Giuseppe De Nittis nella ricostruzione di Clara Esposito
Giuseppe De Nittis nella ricostruzione di Clara Esposito
La città

Giuseppe De Nittis, Autointervista immaginaria

Autoritratto d’artista con le parole, di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista.

Saint Germain-en-Laye, 1883-1884. Giuseppe De Nittis, attraversa un periodo in cui sente il bisogno di vivere in solitudine e di fare una pausa riflessiva sul suo lavoro pittorico e soprattutto per assicurarsi sul suo stato di salute. Il prof. Giuseppe Lagrasta ha immaginato che il pittore, in un momento di magica creatività, potesse autointervistarsi per riflettersi, abitarsi e raccontarsi. Giuseppe Denittis scrive e dipinge, sogna, immagina, prende appunti e ritorna a dipingere. Ma poi giunge il momento in cui la sua mente chiede una pausa. Dopo la sua opera pittorica, "Autoritratto" (1883, circa), un vero capolavoro, lo scrittore barlettano immagina che il pittore senta il bisogno di prendere carta e penna e di descriversi attraverso una autointervista. Pubblichiamo la prima parte.

Autointervista
Come va, grande pittore dei colori e della luce, come va! Possiamo fermarci, fare una pausa. Così dialoghiamo per conoscerci meglio, per instaurare un rapporto più profondo. Cosa ne pensi?

Denittis: Certo, certo. Volentieri! Farò una pausa e stare in compagnia, credo, mi farà bene. Ma di cosa vorresti parlare?

Scegli tu l'argomento da cui partire!

Denittis: Ripensandoci. Vorrei riflettere sulla mia vita immaginaria, sulla mia fantasia. Sul rapporto che ho stabilito con le parole e le immagini. Quand'ero ragazzo avevo tanti desideri e tanti sogni. Erano illusioni, certo, ma sognavo per combattere contro le condizioni in cui vivevo, la scuola, l'ambiente, i familiari.

Cosa immaginavi, quand'eri ragazzo. Come trascorrevi le tue giornate?

Denittis: Insomma, mi piaceva molto giocare all'aria aperta, e immaginavo di nuotare nell'Ofanto, di correre con i cani per terre selvagge, immaginavo di ritrovare mia madre e fare tanti discorsi, di giocare con lei,
di farmi abbracciare, accarezzare, per non dimenticare mai più il suo profumo.

Non hai mai avuto timore di nuotare nell'Ofanto. Non sapevi della pericolosità delle sue acque?

Denittis: Si, ero al corrente della pericolosità del fiume, ma io ho amato il pericolo che ho vissuto anche sul mare, rischiando anche di annegare, come ho descritto, attentamente nelle pagine del "Taccuino" (1870-1884).

Si, conosco quella tua avventura. Ma dimmi, se sei soddisfatto della vita che fai. Se senti delle mancanze. Se tutto gira in tondo come tu vorresti.

Denittis: Insomma, insomma. Sì, sono soddisfatto, ma non del tutto. Perché? Spreco tante energie nell'ideare, nel progettare, nel costruire ipotesi per poi poterle realizzare. Il momento dell'ideazione, per me è essenziale.

E quali strategie metti in campo?

Denittis: Soprattutto studio e ricerca. Poi le strategie del dialogo e dell'incontro. Invito a casa gli amici che hanno le mie stesse affinità elettive, e poi, discutiamo e riflettiamo sulle cose, sugli eventi, su Parigi, su Londra, sulla vita, sulla pittura. E durante gli incontri mi confronto sui temi dell'arte, sulle esperienze creative intrecciate ad altre forme artistiche. Pittura, fotografia e letteratura, per esempio.

Ti piace comunicare, dialogare, confrontarti?

Denittis: Mi piace confrontarmi, conoscere l'interiorità degli altri, i loro punti di vista. Sono uno scrutatore d'anime, invisibile. Ascolto e scrivo nella mia mente le parole che trasformerò in immagini, in figure. Adoro la pittura narrativa.

Sei uno scrutatore d'anime e mi piace il tuo stile. Mi piace la cifra stilistica che emerge quando dipingi la natura e il mondo quotidiano, perché la vita quotidiana è fatta di tanti dettagli, ombre, sfumature. Allora il mio estasiarsi si fa commosso, partecipato, malinconico.

Denittis: Si, mi piace, e mi mette un pò di malinconia quanto tu affermi. Ma sai, la malinconia è un albero motore per la nostalgia e per organizzare il teatro della memoria, tra realtà e finzione, tra gioco e seduzione. Certo, certo! Sono anche malinconico, ma non posso farci niente. Sono l'archeologo del mio passato, della mia memoria, ma ho dentro di me, l'amore di Jacques e poi la mia Titine, non dimentichiamo Titine, il fiato della mia anima, il sangue del mio sangue.

Ma torniamo allo scrutatore d'anime. Mi intriga.

Denittis: Sì, sono uno scrutatore d'anime ma anche un esploratore della realtà. E se vuoi, sono un archeologo vegetale, sono un narratore di nature morte, ma sono anche un archeologo della vita, della dinamica delle emozioni collegate alla vita intima dei colori, del cuore delle persone, dei loro sentimenti; soprattutto, ho fatto sempre attenzione, nel dipingere, alla spiritualità che si nasconde nel Creato. Ecco l'archeologo vegetale, il pittore della memoria vegetale.

Archeologo vegetale e pittore che scandaglia la memoria vegetale, per far emergere una natura viva, forte, colorata, struggente e meravigliosa.

Denittis: Sì, sì, sono un archeologo che raccoglie emozioni vive e sorprendenti, dall'umanità, dalla natura, dalle relazioni esistenti nella vita sociale e quotidiana e le trasformo in proiezioni artistiche, sostenute dalle immagini della vita culturale e sociale e dalla cura per la vita letteraria e fantastica, immaginifica e amorosa.

E il salotto letterario, gli amici e le amiche. Berthe Morisot, per esempio, con le sue figure femminili e con le sue opere sulla maternità.
Denittis: Sì, certo, Berthe Morisot. Bravissima pittrice. Anzi, da approfondire il suo stile e la sua armonia con le figure. E poi, la vita letteraria e il confronto continuo con Emile Zola, Alexandre Dumas figlio, i Fratelli Claretie ed Edmond De Goncourt, Alphonse Daudet, Luis Edmond Duranty. Come vedi, la vita letteraria e il demone della pittura. La scrittura delle emozioni, la narrazione per figure e la maternità della luce, la voce interiore, il mai domato demone clownesco.

Capisco adesso il terreno di germinazione della tua creatività. E il demone?

Denittis: Il demone clownesco è misterioso, beffardo, è silenzioso, invisibile e inesistente, affamato di pensieri e di figure, spesso mi fa venire il mal di testa e mi rende scontroso. Il demone richiede attenzioni continue e nuova linfa. Vive della mia memoria e del mio sangue creativo. Il demone non fa sconti. Devi essere sempre pronto quando ti chiama. Altrimenti perdi il viaggio a cui ti ha destinato. E quando vivi quei viaggi, allora ti rendi conto che senza di lui non potresti vivere, perché è ironico, giocoso, malinconico, veemente, capriccioso. Io so che è innamorato di me e soltanto di me, mi blandisce ed io lo adulo, lo venero, lo adoro.

Intuisco il gioco delle parti tra voi stabilito. E mi interessa conoscere il paesaggio dell'interiorità sia demoniaca che umana. Ne riparliamo con attenzione, facciamo adesso una pausa.
Denittis: D'accordo. Volentieri!
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