Roberto Tatò, presidente del Barletta Calcio
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Barletta: al via l'era-Orlandi, la terza di una lunga, lunghissima annata

Addio a Novelli tra acredini, numeri negativi e promesse mancate

Adieu Novelli, si cambia ancora
Ottovolante Barletta, altro giro, altra corsa, si spera l'ultima. In una stagione che prosegue da soli sette mesi ma ai tifosi biancorossi sembra perdurare da anni per il numero di colpi di scena, speranze accese e presto calpestate dai fatti del campo e scossoni in stand-by, ieri sera è arrivata l'ultima entrata nelle "sliding doors" di via Vittorio Veneto: dando seguito all'atto di sfiducia verso mister Raffaele Novelli, manifestato in Sala Stampa domenica dopo il ko (1-2) contro il Gubbio, il duo Tatò-Martino ha salutato l'allenatore salernitano per la seconda volta in stagione, ingaggiando in sua vece Nevio Orlandi, "fedelissimo" del direttore sportivo calabrese ai tempi della Reggina. La decisione, ampiamente anticipata in esclusiva sulle nostre colonne, è stata comunicata nella serata di ieri, dopo 24 ore di riflessioni e un'ora e mezza di riunione tra il ds e il presidente avviata alle 21 e conclusasi con un esito che appariva scontato sin dalla mattina: più che un sapiente tattico, con la barca da salvare, serviva un allenatore di polso, che sapesse restituire al gruppo, apparso impaurito e svagato per diverse parti del match contro il Gubbio, convinzione e la giusta grinta, ingredienti fondamentali per conquistare la salvezza.

L'identikit di Nevio Orlandi
Terzo allenatore stagionale dopo Novelli e Stringara, quinto nell'ultimo anno e mezzo a Barletta. E' sempre stato l'unica pista realmente "calda": carattere arcigno, severo, nato a Casalmaggiore (Cremona) nel 1954, affezionato del 3-5-2, con un rigido 4-4-2 in alternativa, fautore della solidità difensiva e del "primo, non prenderle". Questo è in sintesi Nevio Orlandi: una carriera spesa quasi integralmente nella Reggina, dove entra nel Settore Giovanile nel 1988 e vi resta prima fino al 1996, quando poi dirige la guida tecnica di Potenza e Toma Maglie , per poi tornare sullo Stretto in qualità di Vice allenatore della Prima Squadra prima e tecnico della Primavera poi. Nel 2003 il tecnico ha assunto la guida del Vittoria, prima di far nuovo rientro alla Reggina dove, dal 2005 al 2009, ha ricoperto in sequenza il ruolo di allenatore di Giovanissimi, Primavera e Prima Squadra. Sarà presentato alla piazza nelle prossime ore, in attesa di indicazioni e orario della conferenza di presentazione. Oggi pomeriggio intanto al "Puttilli" ci sarà lui alla ripresa degli allenamenti: troverà di fronte una squadra apparsa scarica e impaurita contro il Gubbio, dovrà lavorare su tattica e mentalità, domenica arriva il Frosinone. Da valutare le posizioni dell'allenatore in seconda Elio Di Toro e del preparatore atletico Antonio Fabbiano, arrivati con Novelli.

Novelli: numeri, orgoglio e pregiudizio
Proprio i gialloblù ciociari sono nel destino- ahilui- di mister Raffaele Novelli: il 28 ottobre era stato esonerato la prima volta dalla guida tecnica del club biancorosso, dopo l'1-3 del "Matusa", ieri è arrivata la fine del Novelli-bis, a sei giorni dalla sfida ai laziali di Stellone. Novelli lascia dopo 16 panchine, che hanno portato in dote molti applausi per il gioco offerto ma soli 10 punti, frutto di due vittorie, 4 pareggi e 10 ko, con ben 30 centri al passivo e appena 14 realizzati, con una media punti di 0-62/partita. Determinanti per l'addio sono state le quattro sconfitte consecutive, peggior record per il club di via Veneto dal ritorno tra i "pro", giunte contro Nocerina, Avellino, Latina e Gubbio. Novelli paga anche lo scarso "peso specifico" avuto nel mercato di gennaio, la volontà di restare e non rassegnare le dimissioni nonostante non fossero state accontentate le sue richieste in sede di entrata, e le frizioni con la dirigenza, rappresentata da Pavone prima e dal duo Martino-Tatò poi. Eppure dopo la celebre "lettera a Pavone" al termine della sua prima esperienza, ci si sarebbe attesi ben altro polso: e non basta l'orgoglio o la volontà di non deludere la tifoseria a giustificare quello che ai più è apparso un apparente immobilismo da parte dell'allenatore salernitano. Sul banco delle "imputazioni" rivolte a Novelli c'è la scarsa capacità di gestione del gruppo, con le esclusioni di Pane, Burzigotti, Mazzarani e Simoncelli, calciatori di esperienza oggi ai margini della rosa, dalla rosa dei titolari; nomi che torneranno utili a Orlandi per iniettare forza morale nel giovane gruppo.

Mea culpa e bilanci: tutto rinviato a fine stagione
La voglia che domina gli animi nella piazza è mettersi alle spalle tutto il recente passato, al netto delle valutazioni e delle suddivisioni dei demeriti che hanno condotto alla drammatica situazione attuale, rinviando così i "conti" a fine stagione. "La retrocessione è una macchia sul curriculum del Barletta, ma anche sul vostro". Così i tifosi biancorossi avevano tuonato nel post-partita di domenica la loro delusione per il momento davanti a una delegazione composta da alcuni calciatori del Barletta, tra cui Allegretti, Burzigotti, Di Bella, Liverani, Camilleri, Calapai, De Leidi, Barbuti, Meduri e Pippa. Poche parole, ma efficaci, che valgono anche per staff tecnico e dirigenza. Domenica i biancorossi ospiteranno il Frosinone, poi sarà il turno del derby di Andria e del match interno contro il Sorrento: i match-ball sono quasi finiti e continuare a perseverare sarebbe davvero diabolico. Per i "mea culpa" e l'autocritica c'è sempre tempo, a fine stagione. Al termine di questa mancano 8, forse 10 (con la coda-playout) finale: ora bisogna raccogliere quanto rimasto delle abusate "passione e rispetto" e raggiungere la salvezza. E' questa l'unica cosa che conta oggi.
(Twitter: @GuerraLuca88)

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