Il ministro Picchetto Fratin in visita al porto
Il ministro Picchetto Fratin in visita al porto
Istituzionale

Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin in visita al porto di Barletta

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Dai lavori che stanno interessando il porto (dragaggio e prolungamento dei moli foranei) passando per le questioni prettamente ambientali come la delocalizzazione delle industrie presenti in città: il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha fatto visita a Barletta. Partendo dal terminal del porto il ministro si è poi spostato in capitaneria ed in fine ha incontrato il prefetto Silvana D'Agostino.

Ad accoglierlo oltre al sindaco Cosimo Cannito, al presidente dell'autorità portuale del mare Adriatico meridionale Ugo Patroni Griffi e al comandante della capitaneria Antonino Indellicato, anche il senatore Dario Damiani: «Con il ministro, che ringrazio per questa visita - ha affermato Damiani - facciamo un po' il punto della situazione sui lavori che interessano il porto. Nella scorsa legislatura, lui era con me in commissione bilancio ed ha firmato quei famosi emendamenti che hanno permesso di sbloccare il fondamentale finanziamento di 25 milioni di euro per il porto di Barletta. A lui dobbiamo sicuramente essere grati».

Ricordando il percorso iniziato nella scorsa legislatura il ministro ha rivolto lo sguardo in avanti, puntando sul ruolo nevralgico dei porti italiani ed in particolare di quelli meridionali: «Il porto di Barletta attendeva da 20 anni questi interventi - ha sottolineato Pichetto Fratin - e siamo orgogliosi di aver sbloccato la situazione, ora però bisogna puntare alla conclusione perchè è troppo importante avere dei porti attrezzati. Noi, siamo i porti dell'Europa e ciò significa essere la base del rapporto con l'Europa. È chiaro che a fianco dei porti devono esserci le aree intermodali, devono esserci i trasporti ferroviari che funzionano, perché altrimenti si vanifica il lavoro, si fanno cattedrali nel deserto. Inoltre, va detto che siamo centrali nel Mediterraneo, il Sud ha una nuova centralità, che è diversa rispetto a quella che potevamo immaginare fino a quattro o cinque anni fa. È una nuova centralità dovuta al rapporto che dobbiamo avere con quei Paesi che stanno al Sud dell'Italia, in particolare Africa, Medio Oriente, che sono anche ad esplosione demografica, ma che hanno anche la caratteristica di governare il nuovo sviluppo energetico, che vede l'idrogeno provenire dall'Africa, il gas dall'Azerbaigian, tramite la Tap in Puglia. Occorre, dunque, trovare un equilibrio, una centralità rispetto a tutti i cavi. Pensate – ha concluso il ministro - al Mediterraneo, quanti cavi attraversano il Mediterraneo e fanno riferimento al Sud Italia».

Il ministro ha poi ribadito la volontà di «superare il vecchio modello industriale per combattere l'inquinamento», bisognerà consegnare alle generazioni future un nuovo modello che mantenga l'Italia «tra i primi 7 paesi più industrializzati al mondo». A tal proposito, Picchetto Fratin ha anche ascoltato il presidente del comitato operazione aria pulita Bat, Michele Cianci che ha espresso tutte le preoccupazioni degli ambientalisti circa la possibile presenza in città di aziende insalubri: «Il ministro - ha spiegato Cianci - si è mostrato disponibile ad ascoltarci e si è mostrato anche turbato per ciò che gli abbiamo riferito. Ora, faremo un documento scritto e dopo le elezioni saremo ricevuti a Roma per approfondire il tema della delocalizzazione».
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