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Scuola e Lavoro

Riforma della "Buona Scuola", gli studenti: «Boicottiamo i test INVALSI»

«Valutare vuol dire dare valore, non schedare e fare classifiche»

Dopo il corposo sciopero che lo scorso 5 maggio ha fatto scnedere in piazza studenti e docenti per protestare contro la riforma della "Buona Scuola", l'Unione degli Studenti Barletta lancia un ulteriore appello. «Oggi nelle scuole secondarie di secondo grado, verranno somministrati i test delle prove INVALSI, come già accade da più di cinque anni, nonostante le forti critiche ad essi rivolte - scrive Mattia Torre, coordinatore cittadino dell'Unione degli Studenti Barletta - Noi crediamo nell'assoluta sterilità ed inconcludenza di questi veri e propri schedari che, invece di valutare realmente la preparazione e il percorso formativo compiuto dagli studenti, sostengono un'idea della valutazione meramente nozionistica. Inoltre essi si fanno principali promotori di una concezione degli alunni per noi inaccettabile: questi ultimi vengono considerati come semplici numeri da registro, sviliti delle proprie capacità di emancipazione e della facoltà di pensiero critico, posti in graduatorie che, a loro volta, caldeggiano una competizione mai proficua, anzi, visto che spesso infierisce nelle relazioni interpersonali e nel percorso educativo. Infine, le prove INVALSI si configurano come un esoso esborso per lo Stato che, in un momento storico di crisi finanziaria e forti tagli alla spesa per l'istruzione pubblica, risulta uno schiaffo inaccettabile verso le reali necessità della comunità studentesca.

Noi crediamo in un'idea diversa di valutazione: "valutare" vuol dire dare valore, non schedare e fare classifiche; crediamo in una didattica alternativa, non nozionistica, che premi le potenzialità di ciascuno studente e che permetta loro di crescere insieme, e non di porsi in perenne competizione. Pertanto chiediamo a voi di boicottare assieme a noi i Test INVALSI, soprattutto alla luce della loro non obbligatorietà (come da art.51, comma 2 del Decreto Legge 5/2012), proponendo nelle ore della loro somministrazione attività alternative, come la lettura di un libro, o approfondimenti didattici».
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