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“Mafia Caporale”: la ballata della disperazione che collega Nord e Sud

Per “Il Maggio dei Libri” Leonardo Palmisano racconta la sua inchiesta

"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Questa volta, carissima costituzione, sembra proprio che sia inevitabile contraddirti. Da un bel po' le cose sembrano discostarsi da quanto espresso nel primo articolo. Anzi, oseremmo dire che i fatti di cronaca ci dicono che sia fondata sullo sfruttamento. Un po' azzardata, cruda come definizione forse, ma stando a quanto raccontato da Leonardo Palmisano all'interno del suo ultimo libro "Mafia Caporale" sembra quanto più vicina ala realtà dei fatti.

Si è aperto con questo tema in occasione del "Maggio dei libri" il dibattito avvenuto lunedì 29 maggio presso la Sala Rossa "Vittorio Palumbieri" del castello di Barletta. L'autore ha esposto alcuni punti salienti della propria inchiesta sul caporalato e sullo sfruttamento dialogando con Rino Daloiso, giornalista della gazzetta del Mezzogiorno. "Mafia Caporale" può dirsi una prosecuzione del lavoro d'inchiesta cominciata con "Ghetto Italia" - sua precedente pubblicazione - ed è stato riconosciuto come libro 2016, valsogli il premio internazionale Rosario Livatino.

L'impostazione dialogica subito proposta da Palmisano ha catturato l'attenzione su temi che non risparmiano affatto non solo il nostro paese ma anche la nostra stessa città. Attorno allo sfruttamento del mercato del lavoro sommerso e dei complessi criminali che lo gestiscono reclutando chiunque cerchi disperatamente un'occupazione, si consuma un vero e proprio dramma di emarginati. In una sorta di ballata delle disperazione che collega il Nord e Sud Italia si realizza cioè una sorta di economia parallela che schiavizza anche se spesso è taciuta. Afferisce ai più disparati settori, dal primario dell'agricoltura sino ai servizi quali quelli di cura alla persona, la ricezione turistica e il sistema dei trasporti e del magazzinaggio.

L'obiettivo posto da Palmisano è appunto rivelare l'intreccio tra bisogno e chi del bisogno ne fa un business da milioni di euro. Sembra dunque che la massimizzazione del profitto sia la peggiore risposta alla crisi e in parte ne siamo tutti coinvolti. Ordiniamo ad esempio, prodotti con la speranza che essi ci giungano in tempi record e a basso costo senza però considerare che affinché ciò accada, vi è chi è costretto alla guida per 15 ore per un basso salario e alle volte pare costretto all'assunzione di droghe che lo facciano restare sveglio. Ciò ha delle conseguenze non soltanto sulla mortalità a causa di incidenti su strada ma anche su tutta la filiera del trasporto che deve garantirsi una certa competitività. Questo è soltanto uno degli esempi elencati dall'autore nel corso del dibattito.

Altra parte la svolgono le rappresentanze sindacali che potrebbero giocare un ruolo importante nella difesa dei diritti dei lavoratori ma spesso non lo fanno o per lo meno vi sono pezzi del mondo sindacale che valgono più di altri. Una prima risposta sarebbe il ritorno ad una priorità di rappresentanza accompagnata da una cultura d'impresa ben differente da quella odierna. Per fare un esempio le ultime generazioni si muovono in pratiche di fede rivolte al consumo e si indebitano( in alcuni casi anche con le mafie) pur di mantenerli.

Qual è la risposta alla crisi mondiale, alla mancanza di lavoro in Italia e non solo? Per Palmisano (e magari si potesse realizzare) azzerare il debito pubblico e porre le banche al servizio della produzione di lavoro. Grande responsabilità hanno i giovani e coloro che costituiranno le future generazioni: a loro spettano infatti le scelte economiche del cambiamento nella piena consapevolezza di non vivere come isole ma fare un sistema capace di opporsi alle mafie, che sistema ormai fanno da sempre (altrimenti non si spiegherebbe la loro forza)e mettere a frutto le idee. Queste ultime sono il vero patrimonio che ci è rimasto in un paese come il nostro non troppo ricco di materie prime.
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