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1583: l'anno in cui Trani tolse il Tribunale a Barletta

Domenico Vischi riporta fonti storiche a beneficio della cittadinanza

«Fonti storiche, integralmente e testualmente riportate, che asseverano la presenza del Tribunale nella Città di Barletta ininterrottamente dal XII al XVI secolo; come pure asseverano lo status ed il ruolo esclusivo riconosciuto a Barletta per cinque secoli di Caput (capoluogo) della regione e della Provincia». Così riporta Domenico Vischi, attento conservatore di fonti storiche che riporta a commento a beneficio dell'intera cittadinanza e tanto manda alla nostra redazione.

«A sentire taluni commentatori - inizia Vischi - sembrerebbe che il Tribunale "sia nato a Trani"; ed a dire dei medesimi, l'unica Città ad essere stata "Capoluogo di Provincia" prima del 2004 "sarebbe Trani".

Ambedue le affermazioni di detti commentatori NON corrispondono a verità! Ho trovato giusto pertanto – a beneficio dei Barlettani che non hanno potuto attingere a più sicure fonti storiche – ricordare che a partire dal dominio Normanno, Barletta (e non Trani) è stata ininterrottamente sede del Capoluogo – di regione, e di Provincia – come pure sede del Tribunale di seconde cure, ove appellare le sentenze di primo grado.
Beninteso: quello di Barletta (dal XII al XVI secolo) non è stato una mera sezione distaccata di altro Tribunale; è stato il Palazzo di Giustizia principale, di tutta la Terra di Bari (e per un largo periodo, anche della Terra d'Otranto).

Nel periodo storico dei cinque secoli in argomento, la funzione "politico-amministrativa", e la funzione "giudiziaria" nella regione e nella Provincia sono state esercitate da diverse figure istituzionali, chiamate in modi particolari. Un breve glossario.
Veniva detto Giustiziere o Preside l'Ufficiale di più alto grado, messo a capo di una Provincia. Era un amministratore, e nel contempo la figura apicale nell'esercizio della Giustizia.
Veniva detto Capitaneo un Ufficiale con funzioni sovrapponibili a quelle del Preside, ma ad esso gerarchicamente inferiore.
Venivano detti Camarario, Portulano e Secreto, gli Ufficiali con funzioni amministrative, giudiziarie, e fiscali.
Veniva detta Università ciò che oggi chiamiamo "Comune".
Veniva detta Sacra Regia Udienza Provinciale ciò che oggi chiamiamo "Corte di Appello"; la relativa figura apicale era il Preside.
Tutti questi Ufficiali – ed i rispettivi Palazzi in cui ebbero sede – erano allocati a Barletta, città Caput (Capoluogo), della regione, e della Provincia di Terra di Bari.

Le fortune di Barletta hanno cominciato a svanire a partire dal 1528-1529, con la distruzione della parte extra moenia della Città della Disfida, ad opera dei Francesi, capitanati dall'italiano Renzo da Ceri.
La distruzione – ed il conseguente massivo impoverimento della Città, che non si riprenderà per molto tempo – generò delle contingenze politicamente negative per i Barlettani; contingenze che furono subito messe a frutto dalla vicina e rivale Città di Trani.
Quando si trattò di mettere a disposizione un più funzionale "Palazzo di Giustizia" in Barletta, per le rinnovate esigenze, il Comune (Università) non ebbe risorse da investire per tale lungimirante impiego. Si offrirono pertanto Trani, Bari, e Bitonto di sostituire Barletta nella allocazione della "Sacra Regia Udienza Provinciale" (Tribunale di secondo grado). E fu preferita Trani; siamo nel 1583. La allocazione ivi con crisma di piena ufficialità – dopo dispute con Bari – avverrà il 1586.
Il Comune di Barletta era in pre-dissesto finanziario. Tuttavia i ricchi ed i potenti Barlettani ben avrebbero potuto far fronte ad una esigenza patriottica – quale era mantenere in Barletta la "Sacra Regia Udienza Provinciale" – investendo di tasca propria per edificare un nuovo e più ampio Palazzo di Giustizia, ma non intesero intervenire; col loro lassismo permisero che Trani ci sfilasse sotto il naso il nostro Tribunale.
Il problema principale non era neppure perdere il Tribunale, ma perdere il Capoluogo di Provincia. E ciò perchè – ricordiamo quanto detto nel glossario – a capo della Regia Udienza c'era il Preside, ossia l'Ufficiale di più alto grado politico-amministrativo-giudiziario della Provincia. Ergo, perdere la Regia Udienza significava perdere il Preside; e perdendo il Preside si perdeva il Capoluogo della Provincia di Terra di Bari.

