Riccardo Allegretti
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Calcio

Allegretti, saluti agrodolci: «Lascio tanti amici, il tempo dirà la verità»

L'ex capitano del Barletta ammette le frizioni con Orlandi e Martino, arrivederci all'estate

Non le manda a dire, Riccardo Allegretti, ma vuole salutare con eleganza: l'addio a Barletta dista meno di 24 ore e da domenica il suo biancorosso sarà quello del Monza. A prescindere da un "ok medico" di beckettiane sembianze, che non avrebbe più vestito la maglia della Disfida era chiaro da tempo. Oggi il suo addio e le modalità della separazione sono al centro della contesa tra ambiente e società: una ferita profonda, che Allegretti rivive dal suo arrivo alla sua partenza in una lunga intervista senza risparmiare stilettate:

L'arrivo a Barletta
«Prima di arrivare a Barletta, circa un anno fa, avevo deciso di smettere. La morte di mio padre, alcune delusioni mi avevano fatto perdere entusiasmo. Il mio procuratore Zavaglia mi esortava a non mollare. Poi è arrivata la telefonata di Pavone che mi dice "Vieni da noi, non abbiamo bisogno di un grande calciatore ma di un leader che prenda per mano questa squadra", accettai e Pavone mi venne a prendere all'aeroporto, una cosa che mi colpì parecchio».

Il saluto alla rosa
«I ragazzi sono sempre stati splendidi. Hanno sempre dato il massimo e hanno sempre cercato di fare gruppo. Chi più chi meno ha sempre dato tutto per raggiungere gli obbiettivi. Spero solo che possano raggiungere come squadra e come singoli i successi che meritano».

2013/2014: un calvario
«Ad Ascoli, all'andata, non giocai per un problema muscolare. Nella gara successiva ero pronto ma con il Prato andai in panchina. Disse Orlandi che non voleva rischiarmi, poi entrai subito e perdemmo 2 a 0. Fummo contestati ed io andai sotto la curva e, forse, sbagliando, spiegai ai tifosi che la colpa non era tutta dei ragazzi».

Il ko alla clavicola: l'inizio della fine
«Contro il Lecce mi sono fratturato la clavicola. Un periodo di 40 giorni doveva bastare, lo stesso preparatore atletico Mondilla mi disse che ne sarebbero bastati anche 50, assumendosene le responsabilità, ma non di più. Non guarivo, almeno ufficialmente...»

Su Tatò: «Grazie, ma...»
«Ringrazierò sempre Tatò per avermi dato la possibilità di aver vissuto questa esperienza. Negli ultimi tempi ha avuto qualche problema di salute e ne ha risentito anche il suo rapporto con la squadra. Spero resti al Barletta può ancora dare molto. Quando l'ho incontrato, mi ha spiegato che non entra più nelle questioni tecniche».

Su Orlandi e Martino: «Meglio non commentare, voglio chiudere con eleganza»
«E' vero, con Martino e Orlandi i rapporti non sono stati buoni e non ci siamo chiariti. In questo momento potrei scagliarmi addosso a loro, ma non lo faccio. Sono arrivato a Barletta in silenzio, mi sono comportato bene nonostante tutto e voglio chiudere questa parentesi in maniera elegante. Il tempo, forse, dirà qualcosa in più su questa storia».

Saluti di coda e ringraziamenti: addio o arrivederci?
«Permettetemi di ringraziare qualcuno però. Ovviamente la città nella quale mi sono trovato benissimo e dove avevo anche intenzione di intraprendere delle attività una volta smesso di giocare. Una cosa è certa. Tornerò, magari la prossima estate, per salutare molti amici che lascio e magari per incontrare qualche tifoso. La tifoseria è stata splendida e la porterò sempre con me. Lo so potrà sembrare scontato, ma credo di esagerare se affermo che Barletta è stata una delle città in cui mi sono trovato meglio. Ringrazio particolarmente il prof. Maurizio Nanula, ringrazio e saluto il preparatore dei portieri Di Leo, i magazzinieri Mimmo Montereale e Dino Dicorato, i fisioterapisti Andrea Gissi e Peppe Scommegna e i ragazzi della segreteria Dario Caporusso e Beppe Germano. Mi dispiace del fatto che sia finita».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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