
La città
Lo storico Michele Grimaldi racconta la Basilica del Santo Sepolcro di Barletta
Dalle carte d’Archivio la storia, le trasformazioni e le memorie di uno dei luoghi simbolo di Barletta
Barletta - sabato 26 settembre 2026
Comunicato Stampa
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, proponiamo una riflessione sulla Basilica del Santo Sepolcro di Barletta e sul patrimonio documentario che ne custodisce e tramanda la memoria. A firmare questa nota è Michele Grimaldi, Storico ed Archivista, che accompagna il lettore in un percorso tra storia, documenti e testimonianze di uno dei luoghi più significativi della città, restituendo valore anche a quelle "carte" d'archivio che rappresentano una parte preziosa del patrimonio culturale della comunità.
«Come ogni anno, il Ministero della Cultura aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), manifestazione promossa nel 1991 dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione Europea con l'intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Si tratta di un'occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana.
Nel presentare la 35^ edizione il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha dichiarato che "Il MiC rinnova con decisione la propria partecipazione alle Giornate Europee del Patrimonio nella consapevolezza di quanto la cultura sia un fattore fondamentale per creare un autentico sentimento di cittadinanza comunitaria".
Durante le giornate del 26 e 27 settembre, le porte di tutti gli archivi, le biblioteche, i monumenti, le aree archeologiche, i musei statali, alcuni dei quali generalmente chiusi al pubblico, saranno aperte gratuitamente e offriranno diversi eventi promossi per esaltare le peculiarità storiche, artistiche e architettoniche di ogni luogo dove si svolgono le manifestazioni.
Il tema delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, "Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare", è un invito a riflettere sulle molteplici sollecitazioni alle quali il patrimonio culturale, materiale e immateriale, è oggi soggetto e sulle responsabilità condivise necessarie per garantirne la conservazione, la vitalità e la trasmissione alle generazioni future.
Il tema invita a interrogarsi su come riconoscere le priorità e affrontare le sfide del presente, promuovendo una maggiore consapevolezza delle minacce, ma anche delle opportunità, che interessano il nostro patrimonio culturale e paesaggistico. Forse per molti servirà effettuare un particolare esercizio mentale per associare a "patrimonio culturale" gli archivi, se non lo si intende riferito ai contenitori ove sono allocati che possono o meno avere interesse architettonico ed invece da un po' di anni a questa parte c'è stata una prepotente riscoperta delle "carte" come patrimonio culturale della comunità.
L'iniziativa messa in campo dall'Archivio di Stato di Barletta in collaborazione con l'Arcidiocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Nazareth, l'Archivio e Biblioteca Diocesana "Pio IX" e la Parrocchia della Basilica del Santo Sepolcro, è naturale conseguenza della volontà di far conoscere monumenti, luoghi e personaggi di Barletta sconosciuti e dimenticati.
Godere del nostro patrimonio culturale è un diritto di tutti, ma spesso o ce ne dimentichiamo o ignoriamo il suo valore, permettendo di lasciare gran parte di questo in uno stato di degrado ed abbandono, sorprendendoci poi che il turismo nella nostra città non decolli. L'idea di una mostra documentaria, allestita nello stupendo scenario della Basilica del Santo Sepolcro e visitabile nella giornata di domenica 27 settembre dalle ore 9,00 alle 13,00, nasce dalla necessità e dal dovere di "raccontare" il luogo e la sua Storia.
La Basilica del Santo Sepolcro ha sempre avuto un ruolo di grande importanza nella storia della Città e soprattutto per la vita religiosa dei pellegrini in quanto è situata tra due antichi e importanti assi di comunicazione viaria, la via Francigena adriatica da un lato e la via per Canosa che immette sulla via Traiana dall'altro. La Chiesa, nei secoli, è stata meta di transito per i pellegrini diretti in Terra Santa e per i crociati in viaggio dal porto di Barletta verso Gerusalemme. Nel 1144 si fa cenno alla fondazione del tempio per opera dei Cavalieri del Santo Sepolcro che, tornati dalla Palestina, la realizzano, insieme ad altri edifici religiosi e civili in tutta la Puglia.
La basilica è caratterizzata da uno stile gotico temperato. Si presenta al suo interno con un impianto basilicale a tre navate, scandite da sette campate. Nel 1291, dopo la presa di San Giovanni d'Acri, furono messe in salvo alcune delle reliquie del Santo Sepolcro di Gerusalemme e condotte a Barletta, custodite nella Basilica omonima. Tra queste la preziosa Stauroteca con il legno della Vera Croce. Oggi è possibile visitare e apprezzare il Tesoro del Santo Sepolcro nella cappella sovrastante il nartece della Basilica, decorata da preziose icone risalenti al XIII secolo e diversi affreschi del XIV secolo.
A Barletta, presso la Parrocchia della Basilica del Santo Sepolcro, la mostra "Il patrimonio culturale che resiste nei documenti di Archivio: la Basilica del Santo Sepolcro in Barletta" propone un percorso dedicato alla storia e alle trasformazioni della Basilica, attraverso documentazione proveniente da diversi fondi e istituti. I visitatori potranno ammirare documenti del fondo notarile D'Elia e dell'Archivio Storico del Comune di Barletta, insieme a copie di documentazione conservata nei fondi del Genio Civile e dell'Intendenza-Prefettura. Le diverse fonti consentono di approfondire aspetti della storia della Basilica e di riconoscere elementi del suo patrimonio ancora presenti, accanto ad altri oggi non più visibili. Tra questi il bellissimo progetto del terzo Campanile della Basilica. Iniziata la costruzione nel 1774 su progetto dell'architetto bitontino Vito Valentino, in forma barocca, a partire dal 1890 cominciò a presentare segnali di cedimento. Nel 1903, Sindaco di Barletta l'Ing. Giovan Battista Milano, dopo un accesissimo dibattito in Consiglio Comunale tra chi voleva abbatterlo e chi era propenso a restaurarlo, si decise per la demolizione».