Le fortune di Barletta precipiteranno ulteriormente con la peste nel XVII secolo. L'estrema povertà si fece miseria e morte.
La Regia Udienza ed il Preside che erano stati trasferiti da Barletta temporaneamente, per prendere provvisoriamente la via di Trani, rimasero lì definitivamente, perchè nessuna reazione allo spossessamento era giunta dalla classe abbiente di Barletta. Ci dice il Loffredo:
«Certamente in tanto impoverimento l'Università non poteva avere modo di apprestare il Palazzo di Giustizia quale si chiedeva: avrebbero potuto venirle in soccorso, se preveggenti, i più abbienti de' cittadini; ma assonnati questi nell'ambiente ascetico delle Fraterie, avevano perduto di vista l'interesse della patria».

Successivamente, con la definitiva soppressione del Tribunale del Portulano, che ancora esisteva in Barletta – e che aveva giurisdizione civile di appello su tutta la Provincia di Terra di Bari, e che aveva nonostante tutto garantito a Barletta il mantenimento dello status di Capoluogo della Provincia fino ad allora – il declino della Città della Disfida si fa totale ed irreversibile.

Questi pochi scampoli di storia di Barletta non sono certamente farina del mio sacco. La solidissima fonte storica da cui attingo queste nozioni è il libro di uno storico barlettano la cui fama lo precede: Sabino Loffredo, già citato nelle precedenti righe. Il libro in argomento è intitolato "Storia della Città di Barletta". Lo si può comodamente leggere nella Biblioteca Comunale di Barletta, a cui il suo preclaro autore dà il nome.

Mi cimento – a beneficio dei lettori "barlettani" assetati di sapere inerente la propria "Patria Barletta" – a riportare testualmente taluni significativi brani attinti dalla "Storia della Città di Barletta", Volume II, Libro Terzo, Capo III».

Stralcio del brano a pag. 128 e 129.
«Accadde quindi che la Città, cominciata già a scapitare nella preminenza di Caput regionis con la perdita della Regia Audientia per incuranza de' cittadini, finì di scapitarne anche di più allora per l'infortunio della peste, non valendo di quella preminenza a conservare le ultime reliquie che per breve altro tempo, sin che le politiche mutazioni che nel Reame erano per sopravvenire, non le tolsero anche queste. Chiudevasi così il periodo che della storia Barlettana fu il più importante, quello in cui la Città, rocca e segnacolo della somma d'interessi politici della regione di cui era a capo, era per cinque secoli stata segno alle cure ed a' favori de' dominatori successivi del Reame, come era stata bersaglio a' disegni ed agli attacchi di coloro che al possesso del Reame agognavano. Ma sia dato a me non chiuderne la narrazione, senza qual cosa aggiugnere che valga a snebbiare quella ch'è verità storica, che cioè distrutta Bari nel 1156, pe' cinque secoli che seguirono quella che fu riconosciuta Caput regionis fu Barletta, quantunque alla regione o Provincia fosse conservato il nome di Terra di Bari».

