
Eventi
Dal 2 giugno la mostra storico documentaria “Le madri della Repubblica”
Allestimento in Prefettura, la nota di Michele Grimaldi
Barletta - lunedì 1 giugno 2026
0.55 Comunicato Stampa
In occasione dell'80° anniversario della Repubblica (1946-2026), nata dal referendum istituzionale e dall'elezione dell'Assemblea Costituente, l'U.N.C.I. Unione Nazionale Cavalieri d'Italia - Sezione Provinciale Barletta Andria Trani "Grande Ufficiale Pietro Paolo Mennea" in collaborazione con la Prefettura di Barletta Andria Trani ed il FIOF Fondo Internazionale per la Fotografia, ricorda con una mostra storico documentaria, proposta al Prefetto della Provincia Andria Trani S.E. Flavia Anania e subito fatta propria, un momento cruciale che, oltre a determinare uno stravolgimento dell'assetto dello Stato italiano, segnò le conseguenze di una sofferta conquista. Stiamo parlando della prima volta al voto delle donne e di quelle 21 Pioniere che fecero parte dell'Assemblea Costituente.
La decisione di ammettere le donne al voto venne presa formalmente a poco più di due mesi dalla conclusione del conflitto(Decreto luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23), ma essa era maturata fin dal 1944. Soprattutto i leader dei più importanti partiti di massa, DC e PCI, erano infatti ormai convinti, nonostante le resistenze della base, della necessità di un provvedimento che avrebbe incluso nella dialettica tra cittadini e forze politiche una componente essenziale alla vita del Paese e avrebbe inevitabilmente modificato contenuti e metodi dell'organizzazione del consenso.
Si trattava di un primo passo, ottenuto grazie al ruolo fondamentale svolto da tante donne durante la Resistenza e che avrebbe poi trovato formale riconoscimento nella Costituzione promulgata nel 1948.
Alla vigilia delle prime elezioni in cui anche le donne vennero chiamate ad esprimere il proprio parere, nessuna forza politica poté ignorare quale enorme importanza avrebbe assunto l'elettorato femminile, che, con i suoi 14.610.845 che acquisirono il diritto a recarsi per la prima volta in una cabina elettorale, costituiva circa il 53% del totale.
L'interessantissima esposizione che sarà visitabile presso il Palazzo del Governo in via Cialdini dal 2 giugno e sino a fine anno 2026,ripercorre quei cinque giorni festivi dal 10 marzo al 7 aprile 1946, quando le donne si trovarono di fronte al battesimo del voto, ovvero andarono a deporre per la prima volta la scheda nell'urna. Senza distinzione di censo o di cultura, signore e signorine, operaie e intellettuali erano attanagliate dall'ansia.
Chi confessava che "mi tremavano le mani, le gambe, le braccia", mentre la scrittrice Maria Bellonci riferì di aver avuto "voglia di fuggire quando mi trovai in quella cabina di legno antico con in mano il lapis e la scheda" e la romanziera Anna Banti era ossessionata dal terrore di rendere nullo quel passo.
La partecipazione femminile diede uno schiaffo alla politica e fu altissima, anzi molto più alta che negli altri paesi europei: le votanti furono l'89% delle aventi diritto, ovvero il 52,2 % dell'elettorato, con una differenza irrisoria rispetto agli uomini.
Sui banchi dell'Assemblea costituente sedettero tra i 479 eletti, le prime 21 parlamentari: nove della DC Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Anna Sterpeta Titomanlio; nove del PCI Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi; duedel PSIUP: Bianca Bianchi ed Angelina Livia Merlin ed una dell'Uomo Qualunque Ottavia Penna Buscemi.
Tra queste "Pioniere" sedette anche l'unica donna pugliese, la barlettana Titomanlio Vittoria Anna Sterpeta, eletta nel collegio di Napoli.
Nata nella Città della Disfida in via Canosa al civico 20 alle due e venti del 22 aprile 1899 da Titomanlio Sabino, Ispettore Demaniale residente a Napoli ma a Barletta per lavoro e da De Boffe Carolina, Vittoria visse i suoi primi anni nella Città della Disfida. Tornata a Napoli, dove svolgerà l'attività di maestra elementare e terminerà la sua esistenza a 89 anni il 28 dicembre 1988, viene eletta, in quel collegio, nel 1946 a 47 anni, alla Costituente e poi il 3 giugno 1958 al Parlamento nel gruppo della Democrazia Cristiana sino al 15 maggio 1963. Durante quel mandato è componente della VIII Commissione Istruzione e Belle Arti, della XII Industria e Commercio ed infine della Commissione speciale per l'esame del disegno e delle proposte di legge concernenti provvedimenti per la Città di Napoli.
Durante i suoi mandati fu componente della Commissione speciale per l'esame del disegno e delle proposte di legge concernenti l'Autonomia regionale.
