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Terzo appuntamento del Wanna Festival: l’Europa tra radici storiche e futuro

Oggi l'ultimo incontro della rassegna

Giovedì 19 marzo nella Sala Rossa del Castello di Barletta si è tenuto il terzo appuntamento del "Wanna: Festival della politica giovane", organizzato dall'IISS "Léontine e Giuseppe De Nittis". Titolo del dibattito è stato "L'Europa tra radici storiche e futuro", anticipando la caratura degli ospiti e i punti di vista differenti che sono stati analizzati durante il corso dell'evento.

Durante l'introduzione al dibattito, il dirigente scolastico Antonio Diviccaro ha voluto ricordare la figura di Jan Palach, studente cecoslovacco, che nel 1969 si diede fuoco nella piazza principale di Praga in segno di protesta contro la repressione e l'occupazione sovietica nel suo Paese: «Ad oggi reputo importante, per comprendere bene le nostre radici, dover ricordare la figura del giovane studente Jan Palach, simbolo di lotta contro la repressione del libero pensiero» e aggiunge che «è proprio questa la finalità che muove i ragazzi e le ragazze del nostro istituto quando decidono di cimentarsi nell'organizzazione del nostro Festival: lo spirito di libertà e la voglia di dimostrare il valore delle idee sono i punti cardine di questa rassegna».

Ha fatto seguito all'introduzione di Diviccaro, la lectio magistralis del professore Ubaldo Villani Lubelli -docente presso l'Università del Salento- dal titolo "Oltre lo Stato-Nazione: storia e geopolitica delle Istituzioni Ue".

Dopo un'esaustiva introduzione circa il funzionamento delle istituzioni europee, Villani Lubelli ha spiegato che «l'Ue è l'unico attore politico internazionale che si allarga democraticamente, senza uso della forza: l'Europa non è fatta di soli trattati, ma sono state create istituzioni funzionanti che vedono la cooperazione di una molteplicità di organi democratici, come il Parlamento europeo, la Commissione o il Consiglio» precisando che «l'Europa, nonostante sia il continente più ricco, non è ancora dotata di un sistema di difesa autonomo e nell'ultimo periodo il nostro risulta essere l'unico continente in cui l'indice di natalità continua a calare drasticamente: dunque, finché continueremo ad ignorare questi fatti avremo sempre la necessità di dipendere dalla NATO per avere un peso nello scacchiere geopolitico internazionale».

In seguito, è stato presentato al pubblico il percorso artistico avviato dalle studentesse e dagli studenti con la direttrice artistica Alessandra Beccarisi: lo studente Antonio Vitti e la studentessa Rossella Lavecchia hanno realizzato un'"intervista impossibile" all'Europa, immaginando di parlare con essa e porle domande.

L'ex ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca –e attualmente delegato della alle Nazioni Unite- Viktor Elbling, in dialogo con Ubaldo Villani Lubelli, ha espresso la necessità di difendere il sistema culturale e il modello di vita europeo: «Questo è il momento storico in cui i nostri alleati tradizionali dell'Occidente ci ostacolano, mentre a Oriente ci sono modelli di Stato prevalentemente autoritari: per questo dobbiamo preservare il nostro diverso sistema culturale» aggiungendo che «qualora non fossimo in grado di fronteggiare le minacce esterne potremmo perdere la nostra libertà e a pagare il prezzo più caro saranno le prossime generazioni».

Di un altro avviso il professor Carlo Spagnolo –docente presso l'Università degli studi di Bari "Aldo Moro"- il quale, durante la sua lectio intitolata "Europa dal 1945 a oggi tra cooperazione e guerra", ha evidenziato le difficoltà e le incongruenze del sistema europeo, sostenendo che «oggi abbiamo dimenticato la lezione che i padri fondatori dell'Ue volevano impartirci, cioè mettere da parte gli individualismi al fine di creare un rapporto paritario tra Stati, gettando le prime basi per la premessa di una crescita collettiva, cosa che dal Trattato di Maastricht in poi non è stata fatta: la politica europea infatti» continua Spagnolo «ha preferito la stabilità economica alla crescita dell'occupazione, anche se ciò si sapeva che avrebbe comportato l'accentuazione delle diseguaglianze» e conclude affermando che «una difesa europea senza giustizia sociale può giovare solo agli interessi dei più forti».

Ospite del dibattito è stato anche il giornalista e saggista Marco Brando, il quale –in dialogo con le studentesse e gli studenti- ha posto l'accento non sulla politica in sé, quanto sull'emotività necessaria nell'affrontarla quotidianamente: «L'Europa non è solo un'istituzione, è anche un insieme di emozioni: non c'è istituzione che regga se manca la partecipazione emotiva del popolo e l'Europa senza unità rischia di soccombere in questa società carnivora» conclude Brando, evidenziando l'importanza di preservare la democrazia interna europea prima che possa venire a mancare sotto gli occhi inerti delle cittadine e dei cittadini.

Infine, ospite d'eccezione dell'evento è stato Alessio Giannone, in arte Pinuccio, che –rivolgendosi al giovane pubblico in sala- ha parlato del suo programma di inchiesta condotto su La7: «durante questo percorso sono stato in tantissimi piccoli comuni d'Italia che sono letteralmente dimenticati dalla politica nazionale e soprattutto europea: vi parlo di luoghi in cui non è scontato trovare un medico di base o un benzinaio, in cui spostarsi da un paese all'altro diventa scoraggiante a causa della tragica assenza di mezzi di trasporto e queste realtà purtroppo sono circa il 70% del nostro Paese» afferma Giannone, il quale appellandosi alle studentesse e agli studenti dichiara che «l'Italia è ormai purtroppo un Paese stanco che addebita ai giovani colpe che non hanno: il concetto di Europa dovrebbe passare anche dall'eguaglianza dei diritti e se questo Stato non ha la ben che minima voglia di ascoltare le richieste dei giovani che lo abitano, non mi resta che augurarvi il prima possibile di poter lasciare questo Paese.

Non prendete queste parole come un inno al disinteresse, ma alla rinascita: viaggiate, vedete come funzionano gli altri Paesi, la loro cultura, osservate tutte quelle cose che negli altri Stati europei sono normali, ma che nel nostro suonano ancora anormalità –come la parità, la rappresentanza di genere, le qualità dei trasporti, la trasparenza della politica- e quando vi andrà riportatele qui in Italia, però prima di farlo avete bisogno di lasciare questa terra e acquisire gli strumenti necessari per cambiare la cultura italiana» conclude Giannone.

Mantenere la propria identità è il primo passo per accettare le diversità altrui, anche in tema Europa, ed è proprio questo il messaggio che il "Wanna: Festival della politica giovane" si propone di dare: studenti e studentesse che insieme cooperano con professionisti e tecnici per tentare di dare un contributo alle sfide del futuro dimostrano la piena consapevolezza e disponibilità delle nuove generazioni ad affrontare le questioni più urgenti che attanagliano il nostro Paese.

In un periodo di crisi globale senza precedenti, dove l'incertezza è la parola d'ordine, le e i giovani rappresentano l'unica via d'uscita. Se la politica non ascolta le nuove generazioni, siano le nuove generazioni a creare un nuovo modello culturale di politica, fondato sulla competenza della rappresentanza, sull'ascolto delle pluralità e soprattutto sul diritto di esercizio del proprio pensiero critico, che mai deve essere messo da parte, anzi sempre esercitato e messo in discussione, proprio come è stato dimostrato durante questa preziosa manifestazione culturale.
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