«Come ogni anno, il Ministero della Cultura aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), manifestazione promossa nel 1991 dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione Europea con l'intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Si tratta di un'occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana.
Nel presentare la 35^ edizione il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha dichiarato che "Il MiC rinnova con decisione la propria partecipazione alle Giornate Europee del Patrimonio nella consapevolezza di quanto la cultura sia un fattore fondamentale per creare un autentico sentimento di cittadinanza comunitaria".
Durante le giornate del 26 e 27 settembre, le porte di tutti gli archivi, le biblioteche, i monumenti, le aree archeologiche, i musei statali, alcuni dei quali generalmente chiusi al pubblico, saranno aperte gratuitamente e offriranno diversi eventi promossi per esaltare le peculiarità storiche, artistiche e architettoniche di ogni luogo dove si svolgono le manifestazioni.
Il tema delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, "Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare", è un invito a riflettere sulle molteplici sollecitazioni alle quali il patrimonio culturale, materiale e immateriale, è oggi soggetto e sulle responsabilità condivise necessarie per garantirne la conservazione, la vitalità e la trasmissione alle generazioni future.
Il tema invita a interrogarsi su come riconoscere le priorità e affrontare le sfide del presente, promuovendo una maggiore consapevolezza delle minacce, ma anche delle opportunità, che interessano il nostro patrimonio culturale e paesaggistico. Forse per molti servirà effettuare un particolare esercizio mentale per associare a "patrimonio culturale" gli archivi, se non lo si intende riferito ai contenitori ove sono allocati che possono o meno avere interesse architettonico ed invece da un po' di anni a questa parte c'è stata una prepotente riscoperta delle "carte" come patrimonio culturale della comunità.
L'iniziativa messa in campo dall'Archivio di Stato di Barletta in collaborazione con l'Arcidiocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Nazareth, l'Archivio e Biblioteca Diocesana "Pio IX" e la Parrocchia della Basilica del Santo Sepolcro, è naturale conseguenza della volontà di far conoscere monumenti, luoghi e personaggi di Barletta sconosciuti e dimenticati.
Godere del nostro patrimonio culturale è un diritto di tutti, ma spesso o ce ne dimentichiamo o ignoriamo il suo valore, permettendo di lasciare gran parte di questo in uno stato di degrado ed abbandono, sorprendendoci poi che il turismo nella nostra città non decolli. L'idea di una mostra documentaria, allestita nello stupendo scenario della Basilica del Santo Sepolcro e visitabile nella giornata di domenica 27 settembre dalle ore 9,00 alle 13,00, nasce dalla necessità e dal dovere di "raccontare" il luogo e la sua Storia.
La Basilica del Santo Sepolcro ha sempre avuto un ruolo di grande importanza nella storia della Città e soprattutto per la vita religiosa dei pellegrini in quanto è situata tra due antichi e importanti assi di comunicazione viaria, la via Francigena adriatica da un lato e la via per Canosa che immette sulla via Traiana dall'altro. La Chiesa, nei secoli, è stata meta di transito per i pellegrini diretti in Terra Santa e per i crociati in viaggio dal porto di Barletta verso Gerusalemme. Nel 1144 si fa cenno alla fondazione del tempio per opera dei Cavalieri del Santo Sepolcro che, tornati dalla Palestina, la realizzano, insieme ad altri edifici religiosi e civili in tutta la Puglia.
La basilica è caratterizzata da uno stile gotico temperato. Si presenta al suo interno con un impianto basilicale a tre navate, scandite da sette campate. Nel 1291, dopo la presa di San Giovanni d'Acri, furono messe in salvo alcune delle reliquie del Santo Sepolcro di Gerusalemme e condotte a Barletta, custodite nella Basilica omonima. Tra queste la preziosa Stauroteca con il legno della Vera Croce. Oggi è possibile visitare e apprezzare il Tesoro del Santo Sepolcro nella cappella sovrastante il nartece della Basilica, decorata da preziose icone risalenti al XIII secolo e diversi affreschi del XIV secolo.
A Barletta, presso la Parrocchia della Basilica del Santo Sepolcro, la mostra "Il patrimonio culturale che resiste nei documenti di Archivio: la Basilica del Santo Sepolcro in Barletta" propone un percorso dedicato alla storia e alle trasformazioni della Basilica, attraverso documentazione proveniente da diversi fondi e istituti. I visitatori potranno ammirare documenti del fondo notarile D'Elia e dell'Archivio Storico del Comune di Barletta, insieme a copie di documentazione conservata nei fondi del Genio Civile e dell'Intendenza-Prefettura. Le diverse fonti consentono di approfondire aspetti della storia della Basilica e di riconoscere elementi del suo patrimonio ancora presenti, accanto ad altri oggi non più visibili. Tra questi il bellissimo progetto del terzo Campanile della Basilica. Iniziata la costruzione nel 1774 su progetto dell'architetto bitontino Vito Valentino, in forma barocca, a partire dal 1890 cominciò a presentare segnali di cedimento. Nel 1903, Sindaco di Barletta l'Ing. Giovan Battista Milano, dopo un accesissimo dibattito in Consiglio Comunale tra chi voleva abbatterlo e chi era propenso a restaurarlo, si decise per la demolizione».

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