Calcio, delusione
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La dura realtà fornita dal "Report Calcio 2011"

Preso in esame il triennio 2007-2010

Riequilibrio nel rapporto tra costi e ricavi dei club, maggiore diversificazione sul fronte degli introiti troppo legati alla voce diritti televisivi, riduzione del costo del lavoro e soprattutto interventi legislativi per agevolare la costruzione di nuovi stadi: sono le conclusioni che emergono dal dibattito su "Report Calcio 2011", il primo rapporto organico presentato questa mattina dai tre soggetti che hanno promosso lo studio, Figc, Arel e PricewaterhouseCoopers presso la sede dell'ABI, alla presenza di Rocco Crimi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport, Enrico Letta, segretario generale dell'Arel, Giancarlo Abete, presidente della Figc, Emanuele Grasso, PricewaterhouseCoopers.

Il volume, che fotografa lo stato del calcio italiano attraverso un censimento statistico di tutta la struttura della Figc e un'ampia analisi economico-finanziaria sui bilanci dei club professionistici dalla Serie A alla Lega Pro, vuole essere, nell'ottica degli enti promotori, un contributo in grado di fornire elementi di riflessione sul sistema calcio, utile ad individuare le possibilità di intervento normativo per dare maggiore competitività, soprattutto nel quadro internazionale. Per quanto riguarda la Lega Pro, lo studio ha preso in esame 92 delle 108 società che hanno gravitato nel triennio nella Lega diretta da Mario Macalli.

Sfogliando il report, traspaiono diversi dati critici che mettono in luce, esaminando le annate calcistiche 2007/2008, 2008/2009 e 2009/2010, le carenze e la crisi economica del calcio di terza serie, e mettendo in evidenza un futuro "nero" per le società di Lega Pro: negli ultimi 7 anni, dal 2004 ad oggi, ben 80 società "pro" non sono riuscite a iscriversi ai rispettivi tornei, per la media di 11,5 forfait all'anno. Il calcio di Lega Pro appare anche scarsamente dotato a livello patrimoniale: rispetto alle attività realizzate il patrimonio è appena il 3%. Purtroppo in aumento, invece, i debiti che passano dall'86% al 92% delle attività.

La questione-stadi tiene banco anche in un'ampia porzione del Report, ove leggiamo che l'età media di un impianto in Prima Divisione Lega Pro è di 60 anni, e scopriamo quindi come il "Puttilli" di Barletta, inaugurato nel 1970, sia tra gli impianti meno vecchi. Tristemente duri i numeri inerenti il capitolo-spettatori, in calo del 3,1% nell'ultimo trienno.

A margine della presentazione del detto volume, il presidente della Figc Giancarlo Abete ha parlato della situazione del calcio italiano in generale: «Abbiamo delle criticità, ma mi preoccuperei di una realtà che non ha mercato e non è il nostro caso. Nel mondo professionistico dobbiamo trovare equilibrio sul versante costi/ricavi in linea con il Fair Play finanziario: ci sono aree che sono sottodimensionate come i ricavi da biglietteria o le sponsorizzazioni/merchandising e aree che bisogna saper gestire con grande attenzione perché hanno peso significativo come quella dei diritti televisivi; sul versante dei costi bisogna contenere il costo del lavoro». Un cauto ottimismo in controtendenza rispetto ai dati contenuti nel "Report Calcio 2011".
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