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Calcio

Addio Mister Rumignani. A Barletta hai fatto la storia

Ci lascia ad 86 anni l'artefice di un Barletta epico e irripetibile

Abbiamo atteso qualche giorno prima di poter scrivere di Giorgio Rumignani, l'ex tecnico del Barletta scomparso domenica all'età di 86 anni, e che nella stagione 1987/88 guidò i biancorossi a una clamorosa ed insperata salvezza nella sua prima stagione in Serie B.

Abbiamo atteso qualche giorno per parlarne, perché l'impresa dei biancorossi guidati dal tecnico di Gemona del Friuli era e resta qualcosa di unico e inimitabile nel campionato cadetto, un qualcosa che merita di più di un sempice scritto commemorativo, sia per il modo con il quale quel Barletta riuscì a salvarsi, sia soprattutto per il contesto nel quale maturò quel miracolo sportivo a nostro avviso del tutto irripetibile.

Si perchè se pensando alla Serie B di oggi i nomi che vengono in mente potrebbero essere ad esempio quello dell'attaccante finlandese del Palermo Joel Pohjanpalo, dei fratelli Cristian e Steven Shpendi di Empoli e Cesena e francamente pochi altri, la Serie B nella quale debuttava il Barletta di Giorgio Rumignani e del presidente Franco Di Cosola, vedeva ai nastri di partenza un parterre de roi con il Bologna di Maifredi con Pradella, Marronaro e Marocchi; il Lecce di Barbas, Pasculli e dei giovani Francesco Moriero e Antonio Conte; la Lazio dei duo d'attacco Monelli-Galderisi, con Rizzolo e un giovanissimo Paolo Di Canio nel ruolo di alternative; e infine l'Atalanta dei vari Stromberg, Garlini e Cantarutti, guidata da Emiliano Mondonico, di lì a pochi mesi addirittura semifinalista di Coppa delle Coppe.

Tutto questo volendo omettere i vari Salvatore Schillaci del Messina, il brasiliano Claudio Branco del Brescia, il Bari di Pietro Maiellaro e degli inglesi Cowans e Rideout, e infine la pattuglia dei campioni del mondo 1982 con Dossena e Ciccio Graziani per l'Udinese, Franco Causio per la Triestina, e infine Claudio Gentile per il Piacenza.

Nella Serie B probabilmente più qualitativa della sua storia, le speranze di salvezza del nuovo Barletta di Giorgio Rumignani erano ristrette ad una corsa su Taranto, Sambenedettese, Modena, Arezzo e alla penalizzata Triestina, oltre al fatto che, alla luce dell'allargamento della Serie A da 16 a 18 squadre, per campionato di Serie B 1987/88 erano previste tre sole retrocessioni.

Arrivava dal Francavilla a Mare Giorgio Rumignani, ed era reduce dalla seconda promozione consecutiva dalla Serie C2 a alla Serie C1, dopo quella ottenuta connil Teramo, così come dal Teramo arrivavano il portiere Luciano Barboni e il difensore Gino Cossaro.

Per il resto il Barletta 1987/88, completamente rivoluzionato da Di Cosola rispetto alla squadra che aveva centrato la storica promozione in B, era un mix tra giocatori provenienti dalle categorie inferiori come Bonaldi, Solfrini, Mazzaferro, Fioretti, Fusini, e vecchi mestieranti del pallone come Pileggi, Giusto, Magnocavallo, Lancini, Guerrini e l'attaccante ex Genoa e Lecce Loriano Cipriani, con Roberto Scarnecchia unico reduce del magico 7 giugno 1987.


Dopo un girone di Coppa Italia senza infamia e senza lode, che però ebbe come picco il prestigiosissimo pareggio per 1-1 (poi sconfitta ai rigori) del Della Vittoria di Bari, nientemeno che contro il primissimo Milan di Arrigo Sacchi, privo nell'occasione di Paolo Maldini e della stella Ruud Gullit, ma con in campo i vari Baresi, Tassotti, Donadoni, Ancelotti, Massaro e Van Basten.

Il campionato però si rivelerà ben presto altra cosa, con il Barletta che alla quarta giornata ha un solo punto, frutto del pari contro l'Arezzo nella partita giocata a Foggia, a causa dei ritardi nei lavori di rifacimento del Comunale di Via Vittorio Veneto.

L'esordio in B del Barletta davanti al suo pubblico è contro il Brescia, ed è datato 11 ottobre 1987, con la partita che termina con un noiosissimo zero a zero che costa la panchina a Giorgio Rumignani, il quale verrà sostituito da Enzo Riccomini, tecnico con all'attivo due iconiche promozioni dalla Serie B alla Serie A con Ternana e Pistoiese.

