Don Vito Carpentiere
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La città

La Festa Patronale di Barletta con gli occhi di Don Vito Carpentiere

«Potremmo fare molto di più per non lasciare andare i nostri concittadini con iniziative culturali, ludico e ricreative»

La città è in fermento. Le giostre sono in funzione da diversi giorni mentre oggi vengono allestite le prime bancarelle. Una piccola valigia può bastare: pochi abiti, il cruciverba, insieme alla crema solare. Barletta scalpita nei giorni della Festa Patronale ma c'è chi parte e chi ha deciso di restare. Abbiamo incontrato Don Vito Carpentiere, parroco della Chiesa di Santa Lucia, per farci raccontare come vive la "Festa della Madonna" e cosa ne pensa di quella parte della città che lascia Barletta durante questo piccolo ponte.

Cosa significa per lei la Festa Patronale e quale è il significato che assume per la comunità cristiana barlettana?
«Da sempre questa festa ha avuto per me un grande significato. Da bambino significava gironzolare per le bancarelle, andare alle giostre ma sempre avendo come punto di riferimento la tradizionale processione. Divenuto parroco si è trasformato in un momento di condivisione e raccolta con l'intera comunità barlettana fino ad assumere un tratto identitario. Attraverso la figura della Madonna dello Sterpeto e di San Ruggero siamo chiamati a riscoprire il senso di essere cittadini barlettani uniti anche dalla fede».

Seppur considerata "la festa di Barletta" molti saranno coloro che lasceranno la città. Quale messaggio sente di rivolgere a questa grande parte della città? Cosa si potrebbe fare affinché restino qui?
«Il fenomeno ci riguarda da parecchi anni. Credo sia dovuto allo scemare delle iniziative che in un tempo passato spingevano i nostri concittadini a restare e dunque a vivere la grande festa. Sono rammaricato soprattutto perché spesso la stessa gente che lascia Barletta in realtà partecipa a feste patronali vicine. Sono certo che potremmo fare molto di più attraverso iniziative culturali, ludico e ricreative».

Da parecchi anni ormai le attrazioni principali della "Festa della Madonna" sono state spostate in prossimità del Castello e ancor più verso Ponente, lasciando molti esercenti del centro parecchio scontenti. Crede sia stata una scelta vincente?
«Non ho mai visto di buon occhio il posizionamento delle bancarelle in quel tratto, in quanto vi è una concentrazione eccessiva di popolazione mentre le strade centrali, come quelle addobbate con le splendide illuminazioni restano deserte. Auspico a un ritorno al passato magari con tratti alternati di bancarelle, da una parte o dall'altra delle strade del centro storico, per assicurare anche lo scorrimento della processione. Una scelta intelligente sarebbe quella di trasferire alcuni eventi nelle zone nuove di Barletta, come Largo Ariosto e zona 167 per permettere a tutta la città di gioire di questi momenti».

In questi giorni chi sono i destinatari delle sue preghiere?
«Prego per tutte le situazioni di difficoltà. Il mio pensiero è rivolto a tutti i volti che incrocio durante la processione: agli occhi pieni di lacrime, ai segni di croce, ai baci lanciati e poi è rituale pregare per tutte quelle persone che per motivi lavorativi sono stati costretti a lasciare Barletta. Abbraccio tutti augurandovi una buona festa patronale».
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