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125 anni fa nasceva Eugenio Montale, una riflessione dedicata al poeta

A cura del professor Giuseppe Lagrasta

12 ottobre 1896, a Genova nasceva il grande poeta italiano Eugenio Montale. Per ricordarlo nel 125° anniversario della nascita, pubblichiamo una riflessione a cura del professor Giuseppe Lagrasta.

«È ancora possibile In un tempoweb (tempo dell'immediatezza, della celerità, della molteplicità dei messaggi, della scansione mentale del qui e ora, dell'immaginario senza feedback) parlare di poesia, leggere poesia, affrontando i testi di un grande poeta, come per esempio Eugenio Montale, per poi analizzarli, interpretarli, riscriverli attraverso la propria intimità autobiografica?

È ancora possibile in un tempowhattsapp (tempo ad alta intensità produttiva di immagini coerenti o paradossali, tempo delle parole inghiottite dai draghi visivi) provocare nei giovani, attraverso le figure e le parole della poesia, un interesse comparativo tra i problemi dell'oggi e quelli del passato, tra i disagi odierni e quelli di un tempo attraversato? Sì è possibile ma anche opportuno e necessario perché la poesia possiede un linguaggio universale e cattura l'attenzione anche quando, non colpisce immediatamente la grammatica spirituale dell'umano.

È ancora possibile fare poesia in una società webmassiva, (società con la twitteratura che incombe e soccombe, con la paura e il timore che provoca l'essere offline, con i demoni che alimentano il clic, con la mancanza di strumenti adeguati alla gestione dei nodi cruciali, con l'incoerenza emotiva stimolata dall'uso spasmodico dello smartphone) attraverso la narrazione poetica che contrasta un racconto quotidiano in frantumi e con il rischio di una grave perdita di significato? Sì è ancora possibile perché anche la poesia possiede i reticoli e le mappe di significato per fare narrazione attraverso l'epica, la lirica e la poesia visiva; sì, certo, vi è una poesia visiva che deve essere riscoperta e affidata ai giovani, visualizzata e approfondita.

L'analisi della scrittura poetica, quindi, consente, di scoprire la memoria umana, visiva e autobiografica di Eugenio Montale, (Premio Nobel per la letteratura 1975) attraverso strumenti di conoscenza utili per affrontare il "male di vivere". E allora, come potrebbe l'esercizio della "memoria poetica" combattere il male di vivere? Elaborando la presuntuosa giovinezza infinita del tempo, catturando le anime che abitano il fluire delle lancette degli orologi? Ma la memoria del poeta ligure con magiche parole ha offerto spazi quotidiani creativi nei cuori delle ore distratte, ha provocato strappi, fratture come se il tempo magico della poesia, all'improvviso, si fosse fermato per ingenerose lesioni procurate a danno degli orizzonti e della volta del cielo.

E invece la memoria poetica, soggettiva e oggettiva di Montale, fa da pungolo al tempo che si nutre di ore in cui la capacità di sognare si perde nei meandri della memoria breve e quotidiana. Occorre ricercare tra circostanze razionali composte da frecce unidirezionali, tra dolore e ragione, conferma Montale, tra disagio esistenziale ed equilibrio umano ciò che nutre le fragilità e le incertezze provvisorie della vita vissuta. E allora occorre educare alla lettura e alla scrittura per educare alla creatività al fine di supportare le persone nella crescita delle competenze conoscitive e delle competenze emotive e degli alfabeti culturali. Supportando le giovani generazioni nel riconoscere gli strumenti interpretativi del reale, sarà possibile avviare itinerari di ricerca e di indagine poetica per far acquisire, ai giovani, gli strumenti per interpretare e leggere i risvolti della società complessa e viaggiare nell'oceanoweb con responsabilità e consapevolezza.

Conoscere il linguaggio poetico, approfondirlo, condividerlo e rendersi partecipi della ricerca di un alfabeto umano, etico e civile, consentirà ai giovani di appropriarsi del reale e dell'immaginario prodotti dalla webweltanschauung, (visione del mondo del lectornauta e del digitalector, attori e lettori che animano la vita del web) così da prendere coraggio nel sostare, riflettere, ricercare metafore vive, senza farsi manipolare, riconoscendo, così, il male di vivere, la maglia e l'anello che non sostengono l'andare dei giorni. Poesia di Montale, quindi, come spazio di luce, come luogo di illuminazione? E come si abita uno spazio di luce poetica? Con il fare epochè, con l'interrogarsi, con il riflettere e il meditare. È un Montale tutto spirituale il poeta di Ossi di seppia e de Le occasioni che affonda il senso della sua parola poetica nel tessuto dell'animo umano, facendo scorgere al lettore la sua weltanschauung attraverso la descrizione della vita inquieta, metafora della "maglia rotta nella rete" e "dell'anello che non tiene". E con il suo dialogare in falsetto, Montale ritorna al lettore con le metafore della vita emotiva, con l'ironia che morde il freno, ma che a un tratto, si apre, attraversando sotto la luce lunare, le strade dei giorni inquieti. Così il poeta ligure rompe gli schemi del poetare novecentesco, entra nel labirinto delle parole ossute e reticenti, riscopre quelle secche, puntute e spinose, che non vogliono vivere e, scandagliando le parole poetiche oscurate dal male di vivere, ridona a quelle stanche ed obsolete il desiderio di narrare, invitando il lettore ad entrare nel vivo del suo falsetto e dei suoi mottetti.

Anche se la sua poesia ha declinato il senso del transitorio, il limite del provvisorio, lo strazio del dolore per la perdita, rimane il chiedersi sospeso di chi va e di chi resta, domanda espressa in questi versi: "Il varco è qui? (Ripullula il frangente/ancora sulla balza che scoscende…/). Tu non ricordi la casa di questa/mia sera. Ed io non so chi va e chi resta/". Tutto ciò alimenta nel lettore il frangersi di una certezza, il timore di non trovare il varco, la via d'uscita con il disagio che rapprende l'umano nel momento in cui abita un labirinto. Poesia del labirinto, la scrittura poetica di Montale oppure richiesta di ancoraggio per uscire dal labirinto? Forse sì, perché se Jorge Luis Borges sostando nel labirinto provava perplessità e stupore, Montale invece ricercava, nel labirinto, una via di fuga per allontanarsi dal deserto provocato dal mal di vivere. Deserto? Certo, metafora della poesia tanto cara a Giuseppe Ungaretti.

Ma qui il discorso si amplia e Montale riappare con il suo poema di formazione, a dirci chi siamo stati, cosa fare e ciò che accadrà permanendo nel continuo desiderio di fuga. Fuga da dove, da chi? Le risposte le troviamo nel mondo poetico montaliano e nell'analisi dei grandi poeti del Novecento italiano ed europeo. La ricerca è aperta».
  • Poesia
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