Stralcio del brano a pag. 130.
«E intanto, Bari distrutta, avuta in suspicione Trani stata ribelle anch'essa, era surta in vista Barletta; la quale non bastionata soltanto, ma guardata da Cavalieri Normanni parecchi ivi stanziati, e sita a capo della linea difensiva, allora importante, dell'Ofanto, venìa con ciò designata della regione del Ducato di Puglia a principale e sicuro propugnacolo, sì che non si tardò a farne centro dell'azione militare e governativa nella regione medesima. Di che apparvero i primi segni in tutto quel movimento di pellegrini, cavalieri, mercadanti e marinari che d'allora specialmente fu visto colà convergere pe' passaggi nella Siria, a ciò aiutando i Normanni entusiasti, in una agl'industri mercadanti Amalfitani già colà convenuti».

Stralcio del brano a pag. 130 e 131.
«Non guari dopo una concessione del Normanno Re Tancredi fe' che Barletta distaccata dalla Contea di Andria divenisse Città di Regio demanio; la qual cosa per l'esplicazione dell'azione Regia era indispensabile. E non trascorsero che brevi altri anni, che passata la dominazione del Reame da' Normanni agli Svevi, fu visto trasportato in Barletta il centro dell'azione di governo in rapporto alla intera regione suddetta in determinate relazioni. Chè nelle diuturne assenze da Palermo in quel tempo Metropoli del Reame, fu di Barletta che l'Imperatore Federico e Re Manfredi, stando nelle provincie di qua del Faro, fecero la loro sede quasi Uffiziale: e durante il regno dell'uno e dell'altro l'azione di governo in ciò che nella Regia potestà s'incardinava, non moveva che di lì; di che è indizio la scola ratiocinii, ossia il magistrato che pei reddiconti del pubblico danaro fu quivi allora istituito: accaduto di fare solenne atto politico di sovranità sul Reame, l'uno e l'altro no' l compirono altrove che lì; chè lì a' Baroni a posta convocati nella Pasqua del 1228 Federico pria di muovere per Terra Santa volle indicare chi nella succession sua raccogliere dovesse la corona del Reame; lì in febbraio del 1259 Manfredi ricevea l'ambasceria che venìa d'Alemagna per le ragioni di Corradino sul Reame medesimo; e lì si era della rocca fatto apposito palagio Regale: sì che in difetto di una che nel Reame di Puglia potesse sino allora dirsi Città Capitale, l'azione governativa movendo dal Re, non si espandeva che da Barletta, la quale n'era allora sede abituale e quasi uffiziale».

Stralcio del brano a pag. 131 e 132.
«Nella dominazione Angioina si restrinsero certo, e di molto, que' larghi orizzonti con l'assunzione di Napoli a metropoli del Reame di qua del Faro; ma non smesso il concetto dell'importanza che per la sicurezza del Reame annettevasi al possesso della Puglia, si continuò a tenere in onore Barletta, che oltre ad essere delle città Pugliesi allora la più ricca di popolo, di commerci e di patriziato, era sopra tutto il baluardo più valido della regione. Inalterata pertanto essa conservò la primiera preminenza non pure nella Provincia di Terra di Bari, ma eziandio in tutta la regione di Puglia in quanto, rispetto a quest'ultima, teneva massimamente a comando militare. E fu perciò che i primi Re Angioini non trascurarono conservare il Regio Palagio quivi esistente; e specialmente Carlo II fu studioso dell'ingrandimento della Città, arricchendola di territorio, riordinandone la parte edilizia, e disegnando allargare la cinta delle mura da chiudervi entro tutt' i tre Borghi circostanti».

