Mattia Masiero
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Calcio

Curiosità biancorosse: Mattia Masiero, dal campo alla scrivania

L'ex difensore del Barletta e una carriera interrotta a 26 anni

27 primavere alle spalle e già due vite professionali maturate. E' la storia di Mattia Masiero, ex terzino destro del Barletta Calcio nel biennio 2010-2012, 80 presenze in Lega Pro e 3 "caps" in serie B, collezionate tra la Puglia, Ancona e Torino. Nella Lega Pro rifondata e basata sui giovani ha trovato poco spazio, così ha preferito cambiare mestiere. Gli anni trascorsi a Barletta sono sempre stati contrassegnati dalla sua umiltà, dalla disponibilità assoluta e dalla professionalità dimostrate partita dopo partita. Una lealtà che ora trova spazio in un'altra veste professionale, nel campo dell'imprenditoria: una storia che va oltre il campo, che raccontiamo in una curiosa intervista:

Mattia, due anni a Barletta e poi l'addio dopo aver toccato i playoff sul campo ma non in classifica.
«Sì, purtroppo ci hanno tolto quel punticino: dell'esperienza a Barletta ho un ricordo bellissimo, sono ancora in contatto con molti dei ragazzi di quella squadra, una cosa che non mi era mai capitata nella mia carriera. Eravamo un bel gruppo, davvero amalgamato, peccato per come andò a finire».

Con chi ti senti in particolare?
«Ho molti contatti con Guerri, Infantino, Simoncelli, Zappacosta, Mazzarani, Cerone, Pane, Schetter: eravamo davvero molto uniti».

Hai l'impressione che il modo in cui è finita quell'annata abbia anche cambiato la carriera di alcuni di voi?
«Questo non lo so: io personalmente avevo giocato di più ma peggio negli anni precedenti. Quando ho lasciato Barletta, l'ho fatto al termine di un'annata buona, poi però c'è stato anche il cambio generazionale dettato dalla crisi e dalle scelte della Lega Pro a fare la loro parte».

La riforma è stato un bagno di sangue, magari necessario, che ha però abbattuto l'interesse di alcune piazze per il calcio. Tu come valuti la Lega Pro 2013/2014?
«Parlo da uno che ormai è fuori da quel mondo: io credo che certe riforme andrebbero valutate molto meglio. I giovani, se sono bravi, giocano sempre: io la vedo così. I campionati sono diventati meno competitivi, non dimentichiamoci che un ragazzo giovane migliora soo se affiancato da colleghi esperti, difficilmente questo avviene se il gruppo è formato solo da giovani».

A fine 2012 hai deciso di concludere la tua carriera da calciatore. Oggi cosa fa Mattia Masiero?
«Lavoro nell'ambito finanziario-assicurativo e creo e gestisco gruppi di persone che lavorano come venditori. Creo reti commerciali con l'obiettivo di andare a valutare quelle che sono le migliori possibilità di investimento o di risparmio delle famiglie. Lavoro molto nel Nord Italia, potenzialmente potrei però venire anche al Sud, ma ora mi sto costruendo una base di partenza».

Ti senti un pò una "mosca bianca" in un mondo, quello dei calciatori, che spesso stenta a ricollocarsi una volta smessi i panni del campo?
«Sicuramente non è una cosa solita, ci vuole coraggio ma anche capacità di fare calcoli, questo non lo nascondo. Due anni fa, dopo l'esperienza a Barletta, mi fu fatta una proposta in Prima Divisione dal Treviso, ma offrivano un ingaggio basso. Se la tua passione ti porta scarsi guadagni, è il caso di sedersi a tavolino: non ho visto molta prospettiva in quello che il calcio mi poteva dare, così a 26 anni ho deciso di fare due passi indietro per trovarmi magari tra 7-8 anni con un'attività ben avviata e una bella famiglia. Spesso quello del calcio è visto come un mondo dorato, ma in Lega Pro non è così».

Quali ricordi porti nel tuo cassetto dall'esperienza barlettana?
«L'unico episodio negativo è quello dell'aggressione subita da alcuni componenti della squadra a Sturno: sono d'accordo con ogni tipo di contestazione, ma non quelle sul piano fisico. Nei due anni, però, nel complesso, siamo stati davvero bene: ci sono tanti bei ricordi anche, dalla presentazione ufficiale della rosa nell'estate 2012 al 3-2 sul Siracusa. Mi sento ancora con tanti barlettani, da Ruggiero Dilillo a Giacomo Francavilla che mi piace citare, e Barletta è ancora in un pezzo del mio cuore, e spero che il futuro calcistico sia roseo».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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