Barletta-Ascoli, la vittoria arriva di rigore
Barletta-Ascoli, la vittoria arriva di rigore
Calcio

Il Barletta Calcio e la sindrome dell'accerchiamento

Via Vittorio Veneto e quelle strane reazioni dopo i risultati positivi

"Abbiamo vinto, abbasso i gufi!". "Evviva, il risultato è stato raggiunto, abbasso i rosiconi!" Chi è avvezzo ai social network ed a Facebook in particolare, si sarà sicuramente imbattuto all'indomani di qualche risultato positivo del Barletta calcio (non molti a dire la verità in un campionato che fino a questo momento ha portato 2 vittorie, 8 pareggi e 8 sconfitte) in frasi e post simili sulle bacheche di calciatori o addetti ai lavori del Barletta calcio. Anche all'indomani della vittoria con l'Ascoli, la prima ottenuta in casa in questa stagione, arrivata oltre 7 mesi dopo l'ultimo sorriso ottenuto al "Puttilli" il 26 maggio 2013 nei play-out contro l'Andria, ci siamo ritrovati dinanzi alla solita inevitabile reazione e ci siamo chiesti, perchè? Chi saranno questi tirapiedi (dal dizionario Treccani: Aiutante del boia che tirava gli impiccati per i piedi in modo da abbreviarne l'agonia, in gergo calcistico: colui che che trae godimento dalle disavventure delle squadra avversaria), chi saranno questi gufi?

Prima di formulare varie ipotesi, abbiamo pensato che probabilmente in via Vittorio Veneto si sia vittime della "sindrome di accerchiamento", fenomeno già abbastanza noto nel mondo del calcio essendo stato lanciato in Italia nientepopodimeno che da Jose Mourinho il quale per caricare la sua Inter parlava di prostituzione intellettuale della stampa italiana (eh, la stampa!) per poi essere ripreso successivamente da Antonio Conte che ad inizio stagione quando si trovava ad inseguire la Roma, prima di iniziare la sua marcia trionfale parlava di "Fattori esterni che vogliono impedire la vittoria del terzo scudetto alla mia Juve", facendo riferimento indovinate a chi? Beh, alla stampa. Fatto questo excursus, torniamo a noi: dunque chi sarebbero questi tirapiedi? Facendo delle ipotesi e vista la già citata definizione del termine si potrebbe pensare a qualche tifoso di squadre rivali, magari qualche supporter dell'Andria ancora scottato per l'esito dei play-out, o magari qualche tifoso del Foggia, del Brindisi, del Lecce o della Nocerina che si augura ardentemente di vedere il Barletta perdere, soccombere, inanellare record negativi come quello unica squadra senza gol d'Europa detenuto fino alla settima giornata, o tabù come quello della vittoria interna appena sfatato. Saranno dunque loro i tirapiedi? Chissà.

Un' altra ipotesi documentata dai vari e ripetuti strali contro gli atteggiamenti poco costruttivi, contro le analisi faziose, contro le analisi inesatte e denigratorie, lanciati dal presidente, dall'allenatore, da qualche addetto ai lavori o da questo o quel giocatore ci portano a pensare che dietro alla figura del tirapiedi, gufo o iettatore (dal dizionario: persona ritenuta in grado di esercitare influssi malefici) possa nascondersi...la stampa locale! E non potrebbe essere altrimenti, prendendo spunto dai ben più noti esempi citati in precedenza, probabilmente anche in via Vittorio Veneto serpeggia il pensiero dell'esistenza del giornalista fazioso, orco cattivo, impegnato a desiderare le disgrazie della propria (!) squadra del cuore per chissà quale fine o obiettivo. A questo punto, concludendo la riflessione resta da chiedersi, perchè mai un qualsiasi componente della famigerata stampa locale dovrebbe "tirare i piedi" al Barletta, quando sarebbe il primo a trarre giovamento, sotto molteplici punti di vista, dalle vittorie della squadra di cui racconta le gesta? E' un dubbio che ormai sta diventando atavico e che ci tormenta ogni qual volta il Barletta riesce ad ottenere qualche risultato positivo. La risposta a questo dubbio probabilmente non la troveremo mai, ma noi continuiamo a sperare che i "tirapiedi" non vengano più evocati, che si possa cominciare a gioire davvero di qualche vittoria e si possa cominciare a gioire con la consapevolezza, che ora purtroppo non c'è, di avere dinanzi un futuro roseo, anzi, biancorosso.
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