Marco Materazzi premiato ad Andria
Marco Materazzi premiato ad Andria
Calcio

Marco Materazzi: «Vivo ancora l'Inter, grato al presidente Moratti»

L'ex colonna di Inter e Nazionale ai nostri microfoni

15 trofei in 10 anni con la maglia nerazzurra, giocando complessivamente 301 partite, segnando 21 gol e vincendo 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, una Champions League e un Mondiale per Club. Alle soglie dei 40 anni Marco Materazzi, colonna nerazzurra e dell'Italia Campione del Mondo 2006, è un'icona del calcio italiano, a prescindere dal tifo e dalle bandiere. Martedì sera Materazzi è stato premiato con il riconoscimento che l'Inter Club Andria assegna a tifosi della Beneamata impegnati nella cultura, nella tv, nello sport e nello spettacolo, il Premio "Mediterraneo". Prima della cerimonia, "Matrix" si è raccontato ai nostri microfoni tra passato e futuro:

Marco, all'Inter la vittoria manca da tanto. L'arrivo di Thohir è l'unica chance che la squadra ha per tornare grande?
«Vediamo: intanto io credo che ogni tifoso dell'Inter debba essere grato alla famiglia Moratti, che ha realizzato sogni, ambizioni e trofei di ogni amante dei colori nerazzurri. Credo che oggi nel presidente Moratti sia subentrata la voglia di godersi l'Inter. Io stesso, da tifoso dell'Inter, sono grato al presidente Massimo Moratti».

L'Inter di quest'anno ti convince?
«Per quel che riguarda l'Inter di quest'anno, la prima partita è andata bene. Mi sembra che si sia rischiato poco, è arrivata una vittoria che è la cosa più importante, ma c'è ancora da lavorare. C'è un allenatore capace, che ha sempre fatto bene in qualsiasi squadra dove è andato, ma bisogna essere realistici: all'Inter non ci sono le individualità che hanno squadre come Juventus e Napoli, senza nulla togliere ai ragazzi che indossano questa maglia. In questo momento soprattutto i nuovi arrivati giovani sono i migliori che c'erano sulla piazza: Icardi, Belfodil, Taider, Wallace, lo stesso Guarin. Quindi c'è una miscela giusta, ma penso che la Juventus sia migliore a livello di qualità».

Che rapporti ha oggi Materazzi con l'Inter? Si vede in un futuro in società?
«In questi due anni sono sempre rimasto in contatto con tutti, dal Presidente ai massaggiatori a Monica Volpi: io credo che le cose debbano venire naturalmente. In questi due anni i rapporti non sono morti, sono più vivo che mai: il calcio è una parte importante, ma non fondamentale della mia vita».

Cosa è cambiato nel calcio italiano dopo Calciopoli?
«E' cambiato che adesso magari si sbaglia in buona fede, prima non sempre».

Si parla tanto di insulti razzisti ai calciatori: in passato ricordiamo il tanto, troppo, discusso episodio con Zidane, poi c'è stata la tua diatriba con il coreano Ahn, ex-Perugia. Dov'è il confine tra razzismo e vittimismo?
«Io credo che il coro razzista o gli insulti che abbiamo ricevuto io e Mario (Balotelli, ndr) in passato, siano stati più frutto di paura che di ignoranza. Penso che essere chiamato "negro" o "figlio di p…", come è capitato a me, non siano offese molto diverse. Per quanto riguarda Ahn, ha detto che gli dicevo che gli puzzava il fiato di aglio. Se uno mangia aglio come le mele, non è un insulto razzista, l'avrei detto anche a un italiano. Lui ha detto poi questa cosa in occasione della presentazione del suo libro. Penso che nessuno sappia chi sia Ahn».

Tu nonostante gli insulti ricevuti dai tifosi avversari non hai mai abbandonato il campo: è la strategia migliore?
«Credo che la migliore maniera per reagire agli insulti è quella di dimostrare di essere più forti di tutti in campo, anche di stupidi cori. Non mi è mai passato per la mente di fare questo e mai ho visto qualcuno che ha lasciato la squadra in 10 in partite importanti, come un Inter-Barcellona.

Sulla polemica Zidane-Materazzi: questa pace è mai avvenuta?
«Non è mai avvenuta di persona, ma avete messo troppe virgole su questa vicenda. Noi due siamo gli unici che ci hanno messo un punto».

Cosa significa essere dell'Inter?
«E' bello, semplicemente questo. E' un insieme di emozioni che è difficile anche raccontare. Bello è l'aggettivo che lo racchiude, sono poche lettere ma significa davvero tanto per me».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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