Stralcio del brano a pag. 132 e 133.
«E fu per ragione di siffatta preminenza, e pe'l titolo nobiliare di essere quella Città stata sede di Re, che Re Ferrante I d'Aragona, intento ad affermare la sovranità sua sul Reame contro la potenza invadente del Principe di Taranto, potè scegliere la Città medesima per la solenne sua incoronazione. Nè siffatta preminenza di Barletta era allora contesa da altre Città Pugliesi; delle quali niuna in verità era in grado di contenderla, e tanto meno l'era Bari. La quale non si era per popolo ed edifizi rifatta paranco vistosa verso la metà del secolo XIV, e già in una a Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie e Trani dalla Regina Giovanna I era data in signoria a' Principi di Taranto; e ricaduta indi a parecchi anni al Regio Fisco per ribellione del Principe Giacomo Del Balzo, era dalla Regina Giovanna II ridata nel 1432 a Jacopo Caldora, al cui figlio fu ritolta dal Tarantino Principe Giovannantonio Orsino per rimanere nella costui signoria sino al 1463. Nè tenne allora Re Ferrante I d'Aragona a conservarla al Regio Demanio; chè dopo soli due anni, nel 1465, si piacque quel Re concederla a Sforza-Maria Sforza figlio del Duca di Milano, da cui poscia passò la signoria a Gian Galeazzo Sforza, e successivamente alla costui vedova Isabella d'Aragona, e infine alla costei figliuola Bona, la quale, moglie a Sigismondo Re di Polonia, la tenne sino alla sua morte avvenuta nel 1558».

Stralcio del brano a pag. 133.
«Ora basteranno tai cenni a fare manifesto, come Bari, impotente da prima, soggetta poscia a signoria ora di Baroni regnicoli ed ora di Principi estranei al Reame, non abbia pe' quattro secoli dal 1156 al 1558 avuto possibilità di aspirare alla importanza di metropoli, ossia di centro di governo del Re nella Provincia; e intenderà quindi ognuno, che continuossi la Provincia a dire Terra di Bari non perchè continuava quella Città ad esserne Metropoli, ma soltanto perchè tale l'era stata in tempo antico. D'altronde a viemeglio avvalorare tale dimostrazione soccorre il testimonio di Gioviano Pontano, scrittore che per essere stato Segretario dell'Aragonese Re Ferrante I durante tutto il costui regno, è di autorità irrecusabile; il quale scrivendo della Provincia di Terra di Bari de' suoi tempi ne designava Barletta Città capitale, regionis eius caput Barolum, e dandosi la cura di spiegare perchè, pure essendone capitale Barletta, la Provincia conservato aveva il nome di Terra di Bari, siggiugneva di questa: quae vocitata est ab urbe Baro per esserne codesta Città stata Capitale in antico tempo, quae caput olim regionis fuit».

Stralcio del brano a pag. 133 e 134.
«Per lo che puossi avere ormai dimostrato, che fu Barletta quella cui della Provincia suddetta toccò essere Capitale durante tutto il tempo suindicato, senza che Bari abbia potuto mai muoverle contesa sino alla morte di Bona ed anche dopo. Che anzi quando Barletta cominciò ad abdicare alle prerogative di Caput, lasciando ciecamente che la Regia Audientia Provinciale fosse di là rimossa, fu Trani la Città che seppe ottenere di divenire stabile sede della medesima, non Bari, quantunque fosse questa allora ridivenuta Città di Regio Demanio, e già apparisse ricresciuta d'importanza».

Stralcio del brano a pag. 134 e 135.
«Meno agevole è dire quali degli Uffizi, che per la difesa territoriale, per la riscossione de' diritti fiscali, e per l'amministrazione della giustizia erano preposti alla Provincia, abbiano avuto stabile o principale sede nella Città capoluogo durante le dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi. Del Giustiziere o Preside, come fu uso nomare allora l'Uffiziale messo a capo della Provincia, si sa che il medesimo rivestito di funzioni massimamente giudiziarie, aveva obbligo di percorrere quasi di continuo le due Provincie, alle quali ad un tempo presiedeva, di Terra di Bari e di Terra d'Otranto, con potestà amplissima di perseguire e punire i crimini più gravi, e di procedere contro i malfattori anche ad modum belli, erigendo Tribunale, che usavasi nomare Regia Audientia, ora qui, ora là ne' luoghi più prossimi a quelli de' commessi misfatti, a fine di rendere la pena più esemplare. Facevasi eccezione in quanto ad istruzione del processo, come usa oggi dire, per sole quattro Città avute in maggiore considerazione allora, Napoli, Capua, Aquila e Barletta, in ciascuna delle quali sin da' primi tempi Angioini fu istituito un Capitaneo, che con potestà di quasi Preside istruiva de' crimini più gravi, de' quali giudicava poscia la Regia Audientia».

