Giuseppe Perpignano, presidente del Barletta Calcio
Giuseppe Perpignano, presidente del Barletta Calcio
Calcio

Barletta, il giorno più lungo e l'onta del calcioscommesse

Tutto il biancorosso di una stagione dai record positivi e negativi

Scrivere e commentare questa giornata non è cosa facile. Anche chi siede "dall'altra parte della monitor" ha a cuore le sorti del Barletta, e trovarsi a vivere una pagine del genere era l'ultimo dei pensieri e degli auspici che ciascun tifoso avrebbe fatto. È altrettanto difficile pensare che nella stessa stagione sportiva possano essere state scritte pagine indelebili in positivo e in negativo. Di positivo restano undici risultati utili consecutivi, un gruppo con un condottiero che ha versato sudore e lacrime sul campo e fuori. Di negativo, purtroppo, tutto il resto. E allora torna facile raffrontare il presente con il passato. Quel passato fatto da una gestione senza debiti, dopo la quale Barletta ha vissuto e scritto la sua pagina peggiore. Scrivere di debiti, nel calcio moderno, è ormai all'ordine del giorno, ma parlare di scommesse e di calcio sgonfiato dei propri valori sportivi fa veramente male. Chi è cresciuto a pane e pallone non potrà mai perdonare Ninni Corda, Giuseppe Perpignano e tutta la banda, chi ha fatto di una passione, di un sogno un vero e proprio incubo. La giornata appena trascorsa rischia seriamente di segnare ancora la parola "fine" nella storia biancorossa, una fine non fatta di debiti esorbitanti, ma di somme piccole e di grandi giri di scommesse". Peccato che, oltre alle scommesse, in questo caso ci si giochi l'onore e l'attaccamento di un popolo che non disdegna la possibilità di percorrere chilometri per l'orgoglio della maglia.

Analisi di un disastro "per il bene del Barletta"
Tralasciando le facili derivazioni proverbiali, esclamazioni tipo "si stava meglio quando si stava peggio" o come "ai miei tempi…", ora Barletta si trova a vivere uno dei suoi incubi peggiori. E pensare che tutto era nato in una anomala giornata d'inverno, allorquando un uomo, che ormai del presidente – per alcuni – aveva soltanto l'incarico scritto e ratificato su carta e poco altro, asseriva che il Barletta stava per essere penalizzata "per il suo bene". Da allora, sono arrivati sei punti di penalizzazione, tante promesse gettate al vento, le ammissioni – mai troppo convinte – di una colpa fin troppo chiara. Qualcuno, come il più geniale dei rabdomanti, aveva individuato l'acqua lontano da Barletta, aveva bollato quei presagi come la possibilità di un triste epilogo. Lo spettro del fallimento con cui si è aperto il 2015 ha confermato solo parzialmente quella tesi, e allora quel rabdomante si è trasformato in gufo, addirittura in avvoltoio. Perché, si sa, chi critica lo fa per puro spirito critico, mica perché ha a cuore le sorti di una squadra di calcio.

In fondo, succede spesso così, il giornalista, quello abituato a fare da sé, quello che deve convivere tutti i giorni con una società assente che non può permettersi un ufficio stampa se non quello "digitale" di una "esclusiva" testata nazionale, è abituato ad incassare colpi, ad ingoiare quei rospi e quegli strali scagliati in maniera sibillina da chi oltre alle fettine di prosciutto sugli occhi preferisce metterci anche una bella fettina di pane. Tutto, guarda caso, per il bene del Barletta. E mentre i giorni passano, e gli spettri invece di aumentare affollano gli armadi biancorossi peggio degli scheletri che si porta dietro la gestione Perpignano, il Barletta cambia tecnico, un tecnico con un passato benaugurante, che rilieva quel condottiero tutto "lacrime e sudore". Il nuovo mister si presenta, anzi non si presenta – quanta maleducazione, questa stampa locale – con il soprannome di "Mourinho della Lega Pro", ma di "special" Corda sembra avere ben altro. Non è casuale e poco probante l'accoglienza che la tifoseria organizzata riserva all'allenatore sardo, scortato dalla Polizia perché poco gradito, l'uomo chiamato a raggiungere un obiettivo che era alla portata di tutti soprattutto grazie al lavoro di un uomo con la U maiuscola e con gli attributi al posto giusto nel momento giusto, quell'uomo che ha avuto il coraggio di mettersi contro "il bene del Barletta".

Barletta è "una carta sporca"
Nel frattempo arriva Berardo, che si affaccia alla Città della Disfida come un supereroe con la valigetta in mano. Dopo poche settimane, e qualche accoglienza "in pompa magna", di Berardo – e della sua valigetta – non si vedono più neppure le ombre. Tutto scompare, volatilizzato nel nulla: forse anche questo fa parte del piano. Con Berardo vanno via le speranze di appianare i debiti. Sia chiaro, non si tratta di cifre astronomiche, ma pur sempre debiti sono. Per ovviare alle impellenze, si decide di rateizzare il debito, ma il risultato resta ancora poco chiaro, così come poco chiare sono le modalità con le quali sono stati onorati gli stipendi dei tesserati. Tra un punto oscuro e l'altro, il tifoso biancorosso si muove a tentoni, cercando di schivare gli ostacoli e guardando in fondo al tunnel quel flebile biancorosso sbiadito da una dirigenza capace di combinarne di cotte e di crude.

Il dolce, la frutta, il caffè e l'ammazzacaffè appartengono invece alla storia recente. L'arresto di mister Corda e le perquisizioni a casa del presidente Perpignano – indagato per frode sportiva – sarebbero la ciliegina sulla torta. Peccato che sia una torta venuta male e totalmente indigesta. Le infanganti accuse di combine e l'alone del calcio scommesse macchiano la storia quasi centenaria del glorioso club biancorosso. I rischi ora sono tanti, all'orizzonte squalifiche e possibili radiazioni. Per non parlare dell'ennesimo fallimento. Sarebbe troppo per una città delusa, derisa, usata e poi gettata via, come una carta sporca. Pino Daniele cantava "Napul'è 'na carta sporca", Barletta ora si sente proprio come una carta sporca. Sporca di vergogna e di fango-scommesse.
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