Vincenzo Cosco
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Calcio

Verso Barletta-Andria, parla Cosco: «Andremo al "Puttilli" a fare la nostra partita»

«L'approccio alla prima gara sarà determinante, del mio futuro parlerò il 3 giugno»

L'Attesa è finita. Dopo due settimane di stop per recuperare energie fisiche e mentali, si torna in campo per gli ultimi 180' della stagione 2012/2013 degli azzurri. Ieri, nella sala stampa del Degli Ulivi, in conferenza erano in quattro: l'allenatore Vincenzo Cosco, Vincenzo Migliaccio, Francesco Larosa e Riccardo Innocenti. A caricare l'ambiente però, come sempre, è il mister molisano.

«Andremo a Barletta a fare la nostra partita». Per quanto retorica possa essere la frase di mister Cosco, si percepisce un alone di positività all'interno di casa Andria. «La nostra è una squadra molto compatta, che nell'ultimo periodo è riuscita ad esprimere anche un buon calcio, grazie ad un sistema di gioco che ci spinge ad essere molto corti in campo». Al di là dei tatticismi però, ciò che emerge è un incredibile bisogno di scendere in campo e dimostrare a tifosi, città e al campionato stesso, che quest'Andria e i suoi giocatori hanno fatto qualcosa di straordinario e possono ancora dire la loro: «L'approccio alla prima gara sarà determinante, ma credo che il tutto si deciderà nell'arco dei 180 minuti. La vittoria di Prato, arrivata subito dopo la sentenza, è stata determinante per ridare convinzione all'ambiente in quanto era una partita che, in teoria, a noi serviva a poco ma aver battuto fuori casa una squadra ancora in lotta per un obiettivo ci ha fatto riacquistare quella convinzione che, nonostante le buone prestazioni, forse avevamo perso nell'ultimo periodo».

Migliaccio ed Innocenti hanno dato dimostrazione di diplomazia non sbilanciandosi su nulla, mentre interessanti le parole soprattutto di Larosa. Su mia pressione per rivelare alcuni aneddotti o sfottò ricevuti ha rivelato che alcuni tifosi barlettani gli hanno detto, in tono scherzoso, «d fè l'omn e di salutarli prima del match» e che ha preferito andare dal barbiere qualche giorno fa «n modo da ritornarci il più lontano possibile». Insomma il più sorridente e sereno nonostante credo partirà titolare domenica. Innocenti e Migliaccio hanno confermato che l'attesa in occasione di questi match logora e nn vedono l'ora di giocare e che «bisogna esser bravi a gestire le emozioni».

Ma a mettere i bastoni tra le ruote ai piani biancoazzurri ci penseranno i "cugini" biancorossi. Cosco è ben consapevole del cambiamento a livello tattico e mentale dei suoi avversari. Un Barletta che con l'avvento di Orlandi ha cambiato completamente pelle, migliorando la fase offensiva e di non possesso, ma soprattutto creando uno stato psico-fisico decisamente diverso rispetto a quello visto in gran parte della stagione. E', comunque sia, un Cosco che non parla molto degli avversari, ma che si sofferma su ciò che lo circonda. A partire dalla sua squadra fino al sostegno della tifoseria. Il tutto con la consapevolezza di avere attorno a sè un ambiente che arriva stanco e ferito a questi play-out, ma pronto a rialzarsi e ad affrontare l'ultima grande sfida. «La tifoseria non ci ha mai abbandonato anche nei momenti più difficili, in questi quindici giorni si è creato un clima magico dato che sono sempre stati presenti agli allenamenti in quanto abbiamo deciso di allenarci a porte aperte. Sono convinto che verranno in massa a Barletta, così come hanno fatto nella precedente sfida di campionato».

L'allenatore evita di parlare anche del suo futuro «In primis farò di tutto per mantenere il titolo in questa città. Per l'accoglienza e la disponibilità delle persone con cui ho avuto modo di approcciarmi mi sento quasi un andriese. Al mio futuro penserò dal 3 giugno in poi. Ora ho bisogno di una concentrazione tale da permettermi di affrontare al meglio questi play-out e conquistare un successo che donerebbe a questo gruppo al gloria che merita».

Cosco si congeda dalla conferenza con un semplice, ma sincero, «Che vinca il migliore», con forse la consapevolezza che, o si vinca o si perda, l'aver ottenuto l'ammirazione, l'affetto e la stima di un intero ambiente calcistico, come quello andriese, per lui sia già un gran successo.

Antonio Ventola
Dario Ruta
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