo in aula di due regolamenti elaborati dalla Commissione. Da qui, una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni e sull'identità del centrodestra.
«Quanto accaduto ieri in Consiglio comunale lascia amarezza, perché si è scelto di non portare a compimento due importanti lavori della Prima Commissione consiliare e, soprattutto, di non consegnare alla città due strumenti concreti. Il primo è il nuovo Regolamento del Consiglio comunale, frutto di mesi di lavoro, confronto e approfondimento sui suoi 96 articoli: un testo pensato per rendere più chiare, lineari e trasparenti le regole di funzionamento della massima assise cittadina e per tutelare il ruolo e le prerogative dei consiglieri comunali, presenti e futuri.
La seconda occasione riguarda il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni: uno strumento capace di trasformare la partecipazione da principio astratto a possibilità concreta, mettendo i cittadini nelle condizioni di contribuire direttamente alla cura della propria città.
Due Regolamenti diversi, accomunati dalla stessa idea: istituzioni più trasparenti, regole più chiare, cittadini più partecipi. Proprio per questo risulta difficile comprendere l'atteggiamento assunto dalla maggioranza. Il lavoro delle Commissioni, il confronto istituzionale e gli atti costruiti nell'interesse della città non dovrebbero diventare variabili dipendenti dagli equilibri politici del momento.
Lo dico con la coerenza di chi appartiene da sempre a questa comunità politica: questo modo di fare non appartiene al centrodestra nel quale mi sono sempre riconosciuta. Il mio centrodestra è quello della responsabilità, della serietà istituzionale, della partecipazione, del merito e della parola data. È quello che considera la rappresentanza una ricchezza e il confronto una forza, non un fastidio da neutralizzare.
Evidentemente, nel tempo, qualcuno ha maturato un'idea diversa: che governare significhi soprattutto contarsi anziché confrontarsi, custodire equilibri anziché costruire sintesi, rinviare anziché assumersi la responsabilità di decidere.
È una concezione della politica. Semplicemente, non è la mia. Le maggioranze, del resto, hanno sempre la possibilità di dimostrare la propria forza. La questione, semmai, è come scelgono di esercitarla. Per governare un'aula possono essere sufficienti i numeri — quando ci sono. Per darle autorevolezza, invece, servono visione, responsabilità e rispetto delle istituzioni. E questi, purtroppo, non si possono mettere all'ordine del giorno.
Per questo credo sia arrivato il momento che il centrodestra torni a interrogarsi seriamente sulla propria identità, sui principi che intende rappresentare e sul progetto politico che vuole offrire alla città. Se viene meno ciò che distingue una comunità politica, il rischio è arrivare alle prossime competizioni avendo difeso molti equilibri, ma senza aver preservato un'identità della quale andare fieri. Ed è una riflessione che il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di fare prima che siano i fatti a renderla inevitabile».
«Quanto accaduto ieri in Consiglio comunale lascia amarezza, perché si è scelto di non portare a compimento due importanti lavori della Prima Commissione consiliare e, soprattutto, di non consegnare alla città due strumenti concreti. Il primo è il nuovo Regolamento del Consiglio comunale, frutto di mesi di lavoro, confronto e approfondimento sui suoi 96 articoli: un testo pensato per rendere più chiare, lineari e trasparenti le regole di funzionamento della massima assise cittadina e per tutelare il ruolo e le prerogative dei consiglieri comunali, presenti e futuri.
La seconda occasione riguarda il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni: uno strumento capace di trasformare la partecipazione da principio astratto a possibilità concreta, mettendo i cittadini nelle condizioni di contribuire direttamente alla cura della propria città.
Due Regolamenti diversi, accomunati dalla stessa idea: istituzioni più trasparenti, regole più chiare, cittadini più partecipi. Proprio per questo risulta difficile comprendere l'atteggiamento assunto dalla maggioranza. Il lavoro delle Commissioni, il confronto istituzionale e gli atti costruiti nell'interesse della città non dovrebbero diventare variabili dipendenti dagli equilibri politici del momento.
Lo dico con la coerenza di chi appartiene da sempre a questa comunità politica: questo modo di fare non appartiene al centrodestra nel quale mi sono sempre riconosciuta. Il mio centrodestra è quello della responsabilità, della serietà istituzionale, della partecipazione, del merito e della parola data. È quello che considera la rappresentanza una ricchezza e il confronto una forza, non un fastidio da neutralizzare.
Evidentemente, nel tempo, qualcuno ha maturato un'idea diversa: che governare significhi soprattutto contarsi anziché confrontarsi, custodire equilibri anziché costruire sintesi, rinviare anziché assumersi la responsabilità di decidere.
È una concezione della politica. Semplicemente, non è la mia. Le maggioranze, del resto, hanno sempre la possibilità di dimostrare la propria forza. La questione, semmai, è come scelgono di esercitarla. Per governare un'aula possono essere sufficienti i numeri — quando ci sono. Per darle autorevolezza, invece, servono visione, responsabilità e rispetto delle istituzioni. E questi, purtroppo, non si possono mettere all'ordine del giorno.
Per questo credo sia arrivato il momento che il centrodestra torni a interrogarsi seriamente sulla propria identità, sui principi che intende rappresentare e sul progetto politico che vuole offrire alla città. Se viene meno ciò che distingue una comunità politica, il rischio è arrivare alle prossime competizioni avendo difeso molti equilibri, ma senza aver preservato un'identità della quale andare fieri. Ed è una riflessione che il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di fare prima che siano i fatti a renderla inevitabile».
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