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Il mare come infrastruttura strategica: il futuro dei porti, focus a Barletta
Convegno promosso dall'ordine degli ingegneri Bat
Barletta - giovedì 2 aprile 2026
Comunicato Stampa
Guardare avanti significa ripensare completamente il ruolo dei porti nel sistema Paese: non più solo snodi logistici, ma piattaforme integrate di sviluppo sostenibile ed energia pulita. È questa la visione delineata ieri, 31 marzo, al convegno nazionale "Porti Verdi – Politiche infrastrutturali di gestione sostenibili", organizzato dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Barletta-Andria-Trani in collaborazione con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che ha visto la partecipazione dei vertici delle principali Autorità di Sistema Portuale italiane e l'attenzione dei professionisti del settore.
La rilevanza dell'evento è stata confermata dalla grande attenzione istituzionale: i ministri Gilberto Pichetto Fratin, titolare del dicastero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, hanno inviato videomessaggi in cui hanno ribadito il ruolo strategico dei porti per l'Italia, sia come infrastrutture economiche che come leve di competitività internazionale e sostenibilità ambientale.
Il ministro Pichetto Fratin ha affermato che "il tema della portualità è essenziale per l'Italia", richiamando il ruolo strategico dei porti nel commercio internazionale: l'Italia è infatti "il quarto Paese esportatore al mondo" ha specificato il ministro, evidenziando come il Governo sia impegnato a rafforzare il ruolo dei porti, rendendoli sempre più efficienti e al contempo sostenibili dal punto di vista ambientale. Il ministro Musumeci ha invece evidenziato che la transizione ecologica dei porti italiani non è solo una questione ambientale, ma anche una leva di competitività nel Mediterraneo. "Essere competitivi significa saper gestire la transizione ecologica", ha spiegato, indicando tra le priorità l'ammodernamento delle infrastrutture sostenibili, l'elettrificazione delle banchine, l'utilizzo di mezzi di servizio a emissioni zero e la riduzione dei tempi di permanenza delle navi negli scali, fattore chiave per la competitività dei porti italiani rispetto a quelli del Nord Africa e del Medio Oriente.
Per Antonella Cascella, presidente dell'Ordine degli Ingegneri Bat, la sostenibilità non è più una scelta opzionale, ma una responsabilità imprescindibile. "I porti devono diventare sistemi integrati in cui innovazione tecnologica, riduzione delle emissioni e tutela degli ecosistemi marini si coniughino con qualità della vita delle comunità locali".
Il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Angelo Domenico Perrini, ha osservato che l'Italia, circondata per tre quarti dal mare, vede transitare oltre la metà delle merci nei propri porti. "In un contesto geopolitico instabile - ha ricordato Pertini - la centralità delle infrastrutture portuali non è un dato teorico ma una questione di sicurezza nazionale. Il porto del futuro è una piattaforma in cui energia, logistica e digitalizzazione convergono. Su questa frontiera servono gli ingegneri".
In una visione più territoriale, Nicola Rutigliano, consigliere regionale, ha raccontato come nella provincia Bat la portualità dialoghi su due fronti: quello dei porti commerciali, come Barletta, con ingenti investimenti pubblici, e quello della portualità turistica, elemento strategico per l'economia locale. Rutigliano ha rimarcato che circa un miliardo di euro è stato discusso nel corso del convegno per sostenere transizione ecologica e integrazione con il territorio.
Dal punto di vista istituzionale, Francesco Mastro, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale Mare Adriatico Meridionale, ha dichiarato che la Puglia si distingue a livello nazionale per rapidità nell'adozione di strumenti fondamentali alla governabilità e allo sviluppo sostenibile dei propri scali, con azioni concrete di riqualificazione e pulizia delle infrastrutture portuali.
L'iniziativa di Barletta ha confermato come la discussione sui porti verdi sia ormai al centro delle strategie nazionali, affermando con forza che il futuro delle infrastrutture marittime italiane passa attraverso scelte tecniche, politiche e professionali orientate alla sostenibilità e all'innovazione.
La rilevanza dell'evento è stata confermata dalla grande attenzione istituzionale: i ministri Gilberto Pichetto Fratin, titolare del dicastero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, hanno inviato videomessaggi in cui hanno ribadito il ruolo strategico dei porti per l'Italia, sia come infrastrutture economiche che come leve di competitività internazionale e sostenibilità ambientale.
Il ministro Pichetto Fratin ha affermato che "il tema della portualità è essenziale per l'Italia", richiamando il ruolo strategico dei porti nel commercio internazionale: l'Italia è infatti "il quarto Paese esportatore al mondo" ha specificato il ministro, evidenziando come il Governo sia impegnato a rafforzare il ruolo dei porti, rendendoli sempre più efficienti e al contempo sostenibili dal punto di vista ambientale. Il ministro Musumeci ha invece evidenziato che la transizione ecologica dei porti italiani non è solo una questione ambientale, ma anche una leva di competitività nel Mediterraneo. "Essere competitivi significa saper gestire la transizione ecologica", ha spiegato, indicando tra le priorità l'ammodernamento delle infrastrutture sostenibili, l'elettrificazione delle banchine, l'utilizzo di mezzi di servizio a emissioni zero e la riduzione dei tempi di permanenza delle navi negli scali, fattore chiave per la competitività dei porti italiani rispetto a quelli del Nord Africa e del Medio Oriente.
Per Antonella Cascella, presidente dell'Ordine degli Ingegneri Bat, la sostenibilità non è più una scelta opzionale, ma una responsabilità imprescindibile. "I porti devono diventare sistemi integrati in cui innovazione tecnologica, riduzione delle emissioni e tutela degli ecosistemi marini si coniughino con qualità della vita delle comunità locali".
Il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Angelo Domenico Perrini, ha osservato che l'Italia, circondata per tre quarti dal mare, vede transitare oltre la metà delle merci nei propri porti. "In un contesto geopolitico instabile - ha ricordato Pertini - la centralità delle infrastrutture portuali non è un dato teorico ma una questione di sicurezza nazionale. Il porto del futuro è una piattaforma in cui energia, logistica e digitalizzazione convergono. Su questa frontiera servono gli ingegneri".
In una visione più territoriale, Nicola Rutigliano, consigliere regionale, ha raccontato come nella provincia Bat la portualità dialoghi su due fronti: quello dei porti commerciali, come Barletta, con ingenti investimenti pubblici, e quello della portualità turistica, elemento strategico per l'economia locale. Rutigliano ha rimarcato che circa un miliardo di euro è stato discusso nel corso del convegno per sostenere transizione ecologica e integrazione con il territorio.
Dal punto di vista istituzionale, Francesco Mastro, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale Mare Adriatico Meridionale, ha dichiarato che la Puglia si distingue a livello nazionale per rapidità nell'adozione di strumenti fondamentali alla governabilità e allo sviluppo sostenibile dei propri scali, con azioni concrete di riqualificazione e pulizia delle infrastrutture portuali.
L'iniziativa di Barletta ha confermato come la discussione sui porti verdi sia ormai al centro delle strategie nazionali, affermando con forza che il futuro delle infrastrutture marittime italiane passa attraverso scelte tecniche, politiche e professionali orientate alla sostenibilità e all'innovazione.
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