Presentazione allestimento De Nittis
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Giuseppe De Nittis, “Lungo l’Ofanto” e l’ecologia figurativa

Una riflessione del professor Giuseppe Lagrasta nel 179° anniversario della nascita dell'impressionista barlettano

Giuseppe De Nittis, "Lungo l'Ofanto" e l'ecologia figurativa

di Giuseppe Lagrasta, Presidente del Comitato della Società Italiana Dante Alighieri di Barletta, con questa nota critica, ricorda l'opera di Giuseppe De Nittis, "Lungo l'Ofanto" a 155 anni dalla sua composizione mentre il 25 febbraio 2025 ricorrono i 179 anni dalla nascita del pittore barlettano.


Giuseppe De Nittis, pittore di grande rilievo dell'Ottocento italiano ed europeo, nell'opera "Lungo l'Ofanto" del 1870, descrive un ambiente naturale di efficace sensibilità, evidenziando il paesaggio naturale e lo spirito della vita interiore che l'osservatore vive, nel fruirne l'estrema bellezza. La tavolozza di un grande visionario pone in risalto, i luoghi della memoria dell'infanzia e dell'adolescenza dove, il pittore barlettano dipinge la natura e ne distende i suoi colori, i suoi amori e i suoi profumi che un artista sogna, immagina e declina con i suoi orizzonti colorati.

La natura ofantina: un corso d'acqua, filari e filari, una strada sterrata, alberi e alberi e sull'orizzonte un cielo di nuvole, un alfabeto di colori che nutre gli angeli celesti e il respiro dimenticato delle pietre. E' un'opera, "Lungo il fiume", di Giuseppe De Nittis, che pone al centro, una figura di donna, un'ombra misteriosa, che si scorge in lontananza, quasi, a metà del percorso della strada sterrata, fino a quando, l'ultima chioma d'albero, s'incontra con l'anima degli orizzonti.

L'intensità emotiva che colpisce l'osservatore, possiede una profondità che apre ad una riflessione: la passeggiata solitaria di una donna, e il suo silenzio verso la natura mentre invoca, forse, una festa per gli alberi, per i fiumi e per l'acqua, una festa, prima del temporale, mentre gli animali che abitano il bosco, nascosti, desiderano l'arrivo della pioggia bonificante. Mentre l'artista, apre alla dimensione dell'attesa: la donna abita e percorre la strada sterrata, e un senso di stupore percuote il silenzio, mentre le voci della natura, stridono nell'aria. Come la donna, anche gli altri abitatori del bosco e delle forre, sono in attesa di un evento, non solo dell'arrivo della pioggia, ma anche di un canto di primavera, di un sorriso d'albero, di un'onda alta del fiume.

Il linguaggio espressivo e poetico che emerge dall'opera "Lungo l'Ofanto" consente di costruire una mappa relativa all'ecologia figurativa di Giuseppe De Nittis, che si alimenta di un paesaggio ecologico denso di significati, di luce e di alfabeti della natura. Pittore che racconta un'ecologia figurativa, interiore, e rende l'artista barlettano, un grande autore di racconti naturali e paesaggi umani, ancora incontaminati, che emergono quando osserviamo "L'Ofantino", (Collezione privata); "Sulle rive dell'Ofanto", (Galleria Nazionale Arte Moderna, Firenze); "Paesaggio Ofantino", (Palazzo del Monte di Pietà, Padova); "Sull'Ofanto", (Pinacoteca di Bari, Corrado Giaquinto); in pieno Ottocento, il pittore barlettano disegna una mappa dell'ecologia figurativa, efficace e illuminante, dove il colore domina in modo coinvolgente e, nel caso dell'opera "Lungo l'Ofanto", il colore raccoglie il desiderio dell'anima di chi ama passeggiare nella natura, che si immerge fra le nuvole, che nuota nei colori del paesaggio, che sceglie di sostare in piena aria, che osserva il linguaggio delle forre e delle gore ofantine, ma soprattutto, è cosciente di vivere, in attesa di un evento, di una catarsi, di un movimento, dell'arrivo della salvifica pioggia. L'ecologia figurativa, si occupa di declinare l'intelligenza visiva e la grammatica interiore dell'artista con la descrizione ideativa che promana la tavolozza dei colori utilizzata per significare la natura e il paesaggio umano.

Il motivo essenziale declinato dall'ecologia figurativa lo ritroviamo nell'opera "Lungo l'Ofanto" di Giuseppe De Nittis, e riguarda la rete di significati dell'attesa; attesa, come sentimento umano e che si vive, profondamente in gioventù e che caratterizza la profondità degli orizzonti in rapporto allo spaziotempo vissuto in riva ad un fiume; una prospettiva di sfumature e meraviglia, partecipata da un canto poetico, che racconta le voci della solitudine, oppure il desiderio di cambiamento, anche e soprattutto riflettendo durante una passeggiata riflessiva sul fiume, e l'immersione nel cuore della natura.

La natura, l'alfabeto dei colori, la tavolozza giovanile denittisiana, il movimento esistenziale dell'attesa in età giovanile, desiderosa di cambiamenti, un'anima che ha un rapporto fraterno con la natura. Ecologia figurativa, per raccontare il rapporto dell'artista con la natura, con lo spaziotempo, con le parole e le cose del paesaggio, con l'eccellente significazione dell'uso della cartellina dei cinque sensi, e del piacere di scorgere, nel paesaggio naturale, la presenza di una sorpresa, di un'attesa, celeste e ancestrale, di un viaggio catartico e formativo. Giuseppe de Niìttis, con le sue opere dedicate al Fiume Ofanto, ci consente di costruire una progettualità educativa intrecciata all'educazione ecologica e all'educazione alla natura e al paesaggio attraverso l'ecologia figurativa, strumenti didattici per la formazione alla bellezza.
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