Stralcio del brano a pag. 135 e 136.
«Se non che, a lungo andare, vennero di codesto circolare della Regia Audientia sentendosi meno i benefici e più gl'incomodi: ed è a credere che fino da' tempi della dominazione Aragonese siesi lasciato che le Regiae Audientiae cominciassero ad indugiarsi a lungo nelle Città capoluoghi delle rispettive Provincie, e che di codesta innovazione abbiano le popolazioni sperimentato qualche benefizio: stante che nella prima metà del XVI secolo, ossia ne' primi tempi del Vicereame, all'Imperatore Carlo V già chiedevasi fosse a' Presidi o Governatori delle Provincie fatto obbligo di reggere giustizia non altrove che nelle Città di loro ordinaria e solita residenza».

Stralcio del brano a pag. 136 e 137.
«In ogni modo la mutabilità di luogo della Regia Audientia non facea che in tutto il tempo suddetto il Preside o Giustiziere avuto non avesse nella Città capoluogo sua principale sede pe'l disimpegno delle altre sue funzioni: chè oltre alla giurisdizione criminale, il medesimo aveva attribuzioni di cause di designate materie e di varia indole, e con queste la potestà d'istruire le cause tra il Fisco ed i privati in una al Camarario; il quale compito era mestieri assolvere nella Città capoluogo, ove il Camarario e poi il Portulano ebbe sempre col suo Tribunale stabile sede. Ciò vale a spiegare perchè sin dai tempi di Re Ferrante d'Aragona, cioè nel 1473, facevasi in Barletta costruire a spese del Fisco apposito Palazzo Pretorio o di Giustizia; il quale addetto in parte agli Uffici del Capitaneo locale, non è meno certo sia stato addetto principalmente a sede del Preside e della Sacra Audientia provinciale, sempre che a questa accadeva di quivi funzionare. Chè ad usanza di Spagna (ed Ispano era il Regio Consigliere Francesco de Arenis che di quell'edifizio curò la costruzione) Palazzo Pretorio si usava allora dire quello in cui suo Uffizio quegli esercitava che la somma giurisdizione aveva nella regione, quale il Preside o Giustiziere era da noi».

Stralcio del brano a pag. 137 e 138.
«Ed in effetti allorchè per la catastrofe del 1529, a far posto alle Suore del distrutto Convento dell'Annunziata, l'Università si avvisò fare ricorso a quel Palazzo, dovè a sue spese costruire altro Palazzo Pretorio in via che fu perciò detta della Corte; palazzo la cui destinazione a sede del Preside e della Audientia provinciale è dall'appostavi iscrizione fatta manifesta con la menzione di Antonio Dallano che della medesima era allora Preside. Dopo quel tempo non pare dubbio sia la sede del Preside stata in Barletta mantenuta sino al 1583; chè in quell'anno Ferrante Caracciolo, sotto il cui governo le due Provincie di Terra di Bari e di Terra d'Otranto erano ancora unite, della sede che in Barletta avea lasciava ricordo sospendendo al tempio colà di Santa Maria della Croce, come fu altrove narrato, le bandiere che tolte aveva a' Turchi nella battaglia di Lepanto».

