
La città
“Serie Serie”: a Barletta uno spazio di resistenza femminista contro la violenza di genere
L'iniziativa del collettivo femminista EVA – propone un nuovo modo di leggere e discutere le narrazioni sulla violenza di genere
Barletta - venerdì 10 aprile 2026
Il collettivo EVA – "Essere, Vivere, Agire. Centro per la libertà e l'autodeterminazione", gestito dalle avvocate Rosanna Fiorella e Grazia Corcella, dà vita ad un ciclo di appuntamenti settimanali dedicati alla visione e alla discussione critica della miniserie TV "Maid" che affronta il tema della violenza di genere.
«La scelta di questa serie non è casuale: la storia, ispirata alla storia vera di Stephanie Land, racconta la fuga di una giovane madre da una relazione tossica e abusante e il suo tentativo di ricostruire una vita dignitosa, che si scontra in maniera evidente con le difficoltà legate ai pregiudizi di cui ogni donna quotidianamente è vittima» afferma l'avvocata Fiorella, precisando che «parlare di violenza di genere non significa soltanto parlare di sopraffazione fisica, non basta: è necessario chiarire che la violenza patriarcale passa anche dalle manipolazioni psicologiche, dal controllo della sfera personale, dall'uso della dipendenza economica come strumento per tenere in gabbia una donna, dalla burocrazia che rende difficile l'accesso ai diritti fondamentali. La violenza di genere è una piramide al cui apice possiamo ravvisare gli abusi fisici, gli stupri, i femminicidi, ma alla base di tutto questo troviamo comportamenti subdoli spesso minimizzati» conclude l'avvocata.
Gli incontri si terranno ogni mercoledì ore 19:30, negli spazi del "Bohemian Rock House Café", lasciando spazio al termine di ogni proiezione a un momento di confronto, uno spazio collettivo in cui ogni donna possa sentirsi libera.
«L'obiettivo di questa iniziativa è creare un luogo sicuro, dove chi partecipa possa riflettere, fare domande, condividere esperienze o semplicemente ascoltarle» spiega l'avvocata Corcella, aggiungendo che «noi vogliamo andare oltre la visione passiva. L'iniziativa "Serie Serie" nasce dalla volontà di trasformare il divano in una piazza: dopo la visione collettiva, ci confronteremo sui temi emersi negli episodi, mettendo in luce come risuonano queste immagini nelle nostre vite. Costruire un pensiero critico collettivo è il primo passo per rendere riconoscibili le innumerevoli violenze invisibili ed è il momento di fare quanto più rumore possibile dinanzi all'assordante silenzio di gran parte della società e delle istituzioni» conclude Corcella.
Con "Serie Serie", dunque, il collettivo EVA non si limita solo a proporre un percorso culturale, ma sceglie di prendere posizione, di rompere l'indifferenza e di denunciare apertamente le strutture che alimentano la violenza patriarcale.
Parlare delle forme visibili e invisibili dell'oppressione di genere significa soprattutto trasformare una narrazione individuale in un atto collettivo di consapevolezza, un invito a riconoscere ciò che la società continua a normalizzare e a non rimuovere.
Ogni incontro diventa così un gesto politico affinché ogni donna possa raccontare ciò che vive, smascherare i meccanismi degli abusi sistemici e costruire strumenti di autodeterminazione.
In un tempo in cui la violenza di genere viene minimizzata e spesso relegata a fatto privato, il collettivo femminista sceglie di fare rumore, di aprire spazi di parola e di pretendere responsabilità.
La città di Barletta è chiamata a esserci, a partecipare, a non voltarsi dall'altra parte, perché il cambiamento non nasce dal silenzio, ma dalla voce di chi decide di non accettare più l'ingiustizia come destino.
«La scelta di questa serie non è casuale: la storia, ispirata alla storia vera di Stephanie Land, racconta la fuga di una giovane madre da una relazione tossica e abusante e il suo tentativo di ricostruire una vita dignitosa, che si scontra in maniera evidente con le difficoltà legate ai pregiudizi di cui ogni donna quotidianamente è vittima» afferma l'avvocata Fiorella, precisando che «parlare di violenza di genere non significa soltanto parlare di sopraffazione fisica, non basta: è necessario chiarire che la violenza patriarcale passa anche dalle manipolazioni psicologiche, dal controllo della sfera personale, dall'uso della dipendenza economica come strumento per tenere in gabbia una donna, dalla burocrazia che rende difficile l'accesso ai diritti fondamentali. La violenza di genere è una piramide al cui apice possiamo ravvisare gli abusi fisici, gli stupri, i femminicidi, ma alla base di tutto questo troviamo comportamenti subdoli spesso minimizzati» conclude l'avvocata.
Gli incontri si terranno ogni mercoledì ore 19:30, negli spazi del "Bohemian Rock House Café", lasciando spazio al termine di ogni proiezione a un momento di confronto, uno spazio collettivo in cui ogni donna possa sentirsi libera.
«L'obiettivo di questa iniziativa è creare un luogo sicuro, dove chi partecipa possa riflettere, fare domande, condividere esperienze o semplicemente ascoltarle» spiega l'avvocata Corcella, aggiungendo che «noi vogliamo andare oltre la visione passiva. L'iniziativa "Serie Serie" nasce dalla volontà di trasformare il divano in una piazza: dopo la visione collettiva, ci confronteremo sui temi emersi negli episodi, mettendo in luce come risuonano queste immagini nelle nostre vite. Costruire un pensiero critico collettivo è il primo passo per rendere riconoscibili le innumerevoli violenze invisibili ed è il momento di fare quanto più rumore possibile dinanzi all'assordante silenzio di gran parte della società e delle istituzioni» conclude Corcella.
Con "Serie Serie", dunque, il collettivo EVA non si limita solo a proporre un percorso culturale, ma sceglie di prendere posizione, di rompere l'indifferenza e di denunciare apertamente le strutture che alimentano la violenza patriarcale.
Parlare delle forme visibili e invisibili dell'oppressione di genere significa soprattutto trasformare una narrazione individuale in un atto collettivo di consapevolezza, un invito a riconoscere ciò che la società continua a normalizzare e a non rimuovere.
Ogni incontro diventa così un gesto politico affinché ogni donna possa raccontare ciò che vive, smascherare i meccanismi degli abusi sistemici e costruire strumenti di autodeterminazione.
In un tempo in cui la violenza di genere viene minimizzata e spesso relegata a fatto privato, il collettivo femminista sceglie di fare rumore, di aprire spazi di parola e di pretendere responsabilità.
La città di Barletta è chiamata a esserci, a partecipare, a non voltarsi dall'altra parte, perché il cambiamento non nasce dal silenzio, ma dalla voce di chi decide di non accettare più l'ingiustizia come destino.
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