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Il vero significato del Cammino di Santiago: «Non è trekking, ma ricerca del Cielo»
Le considerazioni di Padre Fabio
L'evento si è aperto con la celebrazione della Santa Eucaristia, presieduta dallo stesso don Fabio, ed è proseguito con una lectio sul senso profondo del mettersi in viaggio verso la tomba dell'Apostolo Giacomo. In un'epoca in cui il Cammino di Santiago rischia di trasformarsi in una mera attrazione turistica o in una sfida atletica, la monito di Padre Fabio è stato netto e provocatorio:
«Il pellegrino non è chi si preoccupa di dove mangerà o dove dormirà: queste sono le domande tipiche dei pagani. Il pellegrinaggio non ha nulla a che vedere con il trekking o con l'escursionismo. Il mondo commerciale si fa forte intorno a Santiago, ed è proprio per questo che dobbiamo stare attenti a non smarrirne l'anima.»Per fare chiarezza e guidare chi desidera intraprendere questo percorso con uno spirito profondo, il religioso guanelliano ha tracciato i cinque requisiti fondamentali del "buon pellegrino":
1. La solitudine.
Il cammino va vissuto in solitudine. Non si tratta semplicemente di partire da soli per poi aggregarsi al primo gruppo di passaggio come in una scampagnata: la vera solitudine è lo spazio interiore necessario per ascoltarsi e aprirsi all'inatteso.
2. La sobrietà e il silenzio.
Niente tabacco, niente alcol e un solo pasto frugale al giorno. Il pellegrinaggio è un taglio netto con le nostre dipendenze quotidiane e un esercizio di padronanza della propria "fame", qualunque essa sia. A questo si unisce la disciplina della parola: la tradizione invita a custodire il silenzio dal risveglio fino al tramonto (che a quelle latitudini estive arriva anche alle undici di sera). Un silenzio che non è un'imposizione, ma una scelta consapevole per far spazio alla meditazione.
3. La preparazione spirituale e culturale.
Sfatando un luogo comune, don Fabio ha ricordato che «il camminare fisico non ha nulla a che vedere con la fede: la tradizione ci racconta infatti che i primi pellegrini viaggiavano a cavallo, con un carretto o a dorso d'asino». Ciò che conta è la preparazione interiore, rispondendo alla domanda centrale: «Dove sto andando?».
A questo scopo, il religioso ha suggerito la lettura di testi capaci di orientare l'anima:- Per tutti: Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Un capolavoro che descrive l'unica certezza del protagonista — il Padre — e il suo continuo perdersi nel male per poi ritrovare la strada.
- Per chi vuole approfondire: Il cammino dell'uomo di Martin Buber, in cui si ricorda che la felicità e il senso profondo della vita si trovano esattamente lì dove ci troviamo.
4. Il segreto.
Un'esperienza così profonda si fa per se stessi e per la propria crescita spirituale, non per ostentazione o per raccontarla agli altri. Il vero cammino cambia chi lo percorre dall'interno, senza bisogno di clamori.
5. Un rientro organizzato.
È fondamentale progettare con cura il ritorno alla vita di tutti i giorni ponendosi la domanda cruciale: «E adesso?». Il cammino educa la volontà: dopo un'esperienza del genere si impara a dire molti "no" alle cose superflue, proprio perché sul cammino si è scoperto a cosa vale davvero la pena dire "sì".
L'incontro si è concluso con una riflessione universale sul senso del nostro passare sulla Terra. In fondo, ha ricordato Padre Fabio, ciascuno di noi è in cammino ogni giorno e persegue diverse mete terrene. Ma ciò che il vero pellegrino cerca, passo dopo passo e spogliandosi di ogni zavorra, è la meta per eccellenza: il Cielo.
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