Tragedia in via Andria, ragazza investita dal treno. <span>Foto Francesca Piazzolla</span>
Tragedia in via Andria, ragazza investita dal treno. Foto Francesca Piazzolla
Cronaca

Tragedia di via Andria, quel video è specchio della nostra miseria

Presentata denuncia ai Carabinieri, in attesa che arrivi il silenzio

Il video shock del mortale investimento al passaggio a livello di Via Andria entra nel web della nostra coscienza: la comprensione di quelle povere immagini diventa architrave del concetto stesso di dignità, riservatezza, civiltà.

Presentata una denuncia ai Carabinieri contro la macabra spettacolarizzazione della morte condivisa sui social, quasi in un sordido tam tam da onorare come un rituale, a voce e occhi bassi. «Dopo una serie di valutazioni, personali e professionali, nonché l'aiuto del dibattito su Facebook, stamattina mi sono recato presso il Comando Stazione dei Carabinieri di Barletta per sporgere la mia denuncia-querela. Bisogna dire "basta" al malcostume che avvelena soprattutto i più giovani, esposti alla diffusione della violenza come fosse bere un bicchier d'acqua: io ci ho messo la faccia e la firma. Il resto lo stabilirà la Giustizia». Così Nino Vinella annuncia in rete e alla rete che ha presentato un esposto al Comando Compagnia dei Carabinieri di Barletta (non sarà il solo, leggiamo sempre sui social network di analoga iniziativa di un altro cittadino ndr).

Vinella ha pubblicato sul suo profilo l'intero esposto, compresi i dati sensibili e personali dello stesso denunciante, con scelta non comune in un mondo virtuale che potremmo paragonare ad una savana piena di leoni da tastiera. Il giornalista ha efficacemente denunciato ai Carabinieri di aver subito una "violenza privata" all'interno di un bar cittadino laddove vi era entrato per consumare un caffè, quando: «ascoltavo i commenti di alcuni presenti circa il video che stavano riproducendo su di uno smartphone, nel quale nitidamente era visibile la sequenza filmata dell'investimento avvenuto al passaggio al livello di Via Andria a Barletta – continua nella denunzia – e io incuriosito mi sono avvicinato ed ho constatato di persona le immagini riprodotte dal cellulare di quel giovane. Ho chiesto a quel ragazzo la cortesia di inviare il video».

Certo si tratta di immagini crude, dure, forti, violente e inspiegabili, ma che pur sempre sono avvenute in un luogo pubblico, dove una strada asfaltata incrocia una ferrata e delimitata da un passaggio a livello, uno di quelli vecchi e antichi, senza troppi limiti e barriere che Barletta conserva come reliquia di un tempo che fu (e purtroppo tuttora è). Un passaggio che fortunatamente in quel momento era perfettamente funzionante e aveva dunque le sbarre abbassate dinanzi a passanti ed automobilisti che in fila attendevano il passaggio dei treni.

Nessuno potrà mai contestare che quelle immagini colpiscono violentemente il cuore, l'anima, l'amore non solo della famiglia colpita dal lutto, ma anche da tutte le altre persone che in quella occasione erano lì ferme ad attendere il passaggio a livello chiuso. Inevitabilmente corretta l'osservazione fatta dal denunciante circa la responsabilità soggettiva del custode delle immagini impresse dalle telecamere in registrazione: infatti, il soggetto avrebbe dovuto impedire la divulgazione delle immagini a tutela della privacy di chiunque, non solo quelle ragazza e dei familiari della vittima.

Da non sottovalutare anche tutte le altre vittime innocenti dell'incidente, il macchinista del treno che ha subìto l'incidente e non ne dimenticherà facilmente gli istanti, i presenti che attendevano l'apertura della barra ed involontariamente o inevitabilmente hanno vissuto tutti quei tragici attimi con l'impotenza di poter evitare la tragedia. Il denunciante ha scritto sui social anche altre riflessioni, egli appare quasi incolpare chi ha amministrato Barletta fino ad oggi, con una certa propensione agli annunci e alla propaganda e dunque un'Amministrazione a cui difficilmente potremmo riconoscere innocenza e inconsapevolezza. Forse la cittadinanza, un po' smarrita, avrebbe voluto udire una voce rassicurante di una Politica che su scala locale non perde occasione di essere solo una politica silenziosa tanto da assordare. Lodevole eccezione rappresentano le parole del primo cittadino, calzanti ed efficaci quanto opportune e tempestive.

In questa tragedia va comunque tutelata la vittima che non può più difendersi né giustificarsi, e consideriamo avverso al concetto stesso di tutela la profonda idiozia insita sia nella condivisione selvaggia che nel gusto stesso di questa condivisione. Nella ricerca dei 15 minuti di celebrità, molti si sono ridotti alla miseria di accettarne anche solo due o tre secondi nell'essere i più veloci nel far "girare" queste pregevoli informazioni, come una piccola pietra acuminata scagliata con una fionda chiamata WhatsApp o Facebook e destinata a ferire solo la propria dignità.

Invece che nutrire la propria curiosità forse sarebbe meglio dirottare le migliori energie nel valutare il perché di tale gravissimo gesto. Demandiamo alla magistratura di accertare se l'inconsulto gesto verificato dalle telecamere possa essere stato cagionato da una possibile istigazione, azioni o altri comportamenti. Per i familiari della ragazza sicuramente scossi dalla tragedia dovremmo tutti chiedere giustizia affinché l'ennesima morte così tragica non risulti vana. Sarebbe opportuno infine rispettare il loro dolore.
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