Quindi a 80 anni di distanza, questa mostra documentaria, non solo ha voluto celebrare il conseguimento del diritto al voto acquisito dalle donne, in termini di elettorato attivo e passivo, ma anche colto l'occasione per far conoscere, in maniera approfondita, il lavoro svolto da quelle Pioniere le quali attraverso la promozione di azioni volte a eliminare le diseguaglianze in ambito sociale, lavorativo, politico e culturale, si sono battute per l'uguaglianza formale e sostanziale, il diritto al lavoro, la tutela delle madri lavoratrici e il diritto di famiglia, superando le divisioni ideologiche per portare i diritti delle donne al centro del dibattito.
La decisione di ammettere le donne al voto venne presa formalmente a poco più di due mesi dalla conclusione del conflitto(Decreto luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23), ma essa era maturata fin dal 1944. Soprattutto i leader dei più importanti partiti di massa, DC e PCI, erano infatti ormai convinti, nonostante le resistenze della base, della necessità di un provvedimento che avrebbe incluso nella dialettica tra cittadini e forze politiche una componente essenziale alla vita del Paese e avrebbe inevitabilmente modificato contenuti e metodi dell'organizzazione del consenso.
Si trattava di un primo passo, ottenuto grazie al ruolo fondamentale svolto da tante donne durante la Resistenza e che avrebbe poi trovato formale riconoscimento nella Costituzione promulgata nel 1948.
Alla vigilia delle prime elezioni in cui anche le donne vennero chiamate ad esprimere il proprio parere, nessuna forza politica poté ignorare quale enorme importanza avrebbe assunto l'elettorato femminile, che, con i suoi 14.610.845 che acquisirono il diritto a recarsi per la prima volta in una cabina elettorale, costituiva circa il 53% del totale.
L'interessantissima esposizione che sarà visitabile presso il Palazzo del Governo in via Cialdini dal 2 giugno e sino a fine anno 2026,ripercorre quei cinque giorni festivi dal 10 marzo al 7 aprile 1946, quando le donne si trovarono di fronte al battesimo del voto, ovvero andarono a deporre per la prima volta la scheda nell'urna. Senza distinzione di censo o di cultura, signore e signorine, operaie e intellettuali erano attanagliate dall'ansia.
Chi confessava che "mi tremavano le mani, le gambe, le braccia", mentre la scrittrice Maria Bellonci riferì di aver avuto "voglia di fuggire quando mi trovai in quella cabina di legno antico con in mano il lapis e la scheda" e la romanziera Anna Banti era ossessionata dal terrore di rendere nullo quel passo.
La partecipazione femminile diede uno schiaffo alla politica e fu altissima, anzi molto più alta che negli altri paesi europei: le votanti furono l'89% delle aventi diritto, ovvero il 52,2 % dell'elettorato, con una differenza irrisoria rispetto agli uomini.
Sui banchi dell'Assemblea costituente sedettero tra i 479 eletti, le prime 21 parlamentari: nove della DC Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Anna Sterpeta Titomanlio; nove del PCI Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi; duedel PSIUP: Bianca Bianchi ed Angelina Livia Merlin ed una dell'Uomo Qualunque Ottavia Penna Buscemi.
Tra queste "Pioniere" sedette anche l'unica donna pugliese, la barlettana Titomanlio Vittoria Anna Sterpeta, eletta nel collegio di Napoli.
Nata nella Città della Disfida in via Canosa al civico 20 alle due e venti del 22 aprile 1899 da Titomanlio Sabino, Ispettore Demaniale residente a Napoli ma a Barletta per lavoro e da De Boffe Carolina, Vittoria visse i suoi primi anni nella Città della Disfida. Tornata a Napoli, dove svolgerà l'attività di maestra elementare e terminerà la sua esistenza a 89 anni il 28 dicembre 1988, viene eletta, in quel collegio, nel 1946 a 47 anni, alla Costituente e poi il 3 giugno 1958 al Parlamento nel gruppo della Democrazia Cristiana sino al 15 maggio 1963. Durante quel mandato è componente della VIII Commissione Istruzione e Belle Arti, della XII Industria e Commercio ed infine della Commissione speciale per l'esame del disegno e delle proposte di legge concernenti provvedimenti per la Città di Napoli.
Durante i suoi mandati fu componente della Commissione speciale per l'esame del disegno e delle proposte di legge concernenti l'Autonomia regionale.
Quindi a 80 anni di distanza, questa mostra documentaria, non solo ha voluto celebrare il conseguimento del diritto al voto acquisito dalle donne, in termini di elettorato attivo e passivo, ma anche colto l'occasione per far conoscere, in maniera approfondita, il lavoro svolto da quelle Pioniere le quali attraverso la promozione di azioni volte a eliminare le diseguaglianze in ambito sociale, lavorativo, politico e culturale, si sono battute per l'uguaglianza formale e sostanziale, il diritto al lavoro, la tutela delle madri lavoratrici e il diritto di famiglia, superando le divisioni ideologiche per portare i diritti delle donne al centro del dibattito.
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