Dopo un buon pareggio in casa della Cremonese, e uno molto meno trascendentale in casa contro il Modena, l'esperimento Riccomini denota tutti i suoi limiti, con un Barletta che subisce quattro sconfitte consecutive contro Udinese, Messina, Atalanta e Lazio, e con Riccomini che salta dopo il pareggio di San Benedetto del Tronto della dodicesima giornata, con un Barletta ultimo e staccato persino dalla Triestina partita con cinque punti di penalizzazione, e con sole due reti all'attivo, peraltro messe a segno entrambe in trasferta ed entrambe da Loriano Cipriani.

Barletta-Padova del 6 dicembre 1987 vede il ritorno in panchina di Giorgio Rumignani, ma la musica è sempre la stessa, con i veneti di Adriano Buffoni che passano al Comunale con reti di Russo e del brindisino De Solda, con rete del provvisorio pareggio barlettano segnata dal solito Cipriani su rigore.

La domenica successiva però, il Barletta ottiene la sua prima vittoria in Serie B battendo al Comunale per 2-1 il Taranto sotto un vero e proprio acquazzone, un successo a cui fanno seguito tre pareggi di fila con Catanzaro, Parma e Genoa, pareggi poi seguiti dalle due sconfitte di misura contro il Bari e la capolista Bologna che chiudono il girone di andata con il Barletta si ultimo e staccato con soli dieci punti, ma che dal ritorno in panchina di Rumignani ha fatto registrare un netto miglioramento dal punto di vista delle prestazioni, ora non più limitate agli sporadici gol di Cipriani.

Se ne accorge ben presto il Piacenza, che esaurita la forza propulsiva di inizio stagione derivante dall'entusiasmo per il ritorno in B, subisce al Comunale un netto e inequivocabile 3-0.

La vittoria sul Piacenza questa volta non è episodica come quella sul Taranto, ma è la prima di una splendida serie che nelle prime cinque giornate del girone di ritorno vede il Barletta fare quasi percorso netto con quattro vittorie su cinque, laddove l'eccezione è lo sfortunato pari di Arezzo maturato in pieno recupero.

Per il resto il Barletta inizia a collezionare scalpi eccellenti come quello del Lecce, battuto al Comunale con uno spettacolare 3-2, e quello del Brescia, letteralmente incornato al Rigamonti da una poderosa zuccata di "tavolone" Guerrini, peraltro già decisivo la domenica precedente contro la Triestina.

A Barletta rischiano inoltre grossissimo anche l'Udinese e la magnifica Atalanta, seconda in classifica e fresca semifinalista di Coppa delle Coppe, che si salva dalla sconfitta grazie a una rete di Cantarutti.

Nelle prime tredici giornate del girone di ritorno il Barletta cade soltanto a Messina sotto i colpi del solito Totò Schillaci, e a Padova, con una rete di Fermanelli.

Poi lo splendido 2-0 di Taranto, con reti di Moreno Solfrini e dell'ex Casertana Ennio Bonaldi, che però rischia di essere vanificato dalla sanguinosa sconfitta interna per 1-2 della domenica successiva contro un Catanzaro dell'ultimo grandissimo Massimo Palanca, che sta lottando punto a punto con Lazio, Lecce e Cremonese per salire in Serie A.

Per il Barletta di Giorgio Rumignani, la sconfitta contro il Catanzaro è però l'ultimo dispiacere della stagione, perchè nelle ultime quattro partite i biancorossi escono dapprima imbattuti dal Tardini di Parma, per poi ottenere in pratica la salvezza battendo al Comunale per 1-0, con lo storico missile di Giorgio Magnocavallo da Chieuti (Foggia), un Genoa che, accompagnato in Puglia da un nutrito drappello di tifosi quasi in lacrime per la sconfitta, ora rischia serissimamente la Serie C.

La miracolosa salvezza del Barletta di Giorgio Rumignani viene certificata dal pareggio all'insegna del "volemose bene" sul campo di un Bari ormai fuori dal giro promozione, e da quello di domenica 19 giugno 1988 del Comunale contro un Bologna già in A da quasi un mese.

Di Cipriani e Marronaro le reti di un festoso 1-1 con il quale il Bologna saluta il suo ritorno in Serie A dopo sei anni, mentre il Barletta celebra una salvezza tanto insperata a metà campionato, quanto strameritata al termine di una rincorsa ai confini dell'epico, con mister Giorgio Rumignani da Gemona del Friuli nei panni di una sorta di Ulisse biancorosso.


Una causalità? Non proprio, dal momento che appena cinque anni dopo, seppur in modalità certamente meno drammatiche, Giorgio Rumignani avrebbe compiuto la medesima impresa sulla panchina della Fidelis Andria.

Grazie di tutto Mister. Barletta non ti dimenticherà mai.
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