Giuseppe De Nittis
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De Nittis segreto, mostra a Palazzo della Marra

Esposte le opere grafiche del pittore barlettano. Intanto i quadri più famosi volano a Parigi

In occasione della mostra "Giuseppe De Nittis. La modernité élégante" organizzata in collaborazione con il Petit Palais di Parigi dal 20 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011, la Pinacoteca di Barletta espone al pubblico le opere grafiche del pittore barlettano, restaurate presso l'Istituto Centrale per la Grafica di Roma e conservate a Barletta. Le 43 incisioni completano la variegata produzione artistica di De Nittis, nota soprattutto per gli splendidi dipinti. La produzione grafica di De Nittis è stata accuratamente studiata da emeriti studiosi, tra cui Carlo Alberto Petrucci (1881-1963) già Direttore della Calcografia Nazionale, Angelo Dragone, studioso della produzione degli incisori italiani e Alberto Petrucci (1888-1969). L'esposizione delle incisioni di Giuseppe De Nittis che la Pinacoteca di Barletta offre al pubblico, propone un aspetto poco conosciuto ma non minore, dell'opera del maestro.

Nel suo percorso artistico pur breve, De Nittis giunse tardi all'incisione, intorno al 1873 quand'era già padrone di tutti i mezzi espressi in capolavori come La strada da Brindisi a Barletta e Che freddo!. Nei fogli delle incisioni troviamo la prodigiosa sicurezza della mano e dell' occhio infallibile, l'eleganza che è la sua cifra espressiva, la squisitezza formale, la sapienza luministica, la maliziosa e tenera penetrazione psicologica che costituiscono il suo intimo pregio e che fanno di questo maestro un artista originale e inconfondibile. Anche con l'acido e con la punta d'acciaio, così come col pennello e col pastello, De Nittis ha fermato mirabilmente volti di donna e volti di città, aspetti fuggevoli e preziosi di un mondo che gli fu caro. Nel lavoro di incisore De Nittis è particolarmente dotato, sensibilmente raffinato nello spirito, una mano formidabile nell'apprendere procedure, tecniche e stili che adatta alla sperimentazione verso tutti i fenomeni che caratterizzavano l'elaborazione artistica del momento.

Il fondo di Barletta, infatti, è un corpus grafico costituito da lavori che svelano un De Nittis ricercatore, uno sperimentatore che analizza e verifica metodicamente tecniche e stili dell'arte come già era avvenuto per il pastello. L'analisi particolareggiata fornita da Petrucci sulla realizzazione delle singole opere divise per tecniche di esecuzione, puntasecca, acquaforte, acquaforte monotipata e monotipo, ripercorre con assoluta chiarezza, anche in assenza di vincoli temporali e stilistici, l'esperienza incisoria, che fin dagli esordi con la puntasecca egli dimostra di padroneggiare, dando vita ad opere interessanti sia sul versante tecnico sia su quello poetico.
De Nittis è un incisore metodico, sottoponendo le lastre, attraverso i passaggi dei diversi stati, ad esiti formali, sempre rivelatori della sensibilità dell'occhio e della mano.

Nei ritratti femminili come Liliale, Gabrielle, Dolce minaccia realizzati scomponendo progressivamente le figure, la ricerca di De Nittis muta verso nuove istanze che di lì a poco andranno a sostituirsi alla poetica dell'impressionismo. Sono le donne della modernità che egli descrive già magnificamente nella pittura, a caratterizzare la maggior parte delle incisioni in mostra; le figure femminili incise a puntasecca o bulino si prestano alle esigenze e alle tecniche più rapide della comunicazione, pur conservando quel carattere di prova, di riflessione interiore, di sperimentazione, di piccolo studio.
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