Zona sospesa
Zona sospesa

Piano Urbanistico, che ne sarà della "zona sospesa"?

Interrogativi sollevati dal perito agrario Dargenio

«Ed eccoci nuovamente a declamare, pari pari come nel 2011 (Sindaco Maffei) la convocazione della cittadinanza, le categorie ecc. per dare idee e contributi alla formazione del documento programmatico preliminare del Piano Urbanistico Generale. E allora, ci siamo? Parrebbe, questa, la volta buona! Assistiamo, quindi, nel Teatro Curci e non più nella sala riunioni del Comando Vigili Urbani, come nel 2011, ad un Forum sul nuovo Piano Urbanistico. Qualcuno tra il pubblico, dopo aver sentito tutta la lunga storia del P. U.G. da parte dei tecnici incaricati, interviene. Sullo schermo gigante appare una enorme planimetria della città con le immediate periferie e il tecnico incaricato descrive i vari colori caratterizzanti i cosiddetti "contesti urbani" dai tecnici medesimi approntati, in piena autonomia ma seguendo i dettati della normativa regionale, ovviamente da sottoporre alle osservazioni di chiunque nei prossimi laboratori di discussione. C'è un particolare che nella descrizione del tecnico incaricato mi ha un tantino colpito, ovvero dopo aver nominato con nome e cognome i vari contesti: zona industriale, zona artigianale, porto, coste, città consolidata, centro storico. Ad un certo punto (con toccatina e fuga) dice testualmente: "…poi qui vi è una zona sospesa" e indica, in particolare, un certo quadratino posto al di sotto della biforcazione delle segnate linee ferroviarie Lecce-Bologna e Barletta-Spinazzola.

Ora, (come riportano notizie di stampa) che sia scomparsa Via dei Muratori è evidentemente un fatto, anche processualmente scontato ma che ci sia, come espressamente indicata dal tecnico, seppur velocemente e con evidente imbarazzo, una zona " sospesa" e non, beninteso, zona bianca, questa è una grossa novità che non si era mai sentita e non esiste in diritto urbanistico e per giunta della durata presuntiva di 13 anni ovvero dall'adeguamento del P.R.G. alla Legge 56/80. A seguito dei cosiddetti laboratori (in cui si potranno fare osservazioni e dare contributi) qualcuno, sicuramente più preparato del sottoscritto, sappia che da 45 anni (o da 13 anni cambia poco) nella città di Barletta abbiamo convissuto con una zona dalle ragguardevoli dimensioni che è rimasta "sospesa" e non c'è stato nessun benemerito studioso, urbanista o politico che ne sia accorto, almeno a far data dall' adeguamento del P.R.G. del 2003.

Una domanda sorge spontanea: "Che vuol dire zona sospesa"? Probabilmente lo scopriremo vivendo, ma intanto, prosaicamente, penso che voglia dire: "Né carne, né pesce" e se così fosse, forse è più corretto chiamarla zona bianca e comunque presumo sia stata tenuta "sotto ghiaccio" per 45 anni o negli ultimi 13 anni dai nostri Uffici Comunali, ma per quale scopo? Sembrerebbe un mistero. Se non ci fosse stato questo avvio del P.U.G. il "frigo" degli uffici tecnici del Comune di Barletta avrebbe, presumibilmente e tranquillamente, continuato a funzionare per questa zona e nessuno se ne sarebbe accorto. Non voglio pensare a male ma è curiosa tutta questa situazione di evidente congelamento di una zona che, verosimilmente, dal dimensionamento in planimetria, sommerebbe ad una trentina di ettari circa (300.000 mq) all'interno della cinta urbana come da Piano Regolatore vigente, ma praticamente e urbanisticamente invisibile agli operatori del settore: una zona fantasma che forse c'è e forse non c'è; ovvero materialmente c'è ma tecnicamente non c'è e quindi è " sospesa".

Sono convintissimo che a riguardo non vi è alcun losco retroscena in questa strana vicenda, ma, presumo, quarantacinque anni di insipienza urbanistica nata con il P.R.G. del 1971 e trasfusa nell'adeguamento del 2003 realizzando un vero e proprio circoscritto "papocchio" urbanistico di cui ho le prove documentali. Ora, per quanto punitiva sarà la destinazione futura di questa zona (nell' economia generale del nuovo P.U.G.) per i privati proprietari dei i ricompresi suoli vi dovrebbe essere, normativamente, un congruo sistema perequativo-redistributivo a loro destinato e che dovrebbe finalmente riconoscere dignità a questo contesto urbano mettendo, comunque, definitivamente fuori uso il presunto frigorifero congelatore Comunale del reparto "surgelati". In conclusione conto sulla legittima curiosità che, spero, questo mio intervento giornalistico susciterà in qualche intelligente esperto od operatore che (senza timidezza) volesse approfondire il tema».

[Giuseppe Dargenio, perito agrario]
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