
Politica
Cascella e Damato: «Con l'approvazione del Piano Casa la città è in un vicolo cieco»
La nota dei capogruppo di Pd e Lista Emiliano sindaco di Puglia
Barletta - sabato 14 febbraio 2026
12.36 Comunicato Stampa
«Due indizi, anche marginali, possono generare un sospetto; tre fanno una prova. Mettiamoli insieme e forse comprenderemo in quale vicolo cieco è stata condotta la nostra città con l'approvazione del cosiddetto Piano Casa, salutata con grande entusiasmo dal Sindaco Cannito e dal Presidente del Consiglio comunale Lanotte. I due, un tempo su fronti contrapposti — protagonisti sino a poco tempo fa di una guerra senza esclusione di colpi terminata con l'estromissione dalla maggioranza di Lanotte — dal marzo 2025 risultano politicamente riuniti da un patto le cui conseguenze i barlettani stanno già pagando e continueranno a pagare». Così i capogruppo di Pd e Lista Emiliano sindaco di Puglia, Rosa Cascella e Antonello Damato.
«Partiamo dal Presidente del Consiglio comunale. Dopo l'approvazione del provvedimento con 18 voti favorevoli, ha dichiarato: «Finalmente Barletta ha il Piano Casa. Grazie all'assessore Grimaldi e ai Consiglieri del centrodestra barlettano che con caparbietà hanno difeso un provvedimento di buonsenso contro la speculazione politica e l'odio ideologico». Parole che suonano come un esercizio di rovesciamento della realtà. Perché i numeri raccontano altro: 18 voti favorevoli su un provvedimento che incide profondamente sull'assetto urbanistico della città sono il segnale di una maggioranza fragile e divisa e non possono essere raccontati come un trionfo politico. D'altronde, sui provvedimenti urbanistici il centrodestra ha sempre mostrato tutte le sue crepe. Basti dire che l'emendamento della Consigliera di maggioranza Letizia Rana, che escludeva alcuni suoli dalle premialità volumetriche, è stato bocciato. Quello quasi identico presentato dal sindaco — che lascia però aperta la porta a un futuro ripensamento su quei suoli — è passato con appena 17 voti. Le votazioni a geometria variabile certificano una frattura interna che si tenta di nascondere dietro proclami trionfalistici.
Quanto poi al terzo indizio. La questione delle aree B5. La loro cementificazione era stata pubblicamente sconfessata dallo stesso Sindaco in un incontro con la Consulta delle associazioni, tanto da portare al ritiro di una delibera specifica. Oggi quella previsione riappare dentro il Piano Casa approvato. È difficile non parlare di incoerenza di fronte ad una retromarcia che favorisce la speculazione edilizia. Barletta, inoltre, ha il triste primato di essere l'unico Comune ad aver stravolto l'impostazione data dalla Regione. L'unico a non aver approvato il Piano Casa all'unanimità. L'unico ad aver introdotto la monetizzazione degli standard urbanistici, trasformando ciò che dovrebbe essere garantito in termini di servizi e spazi pubblici in una partita contabile. Sono scelte che pesano sul futuro della città. Numeri così risicati e divisioni così evidenti avrebbero dovuto imporre prudenza e ascolto. Invece si è scelto di tirare dritto. Si è preferito liquidare le osservazioni della Consulta delle associazioni e delle opposizioni come incomprensibili o ostruzionistiche, anziché come contributi legittimi nel merito. Infine, un auspicio: la stessa determinazione mostrata nell'approvazione del Piano Casa e nella gestione delle B5 venga finalmente impiegata per la redazione del PUG, l'unico strumento deputato a organizzare in modo armonico lo sviluppo urbanistico della città, garantendo standard e servizi adeguati. Uno strumento che, dopo nove anni di amministrazione di centrodestra, è rimasto volutamente e colpevolmente nel cassetto».
«Partiamo dal Presidente del Consiglio comunale. Dopo l'approvazione del provvedimento con 18 voti favorevoli, ha dichiarato: «Finalmente Barletta ha il Piano Casa. Grazie all'assessore Grimaldi e ai Consiglieri del centrodestra barlettano che con caparbietà hanno difeso un provvedimento di buonsenso contro la speculazione politica e l'odio ideologico». Parole che suonano come un esercizio di rovesciamento della realtà. Perché i numeri raccontano altro: 18 voti favorevoli su un provvedimento che incide profondamente sull'assetto urbanistico della città sono il segnale di una maggioranza fragile e divisa e non possono essere raccontati come un trionfo politico. D'altronde, sui provvedimenti urbanistici il centrodestra ha sempre mostrato tutte le sue crepe. Basti dire che l'emendamento della Consigliera di maggioranza Letizia Rana, che escludeva alcuni suoli dalle premialità volumetriche, è stato bocciato. Quello quasi identico presentato dal sindaco — che lascia però aperta la porta a un futuro ripensamento su quei suoli — è passato con appena 17 voti. Le votazioni a geometria variabile certificano una frattura interna che si tenta di nascondere dietro proclami trionfalistici.
Quanto poi al terzo indizio. La questione delle aree B5. La loro cementificazione era stata pubblicamente sconfessata dallo stesso Sindaco in un incontro con la Consulta delle associazioni, tanto da portare al ritiro di una delibera specifica. Oggi quella previsione riappare dentro il Piano Casa approvato. È difficile non parlare di incoerenza di fronte ad una retromarcia che favorisce la speculazione edilizia. Barletta, inoltre, ha il triste primato di essere l'unico Comune ad aver stravolto l'impostazione data dalla Regione. L'unico a non aver approvato il Piano Casa all'unanimità. L'unico ad aver introdotto la monetizzazione degli standard urbanistici, trasformando ciò che dovrebbe essere garantito in termini di servizi e spazi pubblici in una partita contabile. Sono scelte che pesano sul futuro della città. Numeri così risicati e divisioni così evidenti avrebbero dovuto imporre prudenza e ascolto. Invece si è scelto di tirare dritto. Si è preferito liquidare le osservazioni della Consulta delle associazioni e delle opposizioni come incomprensibili o ostruzionistiche, anziché come contributi legittimi nel merito. Infine, un auspicio: la stessa determinazione mostrata nell'approvazione del Piano Casa e nella gestione delle B5 venga finalmente impiegata per la redazione del PUG, l'unico strumento deputato a organizzare in modo armonico lo sviluppo urbanistico della città, garantendo standard e servizi adeguati. Uno strumento che, dopo nove anni di amministrazione di centrodestra, è rimasto volutamente e colpevolmente nel cassetto».
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