Stralcio del brano a pag. 138 e 139.
«Da quel tempo innanti cessa ogni indizio che accenni a' Presidi colà residenti. E brevissimo tempo passò d'allora, e della Regia Audientia di Puglia, cui l'onore di essere stata un dì presieduta dal Vicario Alfonso d'Aragona aveva fatto appellare Sacra Audientia, la unicità tra le dette due Provincie fu rotta, a ciascuna assegnandosi Preside proprio con proprio Tribunale: e con l'avvenuta separazione nulla più impedì che, come in altre Provincie era già fatto, fosse data stabile sede anche alla Audientia di Terra di Bari. È a credere, non sia Barletta stata allora in grado di offrire edifizio adeguato al nuovo assetto di quel Tribunale; stante che a divenire sede del medesimo aspirando Bitonto, Bari e Trani ad un tempo, furono tutte tre quelle città viste gareggiare in offrire adatto edifizio ciascuna; e fu preferita Trani. In ogni modo, il XVI secolo non era peranco chiuso, e la sede dell'Audientia fu trasferita in Trani per avere quella stabilità che, forse lontana dai disegni allora de' governanti, divenne in seguito duratura».

Stralcio del brano a pag. 139 e 140.
«Codesto mutamento non aveva potuto però fare rimuovere da Barletta, almeno per allora, anche l'altro Tribunale, che, istituito a conoscere in appello delle cause civili della Provincia, quivi aveva sede da antico tempo. Nell'organizzazione data all'amministrazione del Reame massimamente dall'Imperatore Federico, il Camarario, che nella Provincia sovraintendeva a tutta la Regia azienda, di cui organi maggiori erano il Portulano per le Dogane e il Secreto pe' moltiplici altri diritti fiscali, era rivestito ad un tempo della giurisdizione civile, conoscendo degli appelli dalle sentenze de' Bajuli, ch'erano quelli che sin da' tempi ultimi de' Normanni conoscevano nelle singole Città delle cause civili in primo esame. Ma venne tempo, quello degli Aragonesi, in cui, costituiti in quasi tutte le città di Regio Demanio i Capitanei, fu ne' medesimi cumulato l'imperio e la giurisdizione, trasferendosi ad essi per le cause civili la giurisdizione appartenuta a' Bajuli sino allora, e 'l giudizio de' crimini ch'era stata attribuzione delle Regiae Audientiae; come d'altra parte, soppressi i Camarari, furono le Regiae Audientiae tramutate in Tribunali provinciali di appello dalle decisioni de' Capitanei sia civili, sia penali. Codesta riforma però attuata senza indugi in tutto il Reame in quanto alle attribuzioni de' Capitanei, ebbe eccezioni ed indugi invece in quanto alla nuova giurisdizione civile delle Regiae Audientiae in talune Provincie, e di queste ultime fu quella di Terra di Bari. Ivi, come da per tutto, nell'amministrazione de' proventi fiscali della Provincia le funzioni del Secreto e del Camarario si erano cumulate in quelle del Portulano Provinciale, sì che questi si trovò così sostituito al Camarario. E avvenne così che il Portulano addetto d'allora a disimpegnare in tutto il Reame le funzioni amministrative di detto Uffizio, fosse dippiù investito eccezionalmente della giurisdizione civile del Camarario in sole quelle Provincie ove la medesima non era stata peranco integrata alla Regia Audientia, e che furono tre sole, quelle di Abruzzo, di Terra d'Otranto e di Terra di Bari, la quale credo sia stata l'ultima a vedere smesso il relativo Tribunale. Ora codesto Tribunale, che pria col Camarario e poscia col Portulano giudicava in appello delle cause civili di tutta la Provincia di Terra di Bari, risiedeva senza dubbio in Barletta».

Stralcio del brano a pag. 140 e 141.
«Il che è vero tanto, che quell'Università potè al Re Ferdinando il Cattolico chiedere nel 1507 che gli Uffizi di Giudici e Mastrodatti da vacare nelle Curie del Capitaneo e del Portulano ch'eran colà, fossero quindi innanti ad essa conceduti. E non è meno certo d'altra parte, essere quel Tribunale stato lì mantenuto non pure durante tutto il secolo XVI, ma per parecchio altro tempo avvenire: riesce ciò comprovato dal testimonio autorevole ed universalmente accettato di Carlo Tapia, il quale, scrivendo dell'Ufficio del Portulano, e riferendosi a' tempi suoi, non ometteva di rilevare la giurisdizione che il Portulano di Barletta esercitava sino allora eccezionalmente in quella Provincia, conoscendo delle cause civili di appello dell'intera Terra di Bari».

Stralcio del brano a pag. 141 e 142.
«Indubbiamente adunque, non ostante fosse in Trani stata tradotta la Regia Audientia, continuava Barletta ad essere considerata Caput della Provincia, essendo in essa rimasta immutata la sede del Tribunale Provinciale degli appelli civili, e quella massimamente del Governatore delle armi Provinciale; la qual cosa consiglia a credere che da prima siasi addivenuto a trasferire la Regia Audientia in Trani con disegno di fare di quella Città una sede semplicemente provvisoria, nell'aspettazione che adatto e capace edifizio fosse in Barletta apprestato. Per mala ventura le condizioni economiche della Città erano divenute via via peggiori: e ho già dianzi notato, come dalla prima metà del XVII secolo quelle dell'Università specialmente erano venute declinando così, che a far fronte a' pubblici lavori più impellenti, ed a' più impazienti creditori, fu necessità la medesima autorizzare da prima a locare, in detrimento degli usi civici, i demanii comunali, e poscia ad alienare que' terreni patrimoniali che stendevansi attorno a Zapponeta. A fare miserrime tali non liete condizioni sopraggiunse il disastro della peste; e la prostrazione che ne seguì fu siffatta, che da' creditori compulsa nella Regia Camera della Summaria, l'Università fu nel 1673 dedotta in patrimonio, come usavasi allora dire, rimanendo co' redditi sequestrati a disconto de' suoi debiti per oltre un altro secolo».

Stralcio del brano a pag. 142 e 143.
«Certamente in tanto impoverimento l'Università non poteva avere modo di apprestare il Palazzo di Giustizia quale si chiedeva: avrebbero potuto venirle in soccorso, se preveggenti, i più abbienti de' cittadini; ma assonnati questi nell'ambiente ascetico delle Fraterie, avevano perduto di vista l'interesse della patria. Quindi seguì che il Preside e la Regia Audientia prendessero in Trani sede definitiva; e in processo di tempo, quando della Regia Audientia di Terra di Bari fu creduto integrare la giurisdizione con l'esercizio anche di quella civile, così come già era nelle altre Provincie, fu forza sopprimere in Barletta il Tribunale del Portulano. E d'allora continuarono sì a mantenersi in Barletta l'Uffizio di riscossione delle imposte Provinciali e la sede del Governatore Provinciale delle armi; ma la considerazione che di Capoluogo della Provincia aveva la Città fino allora avuta ne fu menomata e andò più e più sbiadendo, da che il Preside che aveva nella Provincia la maggior somma di poteri, facea Trani sua sede, non più Barletta. I Barlettani che, improvvidi, si erano lasciati spossessare della sede del Preside e della Regia Audientia, credettero trovare riparo, facendo di non perdere quelli degli Uffici Provinciali che non peranco erano dalla loro Città stati rimossi; e per le esigenze del Comando ch' ivi era delle armi, si sobbarcarono a costruire apposita ampia caserma, ch' è quella che sulle mura da presso la Porta di mare vedesi da lunga pezza omai diserta. Ma schivare gli effetti de' precedenti errori era omai vano. Da quegli errori preparata, la decadenza di Barletta da Caput della Provincia era venuta compiendosi quasi per lassezza della Città istessa; e il tempo la suggellava. Era chiaro, che ne' mutamenti politici ch' erano per sopravvenire nel Reame, Barletta si sarebbe trovata impotente non pure a rivindicare, ma neanche a contendere all'emule Città di Trani e Bari la perduta preminenza».

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